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Se Dio fosse un orologiaio?

Sorprendersi con Dio, episodio n. 2 - Se Dio fosse un orologiaio? - Alessandro Ginotta

Non fatelo a casa! L’esperimento che tenteremo nella seconda puntata di “Sorprendersi con Dio” potrebbe essere rischioso (più che altro per il vostro orologio). Molti bambini hanno una propensione innata nello smontare le cose. Ricordo ancora la prima volta in cui mi trovai a tu per tu con un orologio aperto. Avevo cinque anni. All’epoca i modelli da polso erano ancora tutti meccanici, con un sacco di ingranaggi luccicanti e qualche molla dispettosa. E così, decisi di provare a capire quale imperscrutabile segreto governasse il movimento delle lancette. Vi lascio immaginare che cosa accadde dopo. Ogni volta che ripenso a quell’incastro perfetto di ruote dentate, che si muovevano (almeno finché non ci misi le mani io) spinte da un bilanciere, ritrovo lo sguardo affascinato e rapito che allora mi spuntò in viso.

Con questo aneddoto mi piace introdurre quella che si chiama “analogia dell’orologio”. Un enunciato reso famoso dal filosofo e teologo inglese William Paley nel 1802, ma con il quale si cimentarono studiosi del calibro di Voltaire, Laplace, Boyle, Cartesio e perfino Cicerone che, ancor prima dell’invenzione dell’orologio meccanico, scriveva: «se ti capita di osservare una meridiana od una clessidra ad acqua, comprendi subito che l’indicazione dell’ora è dovuta all’arte del costruttore e non al caso». Il concetto è proprio questo: l’esistenza di un meccanismo tanto complesso e perfetto, come quello che permette ad un orologio di funzionare, non può che suggerirci l’esistenza di un orologiaio che l’ha costruito. La perfezione delle orbite di pianeti e galassie nell’universo, e, perché no, della molecola di DNA che abbiamo studiato nella puntata precedente, ci suggeriscono l’esistenza del Creatore. Sono l’impronta di Dio. 

La doppia elica del DNA è una struttura estremamente complessa: pensate che il cromosoma più corto nell’uomo, è composto da 3 miliardi di atomi; mentre il più lungo ne conta 16 miliardi e mezzo. Quante probabilità ci sono che una simile struttura si sia assemblata casualmente? Il biologo Frank Salisbury, della Divisione di Ricerca Biomedica e Ambientale dello Utah, ha provato a calcolarle ed il risultato è sorprendente: sono 1 su 10^415, vale a dire 1 seguito da 415 zeri. Un numero tanto piccolo, che stentiamo quasi ad immaginare. Un numero che, di per sé, ci parla di un miracolo. Un numero che, sulle nostre calcolatrici, restituirebbe zero. Ma non su quella di Dio.

Com’è nata la vita nell’universo? Se volete cercare insieme a me una risposta, non perdete la prossima, appassionante puntata di Sorprendersi con Dio”.

Alessandro Ginotta

L’articolo è stato pubblicato sul Corriere della Valle, n. 8, del 24 febbraio 2022

Sorprendersi con Dio, episodio n. 2 – Se Dio fosse un orologiaio? – Alessandro Ginotta

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