
Sei di famiglia anche tu
Ci sono giorni in cui la persona che ami ti sembra lontanissima, anche se siede dall’altra parte del tavolo, e vorresti raggiungerla senza sapere da dove cominciare: forse il primo passo è lasciare raffreddare la cena e trovare il coraggio di chiederle «Che cosa stai vivendo che io non riesco a vedere?», perché il Vangelo di oggi ci invita proprio lì, dove l’ascolto può farci tornare a casa l’uno nel cuore dell’altro
Il mio (in)solito commento a:
“Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Luca 8,19-21)
Sua madre e i suoi fratelli cercano di raggiungerlo attraverso la folla, e Lui pronuncia una frase che arriva fino a noi, come se fra quelle persone si aprisse un passaggio anche per chi si è sempre sentito troppo lontano. Puoi avvicinarti anche tu, con la fede che hai, con le domande che custodisci e quel desiderio di ricominciare che continua a farsi vivo, perfino dopo l’ennesima delusione.
Ci sono parole che ti spiegano Dio. Queste ti fanno sentire il calore di casa sua. Gesù arriva a chiamare “madre” chi ascolta e vive la sua Parola, e viene da fermarsi, tanto è grande ciò che ci affida. Maria quella Parola l’ha accolta e le ha dato carne, respiro, carezze; noi possiamo offrirle il tempo delle nostre giornate, lasciando che prenda forma nel modo in cui rispondiamo, ci avviciniamo, ci prendiamo cura.
Accade quando tuo figlio ti parla mentre stai scrivendo un messaggio e tu sollevi gli occhi, perché in quel momento il suo piccolo racconto merita tutta la tua attenzione. Accade quando chiedi «come stai?» e rimani anche se la risposta si fa lunga, oppure quando, dopo una discussione, trovi il coraggio di sederti accanto a chi ami e domandargli che cosa lo abbia ferito. Ogni volta che ascolti davvero qualcuno, gli restituisci un posto nel mondo.
Forse, però, oggi sei tu ad avere bisogno di quel posto, perché hai corso tanto, hai cercato di esserci per tutti e adesso vorresti soltanto che qualcuno si accorgesse della tua stanchezza. Lascia che il Vangelo ti raggiunga proprio qui: nella famiglia di Gesù puoi anche appoggiarti, chiedere aiuto, lasciarti voler bene senza sentirti in debito.
Poi, quando avrai ripreso fiato, ci sarà un gesto possibile da cui ripartire: quella telefonata rimandata, un ringraziamento che hai tenuto per te, una visita a chi da troppo tempo racconta le proprie giornate soltanto alla televisione. È così che la Parola entra nella vita e comincia a cambiarla, mentre impariamo a riconoscere negli altri qualcuno che ci riguarda.
E se ieri hai risposto male, se la fretta ti ha reso distratto e hai lasciato solo qualcuno che ti cercava, oggi puoi tornare da lui. Una relazione può ricominciare da una frase piccolissima: «Ti ascolto, sono qui». Anche questo è mettere in pratica il Vangelo, permettendo all’amore di trovare una strada attraverso la nostra imperfezione. Prova a fare un po’ di spazio, con la semplicità di chi avvicina una sedia alla propria.
Sarà davvero più bello un mondo in cui impareremo ad accorgerci dei piccoli e grandi bisogni di chi ci vive accanto, anche di quelli che nessuno trova il coraggio di raccontare. Tante volte basta esserci, ascoltare senza fretta, lasciare che qualcuno ci affidi un po’ del peso che porta. Il futuro comincia a cambiare quando una persona si accorge di non essere più sola. Costruiamolo insieme, questo futuro migliore, con l’amore che oggi possiamo mettere in circolo. Costruiamo insieme il Regno di Dio: facciamogli spazio fra noi.
Qualcuno oggi chiederà a Dio un abbraccio. E forse, per raggiungerlo, Dio aspetta le tue braccia #Santanotte
Alessandro Ginotta

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