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L’anima? Esiste ed è immortale. Parola di fisico!

L’anima? Esiste ed è immortale. Parola di fisico!

Nella puntata precedente di “Sorprendersi con Dio” ci siamo soffermati sulla Sindone ed abbiamo visto come la figura di Cristo potrebbe essere stata disegnata da una intensa luce sprigionatasi nell’istante della Risurrezione (se ti sei perso l’ultimo numero del Corriere corri a cercarlo, perché davvero vale la pena di approfondire). D’altra parte, Dio è luce (cfr. Gv 1,1-18). Ecco un punto di contatto tra trascendente ed immanente: il Dio-con-noi, fattosi uomo, risorgendo è tornato luce.

Da sempre la luce è sinonimo di vita, gioia, nascita, energia. A ben studiarla, scopriamo che non solo è splendente, ma addirittura “sorprendente”. Da Pitagora a Galileo, per secoli abbiamo calcolato riflessioni e rifrazioni dei suoi raggi. Poi, arrivò Einstein che, nel 1921, vinse il Premio Nobel per aver spiegato l’effetto fotoelettrico. Scoprimmo così che la luce è qualcosa con due vite: si comporta come un’onda elettromagnetica continua, ma anche come un insieme di particelle separate. Einstein dimostrò che i raggi luminosi sono in realtà dei “treni” composti da “vagoni” distinti, ciascuno dei quali “trasporta” una “quantità fissa” (un “quanto”) di energia: il fotone. Due nature in una. Non è curioso che proprio Gesù, che è contemporaneamente vero Dio e vero uomo, abbia scelto di farsi luce che è, allo stesso tempo, onda e particella?       

Ma veniamo a Sir Roger Penrose che nel 2020, all’età di 90 anni, si è aggiudicato il Premio Nobel per la fisica con i suoi studi sui buchi neri. Qualche anno prima, Penrose, insieme al medico anestesista statunitense Stuart Hameroff, applicando la meccanica quantistica, elaborò una teoria che parrebbe suggerire non solo l’esistenza dell’anima, ma addirittura la sua immortalità!

Secondo Penrose e Hameroff, i nostri ricordi verrebbero memorizzati in piccolissime strutture, definite “microtubuli”, alloggiate all’interno dei neuroni. Le dimensioni di questi magazzini di memoria sarebbero così piccole, da fare entrare in gioco le leggi della meccanica quantistica. Ma la sorpresa non è tutta qui, perché i due scienziati suggeriscono che questa raccolta delle nostre esperienze sia immortale: quando il nostro cuore cesserà di battere, i microtubuli perderanno il loro stato quantico ed il patrimonio di conoscenza e coscienza verrà “restituito” all’universo, sotto forma di energia, capace di conservare indefinitamente le informazioni immagazzinate. Una teoria piuttosto affascinante, che arriva addirittura a spiegare i fenomeni di premorte. Vuoi saperne di più? Non perdere la prossima, entusiasmante puntata!

Alessandro Ginotta

L'articolo è stato pubblicato sul numero  15 del Corriere della Valle, 14 aprile 2022
L’articolo è stato pubblicato sul numero 15 del Corriere della Valle, 14 aprile 2022

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