• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
  • alessandro.ginotta@labuonaparola.it
Tu sei eterno

Tu sei eterno

Un giorno un giovane sacerdote mi folgorò con questa frase inserita all’inizio della sua omelia: voi siete creature eterne, non dimenticatelo!” . Sebbene il mio concetto di eternità fosse chiaro, non avevo mai pensato alla mia esistenza come a quella di una creatura eterna. E così mi è stato chiaro che non dobbiamo attendere la risurrezione per vivere l’eternità, perché il “tempo senza tempo” dello “stare con Dio” inizia già qui, dentro il nostro cuore.

Il mio in(solito) commento a:
«Io e il Padre siamo una cosa sola» (Giovanni 10,22-30)

Nel tempio c’è movimento, ci sono voci, domande, tensioni. Ma sotto la superficie c’è qualcosa di molto più profondo: un cuore chiuso. «Se tu sei il Cristo, dillo apertamente», chiedono. E sembra quasi una richiesta sincera, ma in realtà è una trappola: vogliono una risposta che confermi ciò che hanno già deciso di non accettare. Ti suona familiare?

Fermati un istante. Perché qui non si parla di “altri”. Si parla di te. Si parla di me. Si parla di ogni volta in cui abbiamo avuto la verità a un passo… e abbiamo scelto di non fare quel passo.

Quante volte anche tu chiedi a Dio un segno, una parola, una prova… ma dentro di te hai già deciso fin dove sei disposto a credergli? Quante volte vuoi una risposta, ma solo se combacia con ciò che hai già stabilito? E Gesù, con una lucidità che ferisce e salva nello stesso tempo, risponde: ve l’ho detto, e non credete.

Non è un problema di chiarezza. È un problema di disponibilità. Non è mancanza di luce. È resistenza ad aprire gli occhi. E allora lo senti, vero, quel leggero brivido che attraversa queste parole? Perché improvvisamente non sei più spettatore. Sei dentro la scena. Perché anche tu, anche io, possiamo costruire muri invisibili fatti di orgoglio, di paura, di abitudini, di quella sottile illusione di avere tutto sotto controllo… e restare così, immobili, mentre la vita vera ci scorre accanto. Abbiamo l’eternità tra le mani… e scegliamo briciole. Abbiamo l’infinito che ci cerca… e restiamo chiusi nel finito.

E poi Gesù cambia tono. Non accusa. Non insiste. Rivela. Le mie pecore ascoltano la mia voce. Non dice: capiscono tutto. Non dice: non cadono mai. Dice: ascoltano. E in quell’ascolto c’è già tutto. C’è fiducia. C’è relazione. C’è un cuore che si lascia raggiungere, anche quando non comprende, anche quando ha paura, anche quando vorrebbe scappare.

E qui accade qualcosa di straordinario, qualcosa che non puoi leggere senza sentire che ti riguarda fino in fondo: Io do loro la vita eterna. Non “darò”. Non “forse”. Non “se saranno perfette”. Do. Ora. Qui. A te. La vita eterna non è un premio alla fine di una corsa. È una presenza che trasforma ogni passo.

E poi quella frase. Quella che spezza il respiro, quella che ti obbliga a fermarti, a toglierti ogni difesa, a lasciarti raggiungere fino in fondo: «Io e il Padre siamo una cosa sola».

È il cuore di Dio che si apre davanti a te. È l’unità che vince ogni divisione. È l’amore che non conosce fratture, che non si spezza, che non si ritira. E sai qual è la vertigine più grande?

Che tu sei chiamato a entrare dentro questa unità. Non a osservarla da lontano, non a sfiorarla distrattamente, ma a lasciarti avvolgere, abitare, trasformare.

Tu. Così come sei. E allora torna quella domanda, più forte, più urgente, più vera: cosa ti trattiene?

Forse la paura di perdere il controllo. Forse il peso delle tue cadute. Forse quella voce sottile che ti sussurra che non sei all’altezza. Ma ascolta bene: quella non è la voce del Pastore. È solo un’eco che ti allontana da Lui. Perché il Pastore vero non ti misura: ti ama. Non ti giudica: ti cerca. Non ti respinge: ti stringe.

E lo fa con una promessa che ha la forza di una roccia e la dolcezza di un abbraccio: nessuno le strapperà dalla mia mano. Nessuno. Nemmeno il tuo passato. Nemmeno le tue paure. Nemmeno i tuoi errori. A una sola condizione: che tu smetta di scappare. Allora dimmi, adesso, senza nasconderti: vuoi restare nel recinto delle tue certezze… o vuoi finalmente lasciarti sorprendere da Dio?

Perché la verità è questa, semplice e disarmante: non sei tu che devi raggiungere Dio. È Dio che, da sempre, sta cercando di raggiungere te. E forse, proprio oggi, è il giorno in cui puoi smettere di resistere. E lasciarti trovare. #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Christus Consolator”, di Carl Heinrich Bloch, 1875, olio su tela, Brigham Young University Museum of Art

Sostieni labuonaparola.it

 Se ti piace questo blog sostienilo.
La tua donazione mi aiuterà a continuare a creare contenuti di qualità:

Ogni contributo, grande o piccolo, fa la differenza. Grazie per il tuo sostegno!


Vuoi ricevere i commenti di La buona Parola nella tua e-mail?

Iscriviti alla newsletter. È gratis e potrai cancellarti in ogni momento!

Vuoi ricevere i commenti di La buona Parola nella tua e-mail?

Iscriviti alla newsletter. È gratis e ti potrai cancellare in ogni momento!

Continua a leggere