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Lo riconosci quando si spezza per te

Lo riconosci quando si spezza per te

È davvero tutto finito? Oppure è proprio lì, in quel punto preciso in cui pensi che non ci sia più nulla da salvare, che Dio ricomincia a scrivere?

Il mio in(solito) commento a:
Riconobbero Gesù nello spezzare il pane (Lc 24,13-35)

Se ti fermi un istante e ascolti davvero quello che succede dentro di te quando qualcosa si spezza, ti accorgi che non è soltanto dolore, ma è una specie di vuoto che allarga le crepe, una fatica sottile che ti fa perdere orientamento, come se all’improvviso la strada che avevi davanti si fosse dissolta sotto i tuoi piedi, lasciandoti in cammino senza una meta, senza una direzione, senza più un senso da inseguire.

Ed è esattamente così che inizia questo Vangelo: con due uomini che camminano, ma non stanno andando davvero da qualche parte, perché stanno semplicemente scappando, allontanandosi da Gerusalemme, cioè dal luogo dove avevano creduto, sperato, sognato, e ora invece si portano addosso soltanto macerie interiori e domande senza risposta.

È proprio in quel momento, mentre sono chiusi nella loro delusione, che accade qualcosa di inatteso e silenzioso: qualcuno si avvicina, senza imporsi, senza interrompere, senza fare rumore, e semplicemente si mette a camminare al loro passo, entrando nel loro viaggio senza cambiare il ritmo, senza pretendere di cambiarne subito il cuore. Dio fa così, lo hai notato? Non irrompe per sistemare tutto, ma si accosta, si affianca, si lascia incontrare dentro la tua stessa fatica, e resta lì, anche quando tu non ti accorgi di Lui, anche quando il tuo sguardo è così appannato da non riconoscere più nemmeno la sua presenza.

Eppure parla, e mentre parla qualcosa comincia lentamente a muoversi, non fuori, dove tutto sembra uguale a prima, ma dentro: una luce tenue ma reale comincia a filtrare nelle crepe: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore?»

È una domanda che dovremmo farci anche noi, perché sbagliamo a cercare Dio nei segni eclatanti, mentre Lui passa. Delicatamente. Rispettando la nostra libertà di credere o non credere. E allora nasce quella preghiera semplice e potentissima, che forse è la più vera che possiamo dire anche noi quando la sera scende dentro di noi: «Resta con noi!».

Resta quando non capisco, quando tutto sembra confuso, quando ho perso il senso delle cose e non riesco più a trovare una direzione che mi tenga in piedi. Resta perché da solo non ce la faccio.

E Lui resta. Entra nella casa, si siede a tavola, condivide il pane, e proprio lì, in un gesto così quotidiano da sembrare quasi insignificante, accade l’incontro, quello vero, quello che non ha bisogno di spiegazioni perché parla direttamente al cuore.

Lo riconoscono nello spezzare il pane, cioè nel dono, nell’amore che si lascia rompere per essere condiviso, nella vita che si offre senza trattenere nulla. Perché Dio lo riconosci quando spezza se stesso perché tu possa ritrovarti intero.

Poi succede qualcosa che ha il sapore del miracolo: quei due uomini ripartono, tornano indietro, rifanno la strada, ma questa volta non scappano più, perché non stanno più fuggendo da una fine, ma correndo verso un inizio.

No, non era finita. Era solo il loro sguardo ad essersi spento. Era solo il loro cuore ad essersi raffreddato, era la loro direzione ad essersi smarrita. Dio, invece, era, è e sarà lì, sempre accanto a loro, accanto a te, accanto a me, mentre pensavamo di essere soli. Sei tu che devi lasciarti incontrare mentre cammini, anche quando non capisci, anche quando sei stanco, anche quando pensi che sia tutto finito. Perché è proprio lì che Dio ti raggiunge #Santanotte

Alessandro Ginotta

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