• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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Dio non rinuncia a nessuno

Dio non rinuncia a nessuno

«Avrebbe bisogno di te». Poi qualcuno pronuncia un nome e tu senti il cuore contrarsi: proprio quella persona, quella per cui avevi trovato tempo anche quando non ne avevi, quella che non si era accorta della tua stanchezza o che, nel momento in cui avresti avuto bisogno di una mano, aveva lasciato vuota la tua. Vorresti essere generoso, ma dentro ti sale una domanda che quasi ti vergogni di confessare: e di me, chi si prende cura? Rimani lì, diviso tra il desiderio di esserci e la paura di ritrovarti solo con un altro pezzo di cuore da raccogliere. Ci sono nomi che, prima di arrivare alle labbra, attraversano una ferita. Dio conosce quel passaggio, e proprio lì desidera incontrarti, dove amare ti costa e vorresti che qualcuno si accorgesse anche di te.

Il mio (in)solito commento a: «Non sarà dato alcun segno a questa generazione, se non il segno di Giona» (Luca 11,29-32).

Giona sale su una nave perché Dio gli ha chiesto di raggiungere Ninive, una città nemica, abitata da persone alle quali avrebbe volentieri risparmiato la propria voce. La chiamata lo spinge verso di loro; lui prende il mare nella direzione opposta, come facciamo noi quando troviamo il tempo per tutto, mentre quella conversazione rimane sospesa e quel nome continua a farci male.

Possiamo allontanarci moltissimo anche restando nella stessa stanza, ogni volta che smettiamo di ascoltare perché siamo convinti di sapere già tutto dell’altro.

Giona, però, fugge anche da una possibilità che gli brucia dentro: conosce la misericordia di Dio e teme che Ninive si converta, venga perdonata, possa ricominciare. Gli costa accettare che quelle persone abbiano ancora un futuro. E questa fatica ci somiglia, quando abbiamo sofferto tanto da desiderare che almeno il nostro dolore venga riconosciuto, mentre il bene che potrebbe accadere all’altro ci sembra quasi un torto ulteriore.

Dio vede quella ferita, insieme alla persona che l’ha provocata. Tiene aperta una possibilità per entrambi, anche quando noi riusciamo appena a sopportarlo. La misericordia vede un futuro anche nelle persone che il dolore ci fa coniugare soltanto al passato.

Attorno a Gesù, intanto, la folla chiede un segno. Una prova, una certezza, qualcosa che renda finalmente sicuro il passo della fede. Quanto desideriamo anche noi una garanzia, soprattutto quando fidarci ci è costato caro. Gesù indica Giona: gli abitanti di Ninive ascoltarono la sua predicazione e cambiarono vita. Ricorda la regina del Sud, che affrontò un lungo viaggio per ascoltare la sapienza di Salomone. Ci fu qualcuno disposto a lasciarsi raggiungere, a mettere in movimento la propria vita.

Ora, davanti alla folla, c’è Lui, più grande di Giona e di Salomone. Dio si è fatto vicino, e la sua presenza ci chiede di aprire il cuore a un amore capace di cambiare anche ciò che credevamo definitivo.

Forse la tua Ninive ha il volto di un familiare con cui ogni parola diventa una fatica, di un collega dal quale ormai ti aspetti soltanto delusioni, di qualcuno che hai rinchiuso per sempre nell’ultimo errore che ha commesso. Oppure abita dentro di te, in quella parte della tua storia sulla quale torni continuamente a pronunciare una condanna. Perché qualche volta siamo noi quella persona per cui nessuno dovrebbe più perdere tempo. Almeno così ci raccontiamo, quando la vergogna parla più forte della speranza. Eppure tu sei ancora qualcuno a cui Dio desidera affidare il bene.

Dio torna a chiamare Giona, proprio lui, il profeta che è fuggito. Gli affida ancora la sua parola, gli restituisce un compito e, insieme, un domani. La misericordia raggiunge Ninive e cerca Giona: c’è speranza per chi deve cambiare vita e per chi ha perso il coraggio di credere che questo sia possibile.

Lascia che questa speranza raggiunga anche te. Oggi potrebbe cominciare da una storia ascoltata fino in fondo, da un tentativo sincero finalmente riconosciuto, dalle scuse che trovi il coraggio di chiedere. Oppure dalla preghiera in cui riesci, per la prima volta, a portare quel nome insieme al tuo dolore: «Signore, prenditi cura di ciò che mi fa male e aiutami a riconoscere il bene ancora possibile». Resta un momento con Lui. Prima di cercare la forza per raggiungere qualcuno, concediti di essere raggiunto. Anche il tuo cuore stanco ha bisogno di misericordia, e può riceverla proprio mentre teme di non averne più da offrire #Santanotte

Alessandro Ginotta

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