“Tu eri dentro di me, e io fuori. E là ti cercavo”. La Conversione di Sant’Agostino

Il 28 agosto dell’anno 430 moriva, all’età di 76 anni, Sant’Agostino: il massimo pensatore cristiano del primo millennio e certamente anche uno dei più grandi geni dell’umanità in assoluto.

Com’è bello leggere la sua vita! E’ consolante sapere che anche i santi hanno dovuto faticare, come noi, per spogliarsi dei loro difetti. Il Martirologio Romano scrive: “Vescovo e insigne Dottore della Chiesa: convertito alla fede cattolica dopo una adolescenza inquieta nei princípi e nei costumi”.

La sua conversione è maturata con il tempo. Ma, come sempre accade, c’è stato un istante che possiamo identificare come “il guado”: da un lato il torrente delle passioni e pulsioni giovanili, dall’altro la sobrietà e la saggezza che hanno condotto Agostino alla santità.

Correva l’anno 385 ed Agostino abitava nei pressi di Milano, dove, spinto dalla madre, si recava ad ascoltare i sermoni di Sant’Ambrogio. Un pomeriggio, dopo aver discusso con un amico che gli aveva regalato un libro con le Lettere di San Paolo, Agostino si appartò nel giardino di casa. Scosso e disorientato, in preda alle lacrime, udì una voce che lo esortava: «Tolle, lege! Tolle, lege!» (Prendi e leggi! Prendi e leggi!). A questo punto egli aprì a caso il libro e ne lesse un brano: «Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri» (Rom. 13, 13-14).

Ecco la spinta alla conversione! Agostino in breve abbandonò la vecchia vita e si ritirò con la madre dedicandosi esclusivamente alla meditazione ed alle conversazioni filosofiche e spirituali. Nel Sabato Santo della Quaresima dell’anno 386, ricevette il Battesimo dalle mani di Sant’Ambrogio.

Una voce (ed un libro) mutarono il corso della vita del giovane Agostino. E noi? Siamo sempre attenti alla voce del Signore? Dio parla sempre al nostro cuore. Sussurra, non si impone. Ma ci indica la strada giusta da prendere; la cosa migliore da fare. Quante volte lo ascoltiamo? E quante volte, per “fare di testa nostra”, lo mettiamo a tacere?

#Santanotte amici, concludo con le parole di Sant’Agostino, con il desiderio che ciascuno di voi le possa fare proprie:

«Tardi ti ho amato,
bellezza così antica e così nuova,
tardi ti ho amato.
Tu eri dentro di me, e io fuori.
E là ti cercavo.
Deforme, mi gettavo
sulle belle forme delle tue creature.
Tu eri con me, ma io non ero con te.
Mi tenevano lontano da te
quelle creature che non esisterebbero
se non esistessero in te.
Mi hai chiamato,
e il tuo grido ha squarciato la mia sordità.
Hai mandato un baleno,
e il tuo splendore
ha dissipato la mia cecità.
Hai effuso il tuo profumo;
l’ho aspirato e ora anelo a te.
Ti ho gustato,
e ora ho fame e sete di te.
Mi hai toccato,
e ora ardo dal desiderio della tua pace».

Conversione di Sant'Agostino

Il dipinto di oggi è: “Sant’Agostino” del pittore francese Philippe de Champagne, 1645 circa, olio su tela, 79x62cm, Los Angeles County Museum of Art

Alessandro Ginotta

 

Alessandro Ginotta

Responsabile dell'Ufficio Stampa della Società di San Vincenzo De Paoli, Webmaster Cattolico, scrivo articoli (Spiritualità, Fede e Religione) per alcuni periodici cattolici.