Si può pesare l’anima?

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21 grammi. Questa volta la risposta ve la offro subito: “Ventuno grammi, il peso di cinque nichelini uno sull’altro. Il peso di un colibrì, di una barretta di cioccolato. Quanto valgono ventuno grammi?”. Sono le parole di Sean Penn che, nel pluripremiato film 21 grams, interpreta il matematico Paul Rivers, in punto di morte.

Leggera, impalpabile, eppure così preziosa e capace di conservare un’infinità di contenuti, di pensieri, di tesori e, perché no, anche di peccati. Questa è l’anima. Il soffio di Dio. Un respiro che è fonte ed origine di vita. Nelle primissime righe della Bibbia scorgiamo il soffio di Dio ad accendere la fiamma misteriosa della vita: “Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Genesi 2,7). Senza anima, senza questi 21 impalpabili grammi, siamo soltanto polvere: quella materia inerte alla quale torneremo: “Ricordati, uomo, che polvere sei e in polvere ritornerai”. Qualcosa di così leggero, capace di fare tanta differenza, tra l’essere ed il non essere.

L’idea che l’anima pesi 21 grammi è stata ripresa in svariati libri ed ha ispirato canzoni, dal noto rapper Fedez (21 grammi, dall’album Pop-Hoolista, 2014), passando per il duo hip-hop Duplici (21 grammi, dall’album Schiena contro Schiena, 2006) fino a Rosanna Fratello (Non si pesa in grammi l’anima, 2019). Ma davvero l’anima è mai stata pesata?

L’esperimento che vi descrivo oggi è opera del medico statunitense Duncan MacDougall, che nel 1907 cercò di misurare la massa perduta da un essere umano al momento della morte. Lo studio ebbe una vasta eco sul New York Times e sulla prestigiosa rivista American Medicine. Il dottor MacDougall fece posizionare i letti di alcuni ammalati terminali su accurate bilance di precisione (con un margine di errore di 5,6 grammi). Così, pazienti affetti da tubercolosi, diabete ed altre malattie, vennero pesati un istante prima della morte e… un attimo dopo. L’esperimento fu condotto in maniera estremamente scrupolosa, tenendo conto delle perdite di fluidi corporei e perfino dei gas. Volete sapere il risultato? Le bilance registrarono una differenza di peso, tra la vita e la morte, di circa 21 grammi! È questa, secondo MacDougall, la massa dell’anima nel momento in cui lascia le nostre spoglie mortali per migrare verso l’infinito. Sorpresi? Spero di sì.

Nelle prossime, entusiasmanti puntate di “Sorprendersi con Dio” cercheremo di seguire ancora il cammino dell’anima, sempre con lo sguardo sospeso tra scienza e fede. Non perdete di vista queste pagine, mi raccomando!

Alessandro Ginotta

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Questo articolo è stato pubblicato su “Il Corriere della Valle” n. 13 del 31 marzo 2022

Si può pesare l’anima? Sorprendersi con Dio, Alessandro Ginotta, Corriere della Valle

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