
Quando Dio attraversa le tue tempeste
Era una notte buia e tempestosa… e questa volta non è un incipit letterario, ma il punto esatto in cui, se hai il coraggio di guardarti dentro senza filtri, ti sei trovato anche tu: quando il cielo si chiude, quando il vento si alza contro, quando continui a remare… ma hai la sensazione che ogni sforzo ti lasci esattamente dove sei, sospeso tra paura e stanchezza
Il mio in(solito) commento a:
“Videro Gesù che camminava sul mare” (Giovanni 6,16-21)
Entra nella scena, non restarne spettatore. Sali su quella barca fragile, senti il rumore sordo dell’acqua che colpisce lo scafo, il vento che taglia il respiro, la notte che non è solo fuori ma si insinua lentamente dentro, nei pensieri, nelle certezze, nelle illusioni che credevi solide. E poi remi, remi ancora, remi senza sosta… ma più ti sforzi, più ti accorgi che non stai andando da nessuna parte.
E forse è proprio qui che la vita ti mette alle corde: quando capisci che non tutto dipende da te, che non tutto si controlla, che non tutto si risolve con la forza. E, proprio lì, nel punto più fragile, accade qualcosa che non avevi previsto: non arriva la luce improvvisa. Non si placa subito la tempesta. Non si fermano le onde. Arriva Gesù.
E non arriva come ti aspetteresti: non sale subito sulla barca, non grida da lontano, non sistema il mare. No. Cammina sull’acqua. Cammina proprio su ciò che ti spaventa. Cammina sopra ciò che ti sembra ingovernabile, sopra quel caos che ti toglie il respiro. E questa è una verità che ti spiazza, forse anche un po’ ti disturba: Dio non evita le tempeste… le attraversa per raggiungerti: “Sono io, non abbiate paura”.
Non è una carezza. È un’urgenza. È una voce che squarcia il rumore del vento e arriva esattamente dove sei più vulnerabile. È come se ti dicesse: smetti di cercarmi dove tutto è facile, perché io sono qui, proprio qui, dentro quello che ti fa tremare. E allora qualcosa dentro di te comincia a incrinarsi. Non la tempesta. Le tue illusioni di controllo.
Perché il problema non è il mare agitato. Il problema è pensare di doverlo attraversare da solo.
Quante volte hai stretto i denti, convinto che bastasse resistere? Quante volte hai fatto della tua forza una maschera, salvo poi scoprire, magari in silenzio, che sotto quella maschera c’era solo paura? Quante volte hai continuato a remare, quando in realtà avevi bisogno di fermarti… e lasciare spazio?
La fede non è assenza di paura. La fede è permettere a Dio di entrare proprio lì dove hai più paura. E quando succede – quando smetti di tenerlo fuori, quando smetti di rimandare, quando finalmente gli fai spazio nella tua barca – accade qualcosa che non sai spiegare, ma che riconosci subito: non sei più solo. E questo cambia tutto.
Non perché la tempesta sparisca all’istante. Ma perché non ti definisce più: “Subito la barca toccò la riva”. Subito. Come se il tempo si accorciasse. Come se la distanza si piegasse. Come se la meta, che ti sembrava irraggiungibile, fosse già lì, pronta ad accoglierti. Perché quando Dio sale sulla tua barca, non cambia solo la direzione. Cambia il senso. Cambia il modo in cui attraversi ogni onda, ogni notte, ogni paura.
E allora lascia che ti faccia una domanda, senza girarci intorno: quanto ancora vuoi remare da solo? uanto ancora vuoi aggrapparti a una forza che sai già non bastare? Perché c’è una verità che forse hai sempre saputo, ma che hai paura di riconoscere fino in fondo: da solo puoi resistere… ma con Lui puoi arrivare.
E Lui non ha paura del tuo buio. Non ha paura delle tue cadute. Non ha paura delle tue onde. Le attraversa. Le calpesta. Le supera. E viene a prenderti proprio lì, dove pensavi di non farcela. Sempre #Santanotte
Alessandro Ginotta

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