
Dio vede un futuro dove tu conti soltanto i tuoi errori
Non importa quanti peccati tu abbia commesso né quanto gravi possano essere: esiste sempre un momento in cui puoi dire basta a ciò che ti sta allontanando dalla vita e lasciarti cullare dalle braccia di Dio. Quel momento può essere adesso. Tu non sei perduto, neppure se sei peccatore, perché la misericordia sa raggiungerti anche nel punto in cui hai smesso di cercarti. Perdona. Perdonati. Fatti perdonare. E ricomincia ad amare
Il mio (in)solito commento a:
“Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Matteo 9,9-13)
Matteo è seduto al banco delle imposte, in un luogo che ormai sembra coincidere con la sua identità, perché ci sono posti nei quali entriamo per vivere e dai quali, lentamente, finiamo per lasciarci definire. Per la gente è il pubblicano, il traditore, l’uomo da evitare; per Gesù è una storia ancora aperta, una pagina sulla quale nessuno ha il diritto di scrivere la parola “fine”. «Seguimi».
Una sola parola rimette in movimento una vita intera, perché Gesù non aspetta che Matteo diventi migliore per chiamarlo: è proprio quella chiamata a risvegliare in lui il desiderio di cambiare. Dio agisce spesso così, raggiungendoci mentre stiamo lavorando, guidando nel traffico, preparando la cena, aspettando un referto, rispondendo a un messaggio o cercando di nascondere una stanchezza che nessuno sembra vedere.
Dio non ti incontra nella persona che dovresti essere. Viene a cercarti nella persona che sei oggi.
Gesù passa proprio davanti a quel banco e dice: «Seguimi».
Ognuno di noi possiede un banco delle imposte al quale rischia di rimanere seduto: può essere un errore che continuiamo a rimproverarci, il giudizio ricevuto da qualcuno, una relazione finita male, una paura diventata abitudine, oppure quella voce interiore che tiene il conto dei giorni sprecati, delle occasioni perdute e delle parole che avremmo voluto pronunciare diversamente. Diventiamo esattori della nostra stessa vita e pretendiamo da noi un debito che nessuna sofferenza sembra riuscire a saldare. Matteo si alza, e in quel gesto così semplice accade già qualcosa di immenso, perché alzarsi è uno dei verbi quotidiani della risurrezione: significa lasciare il posto assegnato dalla vergogna, smettere di abitare il giudizio degli altri e concedersi finalmente la possibilità di diventare una persona nuova. Prima ancora che cambi la strada, cambia la postura del cuore.
Forse, per te, alzarti oggi significherà fare una telefonata rimandata da troppo tempo, chiedere aiuto senza sentirti debole, perdonarti per una scelta che ancora ti ferisce, tornare a pregare dopo un lungo silenzio, concederti un momento di riposo senza sensi di colpa o aprire una porta che la paura aveva chiuso. Gesù non consegna a Matteo una mappa completa; gli offre la propria presenza, perché a volte basta sapere con chi stiamo camminando per trovare il coraggio del prossimo passo.
Poi Matteo apre la sua casa e prepara una cena. Attorno a Gesù siedono persone giudicate sbagliate, inopportune, religiosamente sconvenienti, eppure quella tavola racconta il sogno di Dio meglio di molti discorsi.
La misericordia cambia la disposizione della casa: apre le porte, allunga il tavolo e aggiunge sedie.
Viviamo nel tempo degli screenshot, in cui una frase sbagliata, una caduta o un momento infelice possono essere catturati, conservati e trasformati nell’immagine definitiva di una persona. Dio non prende lo screenshot del tuo giorno peggiore per farne la tua identità. Egli custodisce l’intera storia, vede le battaglie che hai combattuto in silenzio, le lacrime che nessuno ha raccolto e il bene che, perfino adesso, sta cercando spazio dentro di te.
I farisei sanno contare i peccati dei commensali, però non riescono a riconoscerne la fame. Gesù, invece, vede persone che desiderano essere accolte, ascoltate, guarite, e risponde che sono i malati ad avere bisogno del medico. Il medico entra proprio dove fa male, raggiunge la ferita che nascondiamo e la tratta con una cura che dice la verità senza schiacciare. La misericordia è lo sguardo di Dio che conosce la tua parte più fragile e continua a vedere il futuro.
Quando Gesù dice di essere venuto a chiamare i peccatori, sta dicendo che nessuno è escluso dalla possibilità di ricominciare, nessuna ferita è troppo scomoda per le sue mani e nessuna vita è arrivata troppo tardi all’appuntamento con la grazia.
Se oggi senti che questa parola ti riguarda, non domandarti se ne sei degno. Lascia per un istante i conti, le accuse, i rimpianti e prova ad alzarti. C’è una tavola alla quale il tuo posto è già preparato e una strada che attende il tuo primo passo.
Il banco sa soltanto contare il passato. Gesù pronuncia il futuro. E quando Dio ti chiama per nome, persino ieri smette di essere un muro e diventa una strada #Santanotte
Alessandro Ginotta

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