Scoprire l’impronta di Dio

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Hai mai osservato da vicino un dito? Sì, un dito. Guardalo bene, perché potresti scoprire Dio. Come fare? Ci serviranno un polpastrello ed un pennarello a punta fine. Li hai entrambi sottomano? Bene. Ora cerca di tracciare il puntino più piccolo che riesci, sulla punta del dito. Piccolo, mi raccomando! Per quanto minuscolo, con questo segno hai colorato qualcosa come un migliaio di cellule. Il viaggio alla ricerca di Dio inizia qui.

E qui, cara lettrice, caro lettore, inizia anche l’appuntamento settimanale di Sorprendersi con Dio, la nuova rubrica che ci accompagnerà ad allargare lo sguardo oltre quell’orizzonte infinito, che rappresenta il confine della nostra anima. Insieme impareremo a scoprire l’impronta di Dio, partendo dalla perfezione dell’infinitamente piccolo; ci lasceremo rapire dal fascino di nebulose e galassie; ci immergeremo nella bellezza di alcuni tra i dipinti più famosi, conservati nei musei di tutto il mondo. Ci renderemo conto di quanto sia vicino il Signore, che abita in una pennellata, in una particella, come nella luce di una stella, fuori e dentro di noi. Sempre. In ogni luogo.

Partiamo allora da quel puntino che abbiamo disegnato sul nostro dito: lì, in quello spazio minuscolo, possiamo contare 23 mila (!) filamenti di DNA, ciascuno dei quali può arrivare a contenere miliardi di atomi. Interminabili catene composte da molecole, allineate alla perfezione in una doppia elica che si avvolge a spirale. Qualcosa di tanto piccolo, che stentiamo quasi ad immaginare. Eppure, contemporaneamente molto grande, perché non solo il numero di atomi coinvolti è esorbitante, ma a sorprenderci è la lunghezza di queste spirali sottili che, se “stirate”, arriverebbero a misurare circa 5 centimetri l’una. Se riuscissimo a srotolare tutto il DNA che si trova nel corpo di un solo uomo, otterremmo una catena lunga (2×10)^14 metri: ben 34 volte la distanza tra il sole e Plutone. Sembra incredibile, vero? Tanto è “lungo” il patrimonio di informazioni che ciascuno di noi si porta dentro: dal colore degli occhi e dei capelli, all’altezza, aspetti del carattere, predisposizioni…

Ma ora riflettiamo un istante: quante probabilità ci sono che qualcosa di tanto perfetto, tanto grande, tanto capace di stipare dati, proteggerli e replicarli, sia semplicemente il frutto del caso? O forse proprio qui, nell’affascinante molecola, che regola la complessità del genere umano, potremo riconoscere l’impronta di Dio? Lo scopriremo la prossima puntata!

Alessandro Ginotta

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Qui l’articolo originale uscito su “Il Corriere della Valle”
Rubrica
Rubrica “Sorprendersi con Dio” – n.1 – Il Corriere della Valle – 17 febbraio 2022 – A cura di Alessandro Ginotta

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