Carichi di luce, scendiamo dal monte: abbiamo un compito!

+ Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,31-35)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Parola del Signore

Spesso i passaggi importanti della Bibbia e dei Vangeli avvengono sul monte:  il luogo più elevato, lontano dal frastuono del mondo, il luogo più vicino a Dio. Il luogo dove lo stesso Dio si rivela e fa udire la sua voce. Pensiamo al monte Moira, dove l’Angelo fermò la mano di Abramo che stava per sacrificare il figlio Isacco (Gen 22,1-19). All’Oreb, dove Mosè (cfr. Es 19,1) ed Elia (1Re 19,11-13) incontrarono il Signore. Pensiamo all’episodio del Roveto Ardente (cfr. Es 3,1). I Dieci Comanadamenti (Es 34,1-35). E via via nel Nuovo Testamento:  il Garizim della samaritana (Gv 4,20),  il monte delle Tentazioni (Lc 4,1-13),  il monte degli Ulivi (Lc 22,39-46), il monte delle Beatitudini (Mt 5,1-12), e qui il monte Tabor (Mt 13,31-35).

Su questo monte possiamo salire anche noi, ora, come i discepoli chiamati da Gesù. Nel silenzio e nella preghiera, con gli occhi della fede possiamo vedere il vero aspetto di Cristo: «Il suo volto brilla come il sole», le sue vesti sono «candide come la luce», splendenti, «bianchissime come la neve». Il bianco è il colore del mondo celeste (cf. Dn 7,9), del cielo aperto, e niente sulla terra gli si avvicina. Anche gli angeli (cf. Mc 16,5 e par.; Gv 20,12) sono vestiti di bianco. Luminosità straordinaria! Dal corpo di Gesù emana luce, l’energia della creazione, una parte di quell’amore così intenso da diventare incontenibile. Amore per noi, per le sue creature, talmente immenso, da fuoriuscire da Dio. Da illuminare il mondo intero.

E allora lasciamoci anche noi investire da questo candore rigenerante, laviamo i nostri peccati immergendoci in questa luce, purifichiamo il nostro cuore ed assorbiamo un po’ di questo amore. Diciamo anche noi, come balbettò Pietro davanti a tanto splendore: «Signore, è bello per noi essere qui!» (Mt 17,4).

Suvvia, prendiamo “un pezzetto di Gesù” nel nostro cuore e scendiamo dal monte. Sì, scendiamo perchè abbiamo un compito: andare «in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15).  Senza Cristo nel cuore l’uomo è un naufrago su una zattera carica di incertezze in balia delle onde di un mare in tempesta. E noi, che lo abbiamo incontrato, abbiamo il dovere di portarlo a chi più è lontano. Perchè quando nella vita si incontra Gesù, non lo si può tenere per sè. Si viene travolti da una gioia incontenibile, da condividere con tutti.

#Santagiornata amici! La luce di Dio sfolgori nel vostro cuore!

Carichi di luce, scendiamo dal monte: abbiamo un compito!

L’immagine di oggi è “La Trasfigurzione sul monte Tabor”, affresco del pittore italiano Antonio Bellucci, 1722, chiesa di Saint Lawrence, Stanmore, Inghilterra

 

Alessandro Ginotta
(tratto da “Altri cento giorni con Gesù”, un libro che sta iniziando a prendere forma)

 

Alessandro Ginotta

Responsabile dell'Ufficio Stampa della Società di San Vincenzo De Paoli, Webmaster Cattolico, scrivo articoli (Spiritualità, Fede e Religione) per alcuni periodici cattolici.