
Non accontentarti di ciò che passa
Non aspettare di avere fame per tornare a Lui. Non aspettare che qualcosa si rompa per ricordarti di Dio. Non ridurlo a un’ultima possibilità quando tutte le altre sono fallite. Cercalo adesso. Cercalo mentre respiri. Cercalo mentre vivi. Cercalo quando sorridi e quando cadi
Il mio (in)solito commento a:
“Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna” (Giovanni 6,22-29)
Immagina di essere lì, su quella riva del lago di Tiberiade, con la sabbia sotto i piedi e il vento che ti sfiora il volto, mentre davanti a te si muove una folla inquieta, affamata, impaziente… gente che corre, che scruta l’orizzonte, che sale sulle barche pur di non perdere di vista Gesù, pur di arrivare ancora una volta da Lui. E mentre osservi quella scena, mentre quasi senti il brusio crescere, una domanda comincia a farsi strada dentro di te, lenta ma insistente, come una voce che non puoi più ignorare: tu sei lì per incontrare Gesù… oppure per ottenere qualcosa da Lui?
Perché sai, è una differenza sottile, quasi impercettibile, e proprio per questo tremendamente pericolosa, perché rischia di accompagnarci per tutta la vita senza che ce ne accorgiamo davvero. Cerchiamo Dio… o cerchiamo i suoi miracoli? Desideriamo la sua presenza… o semplicemente le sue soluzioni?
E Gesù, che non si lascia ingannare dalle apparenze e arriva sempre dritto al cuore delle cose — e al cuore tuo — non addolcisce le parole, non gira intorno alla verità, ma la pronuncia con una chiarezza che quasi ferisce: “Voi mi cercate… perché avete mangiato e vi siete saziati”. E in quel momento senti che quelle parole non sono rivolte solo a quella folla lontana nel tempo, ma attraversano i secoli, ti raggiungono, ti toccano, ti smascherano con una dolcezza disarmante e insieme con una forza che non puoi evitare.
Quante volte hai cercato Dio quando qualcosa mancava, quando la vita si faceva pesante, quando il cuore si incrinava sotto il peso di una delusione, di una paura, di una solitudine che non riuscivi più a gestire? E invece… quando tutto andava bene, quando il pane non mancava, quando le giornate scorrevano lisce… dov’era Dio nei tuoi pensieri, nei tuoi gesti, nei tuoi silenzi?
E allora Gesù non si limita a smascherare il tuo modo di cercarlo, ma ti offre una strada nuova, una direzione diversa, un orizzonte che va oltre il bisogno immediato, oltre la fame che passa: “Datevi da fare non per il cibo che non dura…”. E mentre lo dice, è come se ti prendesse per mano e ti invitasse a guardare più in alto, più in profondità, più lontano.
Perché esiste un cibo che riempie… ma non sazia. Un cibo che consola… ma non guarisce. Un cibo che dura un attimo… e poi ti lascia più vuoto di prima. E poi esiste un altro pane, più silenzioso ma infinitamente più potente, un pane che non si consuma, che non finisce, che non tradisce… un pane che non si limita a sfamarti, ma entra dentro di te e ti cambia, ti ricuce, ti ricrea.
È il pane della sua presenza. È il pane della sua Parola. È il pane del suo Amore. E allora fermati un istante, proprio adesso, e lascia che questa domanda scenda in profondità, senza fretta, senza difese: per quale pane stai vivendo davvero? Per quello che riempie le tue giornate… o per quello che trasforma la tua vita?
Perché puoi avere tutto e sentirti comunque vuoto, oppure puoi avere poco — pochissimo — e scoprire dentro di te una pienezza che non sapevi nemmeno esistesse.
Gesù non è venuto per diventare la soluzione ai tuoi problemi. È venuto per diventare il senso della tua vita. Non è un distributore di miracoli da attivare nei momenti di emergenza, ma una presenza viva, costante, ostinata, che ti cerca anche quando sei tu a smettere di cercarlo.
E allora non aspettare di avere fame per tornare a Lui. Non aspettare che qualcosa si rompa per ricordarti di Dio. Non ridurlo a un’ultima possibilità quando tutte le altre sono fallite. Cercalo adesso. Cercalo mentre respiri. Cercalo mentre vivi. Cercalo quando sorridi e quando cadi.
Perché il vero miracolo non è un pane che si moltiplica davanti ai tuoi occhi… ma un cuore che, lentamente, smette di accontentarsi di ciò che passa e comincia ad avere fame di ciò che resta per sempre. E quando accade, credimi, non torni più indietro! #Santanotte
Alessandro Ginotta

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