Quando tutto sembra finito, è lì che inizia

Quando tutto sembra finito, è lì che inizia. Se vorrete leggerlo con me, ecco il mio (insolito) commento, con un finale ancora più “inconsueto” a:

Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri (Giovanni 15,12-17)

Il tempo del Figlio dell’Uomo sulla terra è agli sgoccioli, ma il tempo del Figlio di Dio con l’uomo è l’eternità: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20), ha promesso. 1250 anni prima di Gesù, Dio disse a Mosè: “Io sarò con te” (Esodo 3,12). 740 anni prima della nascita di Cristo Isaia profetò: “Ecco: la Vergine concepirà e partorirà un Figlio, che chiamerà Emmanuele” (Isaia 7,14). Ed il nome Emmanuele, ha spiegato san Matteo: “Significa Dio con noi” (Mt 1,23). La promessa di Dio fatto Uomo la troviamo già nel nome. Siamo all’Ultima Cena, nel discorso d’addio. Tra poche ore Gesù verrà tradito, catturato, rinnegato, torturato e messo a morte.

Tutto è finito. Si chiude il sipario. Si spengono le luci. il pubblico in sala esce: “Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio”. (Marco 15, 33). Gli stessi discepoli, uno ad uno, abbandoneranno la città: i pescatori, dimenticando per un attimo di essere diventati “pescatori di uomini” (cfr. Matteo 4,19), si rifugeranno sul mare di Galilea e riprenderanno ad occuparsi della cosa che viene loro più naturale: pescare pesci, o almeno tentare di farlo, salvo poi rendersi conto che senza di Lui non potranno far nulla (cfr. Giovanni 15,4). Gli abitanti delle campagne torneranno ai loro paesi, come fecero i discepoli di Emmaus (cfr. Luca 24,13-35).

Invece no, non è finito niente! Laddove il buio aveva oscurato il sole apparirà una luce sfolgorante: quella della Risurrezione. Gesù, Dio-con-noi, continua a camminare insieme a noi. Cammina sulle strade di Emmaus, insieme ai discepoli scoraggiati che si rincuorano vedendolo spezzare il pane. Cammina insieme agli apostoli rifugiatisi sul mare della Galilea e li incoraggia a riprendere a pescare, prima pesci, poi di nuovo uomini.

Continua a camminare insieme a noi, anche oggi, anche ora. Lui è qui, nascosto in queste lettere che si spezzano come Pane. E’ qui, che entra nel nostro cuore mentre leggiamo e ci nutre. E’ qui e ci dice: non ti preoccupare, lo so che è difficile affrontare la vita, il lavoro, i problemi di salute… ma io sono qui. Con te. Gesù dice anche a noi: suvvia! Non ti scoraggiare, getta le reti dall’altro lato della barca e le rialzerai piene di pesce!

Perché: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (v. 13). E Gesù l’ha data per noi! Sapete, amici cari, io sono persuaso che Gesù dovesse morire per salvarci davvero, per liberare le anime dei defunti che attendevano, a causa del peccato originale, sospese nel limbo.

Per aprirci la strada che ci permetterà di ritrovarci insieme a Lui in Paradiso: “Gesù patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte”, lo recitiamo nel Simbolo degli Apostoli. Scrive San Pietro nella sua prima lettera: “Anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito. E in spirito andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione” (1Pietro 3:18-20).

E’ affascinante il racconto che leggiamo in un manoscritto risalente al II secolo d.C., che fa parte del cosiddetto Ciclo di Pilato e che narra i dettagli della discesa agli inferi di Gesù: “Giunse negli inferi il Signore in forma umana: illuminò le tenebre eterne, sciolse i vincoli indissolubili e visitò noi che sedevamo nelle tenebre profonde dei nostri delitti e nell’ombra di morte dei nostri peccati. […] Allora Gesù, calpestando la morte, afferrò il principe Satana e lo consegnò in potere dell’Infero, e attrasse Adamo al suo splendore. […] Voi che siete stati dannati a causa dell’albero, del diavolo e della morte, vedete ora il diavolo e la morte dannati a causa dell’albero” (Vangelo di Nicodemo, 5-1,8-1).

Eccola la salvezza! Eccola la morte, vinta da Gesù! Il tempo degli inferi, il luogo che non era nè Inferno nè Paradiso, dove i defunti soggiornarono nell’ombra, dal giorno del Peccato Originale alla Risurrezione di Gesù, è finito! Da questo momento si aprono le porte del Paradiso per tutti quelli che vorranno camminare con Gesù!

Alessandro Ginotta

L’affresco di oggi è:

La discesa di Cristo agli inferi, FRA’ GIOVANNI DA FIESOLE DETTO IL BEATO ANGELICO, 1440-’45 ca. Firenze, convento di San Marco, cella n°31

Alessandro Ginotta

Responsabile dell'Ufficio Stampa della Società di San Vincenzo De Paoli, Webmaster Cattolico, scrivo articoli (Spiritualità, Fede e Religione) per alcuni periodici cattolici.