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La festa comincia anche da te

La festa comincia anche da te

Ci sono giorni in cui ti sembra di essere rimasto fuori dalla vita degli altri, perché nessuno ti cerca, il tuo impegno passa inosservato e perfino a casa fai fatica a trovare qualcuno che ti ascolti fino in fondo. Continui a occuparti di tutto, mentre dentro cresce una domanda che quasi ti vergogni di pronunciare: «C’è ancora un posto per me?». Il Vangelo di oggi viene a cercarti proprio lì, dove hai imparato a nascondere il bisogno di sentirti accolto.

Il mio (in)solito commento a: Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze (Matteo 22,1-14)

Un re prepara le nozze di suo figlio e desidera condividere quella gioia, ma gli invitati hanno altro da fare: un campo da seguire, un affare da concludere, qualcosa che sembra più urgente della festa. E mentre ciascuno continua a occuparsi delle proprie cose, i posti rimangono vuoti e l’amore preparato per loro resta in attesa.

Ci somigliano, questi invitati, soprattutto quando attraversiamo le giornate con la sensazione di essere sempre in ritardo. Rimandiamo una visita, mangiamo insieme senza incontrarci davvero, ascoltiamo a metà chi ci racconta una preoccupazione, perché la mente è già impegnata nel compito successivo. Pensiamo che recupereremo domani, quando saremo meno stanchi, e intanto una carezza resta nella mano, una confidenza viene trattenuta, qualcuno rinuncia a cercarci perché teme di disturbarci.

A forza di trovare tempo per tutto, possiamo lasciare senza tempo proprio ciò che ci fa vivere.

Dio ci invita dentro questa distrazione, raggiungendo anche la parte di noi che sorride poco, che si sente inadeguata o che da troppo tempo conosce soltanto il linguaggio del dovere. Desidera la nostra presenza, quella che possiamo offrirgli oggi, con la stanchezza che abbiamo e le domande alle quali non sappiamo rispondere. La parabola contiene anche violenza, distruzione e giudizio: parole che ci urtano e che sarebbe facile cancellare per rendere il racconto più rassicurante. Ci mettono davanti alla serietà del male e del rifiuto, senza autorizzarci a giustificare la violenza in nome di Dio. Ma la festa non viene abbandonata: il re manda ancora i servi lungo le strade, là dove le persone passano, si incrociano, cercano una direzione. Ed è qui che arriva l’ordine capace di cambiare il respiro del racconto: chiamate tutti quelli che troverete.

Tutti, cattivi e buoni, senza selezionare chi abbia una storia abbastanza pulita da meritare l’invito. Se ti fermi su questa parola, forse puoi sentire quanto ti riguarda: riguarda te che hai perso la pazienza con tuo figlio e adesso ripensi al suo sguardo, te che hai ferito la persona che ami mentre cercavi malamente di dirle quanto sei stanco, te che cerchi lavoro, assisti qualcuno o porti un lutto di cui gli altri hanno smesso di parlare. Riguarda anche te che vorresti pregare, ma riesci soltanto a sospirare, perché Dio sa trovare anche chi non sa più dove cercarlo.

Puoi presentarti con la tua vita incompiuta, senza aspettare di avere risolto ogni contraddizione, perché l’amore di Dio ti raggiunge anche mentre stai ancora cercando di capire come ricominciare. E proprio sentirti accolto può restituirti il coraggio di chiedere perdono, affrontare una paura, prenderti cura di una relazione che avevi dato per perduta.

Poi compare quell’uomo senza abito nuziale, e il racconto ci scuote ancora: l’invito è gratuito, ma accoglierlo coinvolge la nostra libertà. Possiamo leggere nell’abito la disponibilità a lasciarci cambiare dall’amore ricevuto, affinché la misericordia diventi anche il nostro modo di guardare, parlare e stare accanto agli altri.

Forse oggi indossarlo significa trovare il coraggio di dire «Scusami, ricominciamo», oppure ascoltare fino in fondo una persona senza preparare subito la risposta; forse significa fare quella visita che rimandi da settimane o trattenere un giudizio, ricordando che della vita altrui conosci soltanto un frammento.

La speranza prende corpo quando qualcuno, accanto a noi, smette di sentirsi invisibile.

Nell’Eucaristia l’invito diventa Pane e Cristo dona se stesso, raggiungendo quella fame profonda che ci accompagna anche quando abbiamo tutto: il bisogno di essere amati, di appartenere a qualcuno, di trovare la forza per amare ancora. Possiamo portargli la nostra povertà e lasciare che il suo dono lavori dentro di noi, anche nei giorni in cui ci sembra di non avere nulla da offrire.

Oggi prova a rispondere con la vita che hai, concedendoti un momento per stare con Dio senza dovergli dimostrare niente, e poi cerca una persona alla quale far sentire che la sua presenza conta. Potrebbe essere vicinissima, seduta alla tua stessa tavola, in attesa di uno sguardo che le restituisca il coraggio di parlare.

Dio ti prepara un posto anche quando ti senti fuori posto: siediti, riprendi fiato, poi allarga la tavola #Santanotte

Alessandro Ginotta

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