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Un minuto per cambiare il mondo

Un minuto per cambiare il mondo

Perché il Vangelo non è qualcosa da conservare… è qualcosa che, se lo tieni fermo, si spegne

Il mio (in)solito commento a:
“Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo” (Marco 16,15-20)

Stai per partire, forse per sempre, e hai un solo minuto per dire l’essenziale… non ciò che suona bene, ma ciò che brucia, ciò che pesa, ciò che salva. È esattamente lì che ci porta Gesù: all’ultimo respiro prima del cielo, all’ultima parola prima del silenzio dell’eternità. E sai cosa colpisce? Non trattiene nulla per sé. Non chiede di essere ricordato, non costruisce monumenti, non lascia istruzioni complicate. Lascia una direzione. Un fuoco. Lascia una missione: “Andate”.

Non dice: restate, aspettate, proteggete ciò che avete. Dice: muovetevi! Uscite! Scomodatevi! Rischiate! Perché il Vangelo non è qualcosa da conservare… è qualcosa che, se lo tieni fermo, si spegne.

E qui succede qualcosa di straordinario, quasi vertiginoso: mentre Gesù sale, mentre sembra allontanarsi, in realtà si moltiplica. Si diffonde. Si affida. A chi? A te. Sì, proprio a te.

Non ai perfetti, ma a chi ha fatto esperienza. A chi ha tremato. A chi ha dubitato… eppure è rimasto.

Perché proclamare il Vangelo non è spiegarlo. È incarnarlo. È quando scegli la verità anche se ti costa. È quando ami anche se non ti conviene. È quando resti, mentre tutti scappano. Non è teoria. È carne. È vita. È scelta quotidiana.

E allora capisci che quelle parole non sono un invito gentile… sono una scossa. Non sono un’opzione… sono una chiamata: perché il Vangelo, quando ti entra dentro, non ti lascia tranquillo: ti inquieta, ti sposta, ti accende.

E nello stesso tempo, mentre ti manda, Gesù non ti lascia solo. Marco lo dice con una semplicità disarmante: “Il Signore agiva insieme con loro”.

Insieme. Non davanti. Non dietro. Questo cambia tutto: non sei tu che porti Dio nel mondo. È Dio che, attraverso di te, continua a toccare il mondo.

Capisci allora? Non sei chiamato a essere all’altezza. Sei chiamato a essere disponibile.

Allora lascia che te lo chieda, senza girarci intorno: Che Vangelo stai raccontando, con la tua vita?

Perché, volente o nolente, un Vangelo lo stai già proclamando. Con le tue parole. Con i tuoi silenzi. Con le tue scelte.

E forse è proprio questo il punto: non si tratta di iniziare a parlare di Dio… ma di smettere di vivere come se non lo avessi mai incontrato. Non aspettare un segno. Il segno… sei tu #Santanotte

Alessandro Ginotta

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