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Dio semina anche nei tuoi fallimenti (e li trasforma in successi)

Dio semina anche nei tuoi fallimenti (e li trasforma in successi)

Ci sono giorni in cui la Parola ti sfiora e scivola via, altri in cui ti entusiasma, ma basta una difficoltà per farti perdere slancio, e poi arrivano le stagioni nelle quali le preoccupazioni crescono così fitte da togliere luce persino alla speranza. Questo non significa che tu sia un terreno sbagliato. Significa che sei un campo ancora da lavorare

Il mio (in)solito commento a:
«Colui che ascolta la Parola e la comprende, questi dà frutto» (Matteo 13, 18-23)

Ascoltare è facile, comprendere molto meno, perché comprendere significa permettere alla Parola di entrare proprio là dove preferiresti non farla arrivare: nelle tue paure, nelle scelte rimandate, nelle ferite che continui a proteggere come se fossero diventate parte di te.

La domanda scomoda, allora, è questa: ascolti davvero Dio oppure lo ascolti soltanto quando conferma ciò che hai già deciso?

Gesù parla di una strada dura, di un terreno sassoso, di spine che soffocano e di una terra capace di dare frutto. E tu, dove ti riconosci? Probabilmente ovunque.

Ci sono giorni in cui la Parola ti sfiora e scivola via, altri in cui ti entusiasma, ma basta una difficoltà per farti perdere slancio, e poi arrivano le stagioni nelle quali le preoccupazioni crescono così fitte da togliere luce persino alla speranza. Questo non significa che tu sia un terreno sbagliato. Significa che sei un campo ancora da lavorare. La terra dura può essere dissodata, i sassi possono essere rimossi e le spine tagliate. Dio non ti identifica con la tua aridità, perché vede già il raccolto che tu non riesci ancora a immaginare.

Il seminatore della parabola getta il seme ovunque, quasi senza prudenza. Noi avremmo scelto soltanto i terreni migliori, risparmiando tempo ed energie, mentre Dio spreca amore perfino nelle zone di te che consideri perdute. Dio semina anche nelle tue ferite e perfino nei tuoi fallimenti.

Semina nel ricordo che ancora brucia, nella relazione che sembra finita, nella parte della tua vita sulla quale hai già scritto la parola “fine”. Dove tu vedi una rovina, Lui intravede una fessura dalla quale può passare la luce.

Il problema, forse, non è che Dio non parli, ma che tu gli abbia lasciato soltanto gli avanzi della tua attenzione. Vorresti una Parola che ti consoli, mentre il Vangelo arriva anche per contraddirti, spostarti e liberarti. Il seme, per diventare vita, deve spezzarsi sotto terra. Nessuno lo vede, nessuno applaude, eppure proprio lì nasce il futuro.

Così accade anche dentro di te. Tu non devi dimostrare a Dio di essere un terreno perfetto, devi soltanto consegnargli ciò che sei, permettendogli di lavorare la tua terra senza nascondere le zone più fragili. Perché il vero miracolo della parabola non è soltanto il raccolto del cento per uno. È un Dio che continua a credere nel campo. E quel campo sei tu.

Tu sei terrendo fertile. Il seme troverà la strada, la vita ricomincerà e il deserto, senza fare rumore, preparerà già la sua primavera #Santanotte

Alessandro Ginotta

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