
Quella “porta stretta” che ti spalanca la vita
Perché la fede non è avere certezze perfette. La fede è attraversare una soglia… con il cuore che trema e gli occhi pieni di desiderio. E scoprire, dall’altra parte, che non eri perso: stavi solo cercando la porta giusta. E che quella voce che ti chiamava da sempre… era già dentro di te.
Il mio in(solito) commento a:
Io sono la porta delle pecore (Giovanni 10,1-10)
I mestieri semplici – quelli dei pescatori, dei pastori – non sono soltanto lavori, sono scuole di vita, sono palestre di fiducia, sono luoghi in cui impari che non controlli tutto… ma puoi affidarti. E allora capisci perché Gesù sceglie proprio loro, perché parla così, perché usa immagini che non fanno rumore ma arrivano dritte al cuore: perché vuole incontrarti lì dove sei vero, lì dove smetti di recitare e torni ad essere te stesso, fragile, concreto, vivo.
Immagina quell’ovile, fatto di pietre grezze, senza rifiniture, senza apparenza, ma con una solidità che sa di vita vissuta; e poi guarda quella piccola apertura, stretta, essenziale, quasi scomoda… una porta. Non larga abbastanza per passare distrattamente. Non comoda abbastanza per restare superficiale. Una porta che ti costringe a scegliere. A decidere. A passare davvero. Le porte degli ovili, a quel tempo, erano talmente strette da consentire il passaggio di una sola pecora alla volta: si doveva stringere, doveva farsi piccola per passare. Così il gregge non si poteva disperdere e così era molto più difficile per i malfattori poter entrare. Una porta che ti guida, una porta che ti protegge, una porta che ti salva.
E qui succede qualcosa che ti spiazza, qualcosa che rompe ogni schema: Gesù non dice soltanto “sono il pastore”, che già sarebbe bellissimo… dice molto di più, dice qualcosa che ti riguarda fino in fondo:
“Io sono la porta”. Non “una” delle tante, non un’alternativa possibile, ma “la” porta.
Quella porta non rappresenta un limite, ma una salvezza. Non è un confine che ti stringe, ma é un abbraccio che ti custodisce.
Fuori ci sono mille voci, lo sai bene: voci che promettono, che seducono, che ti fanno credere che basti poco per essere felice… e invece ti svuotano, ti consumano, ti portano lontano da te stesso.
Quante volte ci sei passato? Quante volte hai inseguito qualcosa che sembrava vita… e ti sei ritrovato con le mani piene di niente? Gesù no. Gesù non ti seduce: ti chiama. Non ti illude: ti salva.
E lo fa nel modo più disarmante possibile: si mette lì, davanti a te, senza forzarti, senza urlare, senza imporsi… e ti dice, con una voce che riconosci anche se fai finta di no: “Se vuoi, passa di qui”. Capisci? Dio non sfonda le porte. Dio si fa porta.
E questa è una delle immagini più sconvolgenti del Vangelo: non un Dio che ti chiede di raggiungerlo, ma un Dio che si lascia attraversare per farti vivere. Non per toglierti qualcosa, ma per donarti tutto.
Perché il punto non è entrare e basta. Il punto è ciò che trovi dall’altra parte. E lì il Vangelo esplode, diventa luce, diventa respiro: “Perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. Non una vita a metà. Non una vita stanca. Non una vita che sopravvive. Ma una vita che trabocca, che riscalda, che illumina. Una vita che, finalmente, somiglia a te… quando sei pienamente te stesso.
E allora lasciati provocare, lasciati raggiungere da questa domanda che non puoi evitare: quante porte hai attraversato finora, senza mai sentirti davvero a casa? Quante strade hai percorso, senza trovare pace? E se, proprio adesso, quella porta fosse davanti a te? Così semplice da sembrare quasi banale. Così vera da farti paura.
Perché entrare significa fidarsi. E fidarsi significa esporsi. E esporsi significa, finalmente, vivere. Non per forza capire tutto. Non per forza avere tutte le risposte. Ma fare un passo. Uno solo.
Perché la fede non è avere certezze perfette. La fede è attraversare una soglia… con il cuore che trema e gli occhi pieni di desiderio. E scoprire, dall’altra parte, che non eri perso: stavi solo cercando la porta giusta. E che quella voce che ti chiamava da sempre… era già dentro di te. Io quella soglia la voglio attraversare. Anche con paura. Anche con dubbi. Anche così. E tu? #Santanotte
Alessandro Ginotta

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