• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
  • alessandro.ginotta@labuonaparola.it
Quando Dio pronuncia il tuo nome

Quando Dio pronuncia il tuo nome

Dietro le tue corse, le tue attese e certe ferite che nascondi perfino a te stesso, cerchi una risposta oppure una presenza? Cerchi il Dio che avevi immaginato, pronto ad aggiustare tutto secondo i tuoi desideri, oppure sei disposto a incontrare il Dio vivo, capace di aprire una strada nuova proprio dove tu vedevi soltanto una fine?

Il mio in(solito) commento a:
«Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose» (Giovanni 20,1-2.11-18)

Maria Maddalena arriva al sepolcro quando è ancora buio, e forse Giovanni non sta indicando soltanto l’ora del giorno, perché il buio più profondo è quello che lei porta dentro: Gesù è morto, la pietra è stata spostata e perfino il suo corpo sembra scomparso, come se alla violenza della Croce qualcuno avesse voluto aggiungere l’ultima crudeltà, sottrarle anche un luogo nel quale piangere.

Gli altri discepoli guardano e tornano a casa, Maria invece rimane, perché l’amore conosce l’ostinazione di chi continua a cercare anche quando ogni speranza sembra assurda. Forse anche tu sai che cosa significa restare accanto a una tomba invisibile, vivere vicino a qualcosa che è finito e continuare a domandarti dove sia finito Dio.

Maria piange così intensamente da non riconoscere ciò che ha davanti. Vede gli angeli e non comprende, incontra Gesù e lo scambia per il custode del giardino. Possiamo essere tanto immersi nel dolore da non accorgerci che Dio è già entrato nella scena, possiamo chiedergli dove si trovi mentre lui ci è accanto, possiamo sentirci abbandonati proprio nell’istante in cui la Vita ci sta cercando. Gesù le domanda: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?».

Non le ordina di asciugare le lacrime e non le offre spiegazioni fredde, perché Dio prende sul serio il nostro dolore, ma poi ci conduce alla domanda decisiva: chi stai cercando davvero?

Dietro le tue corse, le tue attese e certe ferite che nascondi perfino a te stesso, cerchi una risposta oppure una presenza? Cerchi il Dio che avevi immaginato, pronto ad aggiustare tutto secondo i tuoi desideri, oppure sei disposto a incontrare il Dio vivo, capace di aprire una strada nuova proprio dove tu vedevi soltanto una fine?

Maria cerca un morto da custodire, mentre Dio vuole consegnarle un Vivente da annunciare. Anche noi chiediamo spesso al Signore di restituirci il passato, mentre lui prepara un futuro che ancora non sappiamo riconoscere, gli chiediamo di ricomporre ciò che si è spezzato esattamente com’era, mentre lui sta facendo germogliare qualcosa di inatteso tra le macerie.

Poi accade tutto in una parola: «Maria!».

Gesù pronuncia il suo nome e il mondo cambia. Nessun prodigio spettacolare, nessun fragore dal cielo: la chiama per nome, perché l’amore autentico possiede una voce inconfondibile e Dio conosce la strada segreta che conduce al cuore di ciascuno.

Prova a immaginare che Gesù pronunci ora il tuo nome. Non quello con cui ti hanno giudicato, etichettato o ferito, ma il nome che Dio custodisce da sempre, quello che contiene le tue cadute e tutta la bellezza che ancora deve venire alla luce. Ti chiama mentre piangi ciò che hai perduto, quando ti senti sbagliato e quando pensi di avere fallito, perché per Dio tu non sei mai uno dei tanti. Sei un volto preciso, una storia irripetibile, una promessa che egli continua a vedere anche quando tu riesci a scorgere soltanto le tue crepe.

E qui il Vangelo diventa scandalosamente audace: la prima persona incaricata di annunciare la Risurrezione agli apostoli è Maria Maddalena, una donna sulla quale la storia ha accumulato sospetti e pregiudizi. Gesù, invece, non consulta la reputazione costruita dagli altri, perché Dio non sceglie i perfetti, sceglie chi sa restare, amare e lasciarsi trasformare.

Maria vorrebbe trattenere Gesù, ma il Risorto la invia. L’incontro con Dio non diventa un rifugio nel quale nascondersi, bensì una porta spalancata sul mondo, perché chi ha davvero incontrato Cristo ritrova voce e trasforma le proprie ferite in sentieri attraverso i quali può passare la speranza.

«Ho visto il Signore», dice Maria. Non afferma di avere capito tutto e non pretende di possedere tutte le risposte, dice soltanto di averlo visto, perché la fede nasce spesso così: come l’esperienza di una presenza che ti rialza e rende impossibile tornare identico a prima.

Ma se Dio ha fatto della Maddalena una messaggera di pace e di speranza, non di meno ha in serbo per te incredibili sorprese. Egli è qui, accanto a te, e ti dice: «Smetti di cercarmi tra le cose morte. Io sono vivo e voglio risvegliare anche la parte di te che credevi perduta. Ora alzati e racconta ciò che l’amore può compiere dentro una vita ferita». Il sepolcro vuoto non è il luogo nel quale tutto finisce. È il luogo nel quale Dio pronuncia il tuo nome, asciuga le tue lacrime e ti riconsegna al mondo come una notizia di luce. Perché quando il Risorto ti chiama, persino la tua notte comincia a brillare #Santanotte

Alessandro Ginotta

Sostieni labuonaparola.it

 Se ti piace questo blog sostienilo.
La tua donazione mi aiuterà a continuare a creare contenuti di qualità:

Ogni contributo, grande o piccolo, fa la differenza. Grazie per il tuo sostegno!


Lasciati raggiungere da La buona Parola sulla tua e-mail

Iscriviti alla newsletter. Riceverai una email ogni volta che verrà pubblicato un nuovo commento. È gratis e ti potrai cancellare in ogni momento.

Lasciati raggiungere da La buona Parola sulla tua e-mail

Iscriviti alla newsletter. Riceverai una e-mail ogni volta che verrà aggiunta una nuova riflessione. È gratis e potrai cancellarti in ogni momento.

Continua a leggere