
Il segno che aspetti potrebbe essere già dentro di te
C’è una donna che lascia il proprio regno, attraversa distanze immense e si mette in viaggio soltanto perché ha sentito parlare della sapienza di Salomone, e poi ci sono uomini che hanno Gesù davanti, ascoltano parole capaci di guarire l’anima, vedono vite cambiare, eppure continuano a chiedere un segno
Il mio (in)solito commento a:
La regina del Sud si alzerà contro questa generazione (Matteo 12,38-42)
È il paradosso del Vangelo di oggi: c’è chi attraversa il deserto per cercare una scintilla di verità e chi, pur avendo accanto la Luce, pretende che Dio accenda ancora un’altra lampada. E tu, quale segno stai aspettando?
Forse desideri una risposta limpida, una svolta improvvisa, una conferma che cancelli ogni paura, mentre Dio ti sta già parlando attraverso quella forza che ti ha fatto rialzare, quella persona che continua a cercarti, quel filo di speranza che, nonostante tutto, non si è spezzato.
La regina del Sud si mise in viaggio perché ebbe il coraggio di diventare cercatrice, lei, ricca e potente, accettò di lasciare le proprie certezze per incontrare una sapienza più grande, mentre noi, a volte, crediamo di sapere già tutto di Dio, degli altri e perfino di noi stessi.
Eppure la distanza più difficile da percorrere non è quella tra Saba e Gerusalemme, è quella tra la testa e il cuore, tra ciò che sappiamo e ciò che finalmente scegliamo di vivere.
Poi arriva Giona, l’uomo che fugge, prende la direzione opposta e crede di poter scappare dalla propria chiamata, ma Dio non lo raggiunge per punirlo, lo raggiunge per restituirgli la strada. Giona precipita nell’abisso, viene inghiottito dal grande pesce e resta per tre giorni dentro una notte senza finestre, eppure proprio quel buio diventa il luogo della sua rinascita.
Quante volte anche tu hai chiamato “fine” ciò che Dio stava trasformando in un nuovo inizio? Ci sono dolori che sembrano divorarci, giorni nei quali perdiamo riferimenti e perfino respirare appare difficile, ma il segno di Giona ci ricorda che Dio sa lavorare anche nel buio, prepara approdi mentre noi vediamo soltanto pareti e fa germogliare la vita proprio dove pensavamo di essere sepolti. Il ventre del pesce non è la tomba di Giona, è il grembo nel quale nasce un uomo nuovo.
E Gesù è più grande di Giona, perché entrerà nella morte e ne uscirà vivo, mostrando per sempre che nessuna pietra è abbastanza pesante da trattenere l’amore di Dio. Allora smetti di aspettare il segno perfetto e guarda ciò che già sta rinascendo dentro di te, perché forse il miracolo è proprio questo: sei ancora qui, ferito ma vivo, stanco ma capace di amare, fragile ma ancora disposto a sperare.
Tu credi di essere in viaggio verso Dio, ma il Vangelo di oggi ti rivela qualcosa di ancora più grande: è Dio che sta attraversando ogni deserto, ogni tempesta e ogni notte per venire a cercare te. E quando finalmente vi incontrerete, scoprirai che non eri perduto. Stavi rinascendo #Santanotte
Alessandro Ginotta

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