
Quando Dio fiorisce dentro di te
Ci sono giorni in cui ti senti vivo, pieno di energia, capace di affrontare qualunque cosa, e altri in cui ti sembra di essere diventato un ramo secco, ancora attaccato all’albero soltanto per abitudine, mentre dentro di te la linfa pare essersi fermata. Continui a sorridere, a lavorare, a prenderti cura degli altri, eppure avverti una stanchezza che il sonno non riesce a guarire, perché forse non è il corpo a essere stanco: è l’anima che ha sete
Il mio (in)solito commento a:
“Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto” (Giovanni 15,1-8)
È proprio lì che Gesù ti raggiunge: «Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto». Rimanere. Non correre di più, non dimostrare qualcosa, non fingerti forte. Rimanere significa smettere di vivere come se tutto dipendesse da te e permettere a Dio di raggiungerti proprio nel punto in cui ti senti più fragile.
Il tralcio non produce frutto stringendo i denti. Fiorisce perché resta unito alla vite.
E tu, a che cosa sei unito? Alle tue paure, al bisogno di essere approvato, all’ansia di controllare ogni cosa, oppure a quell’Amore che continua a scorrere dentro di te anche quando ti senti lontano?
Dio non smette di amarti quando sbagli. Non chiude la sorgente perché ti sei distratto, non ritira la sua tenerezza perché sei caduto. La linfa continua a scorrere, ma a volte siamo noi a costruire dighe nel cuore, a chiudere le finestre dell’anima e poi a domandarci perché dentro sia diventato buio. Forse Dio non è lontano. Forse sei tu che ti stai proteggendo perfino da ciò che potrebbe guarirti.
Gesù parla anche di potatura, e questa parola fa paura, perché vorremmo crescere senza lasciare nulla, guarire senza cambiare, rinascere conservando tutto ciò che ci ha ferito. Eppure Dio non taglia per impoverirti, ma per liberarti da ciò che assorbe la tua vita senza darle frutto.
Alcune perdite non sono la fine. Sono spazio. Alcune ferite non saranno mai cancellate, ma potranno diventare finestre attraverso le quali entra la luce. Rimanere in Cristo significa lasciarsi attraversare dalla sua vita, fino a quando le tue parole diventano carezza, i tuoi gesti diventano riparo e il tuo sguardo restituisce dignità a chi si sente invisibile. Il frutto vero non ha bisogno di essere annunciato. Si riconosce. Si sente. Si assapora.
Resta, allora, anche quando Dio sembra silenzioso, anche quando ti senti spoglio, anche quando dentro di te tutto sembra fermo. Il ramo potato appare vuoto, ma la linfa sta già preparando la primavera. Tu non sei sterile. Non sei dimenticato. Non sei arrivato alla fine. Se resti unito a Cristo, scoprirai che mentre tu cercavi disperatamente un segno di vita, Dio stava già mettendo gemme sulle tue ferite.
E un giorno ti accorgerai che il frutto più grande non sarà ciò che avrai fatto. Sarà la persona che, rimanendo in Lui, sarai finalmente diventato. #Santanotte
Alessandro Ginotta

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