La macchina che serviva (anche) per parlare con Dio

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Se ti dicessi che esisteva (e forse esiste ancora) una sorta di “ricetrasmittente”, capace di metterci in comunicazione con Dio, ti sorprenderebbe? Parliamo dell’Arca dell’Alleanza: il manufatto che conteneva le Tavole della Legge date da Dio a Mosè sul monte Sinai. Doveva essere bellissima. Facciamo un esperimento? Dopo aver letto queste righe, fermati un attimo, chiudi gli occhi e prova ad immaginarla. Partiamo dall’alto, dall’oro sfavillante dei due cherubini che si guardano uno di fronte all’altro, le ali spiegate, protese a sfiorarsi senza toccarsi. Ascolta le tue sensazioni mentre li guardi stagliarsi, maestosamente ma delicatamente, dalla base d’oro massiccio, che funge da coperchio. Il contenitore vero e proprio è una cassa: lunga 125 centimetri, larga 75 ed alta 75. Le pareti, realizzate in legno di setim (un’essenza molto profumata e pregiata), sono rivestite dentro e fuori, da lamine d’oro. Sui fianchi, quattro robusti anelli, anch’essi d’oro massiccio. Servivano per infilare due lunghe aste in legno, utilizzate per il trasporto dell’Arca. Sì, perché nessuno, tranne Mosè, poteva avvicinarsi.

Leggiamo nella Bibbia che, quando venne portata a Gerusalemme, un uomo la toccò e cadde morto sul posto (2Samuele 6,1-8, 1Cronache 13,9-10). In seguito, l’Arca venne trafugata dai Filistei, che… poco dopo, decisero di restituirla con tante scuse (unitamente ad un volontario risarcimento in sculture d’oro). Si erano accorti, a loro spese, che chiunque l’avesse toccata o le fosse anche solo rimasto troppo vicino, si sarebbe prima ammalato e poi morto.

Eccola qui l’Arca. Tanto bella e splendente, da trattare con rispetto e riverenza, proprio come l’Antico Testamento descriveva Dio. In effetti l’Arca rappresenta il simbolo terreno della presenza di Dio. Il Dio-con-noi che ha promesso di camminare insieme al suo popolo verso la Palestina e che, per 40 anni, marcerà in testa alla colonna. Per il viaggio l’Arca veniva avvolta in pelle di tasso, ricoperta, a sua volta, da un telo di stoffa color turchino (Numeri 4,6). Quando la carovana si fermava, essa veniva collocata al riparo di un’apposita tenda, chiamata “del Convegno”. Perché lì veniva Mosè per parlare a tu per tu con Dio: “Quando entrava, udiva la voce che gli parlava dall’alto del coperchio che è sull’Arca fra i due cherubini; il Signore gli parlava” (Numeri 7,89). Ti affascina l’argomento? Non perdere il prossimo numero del Corriere della Valle, perché continueremo a seguire l’Arca e scopriremo come, attraverso di essa, Mosè (ma non solo lui) potesse dialogare con Dio.

Alessandro Ginotta

L’articolo di oggi è uscito su “Il Corriere della Valle” n. 19 del 12 maggio 2022
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