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Io sono la vite, voi i tralci

Io sono la vite, voi i tralci

Com’è bello questo rapporto intimo con Dio. Ti rendi conto che è un po’ come essere parte di Lui?

Il mio in(solito) commento a:
Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto (Gv 15,1-8)

Dio è un viticultore. Lo leggiamo in questo brano del Vangelo di Giovanni. Lui sa distinguere i tralci da curare meglio perché porteranno molto frutto e quelli che devono venire tagliati via, perché sciupano inutilmente linfa vitale, senza generare nulla. Anche se oggi siamo meno agricoltori e forse siamo più abituati ad andare ad acquistare uva (talvolta addirittura senza semi) al supermercato, ci è ancora chiaro il significato della metafora: un ramo, per sostenere il peso dei frutti e nutrirli adeguatamente, deve stare ben attaccato al fusto. Diversamente secca, seccherà il legno, seccheranno le foglie e non arriveranno frutti: «Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me» (v. 4).

Abbiamo visto, commentando i brani che la Liturgia ci proponeva per i giorni scorsi, che l’uomo è stato creato libero: libero di scegliere Dio o rinnegarlo. Libero di operare alla ricerca del bene comune, oppure unicamente del proprio tornaconto personale. Libero di essere generoso od avaro. Libero, in fin dei conti, di amare o non amare. Però, in quanto libero, l’uomo deve essere anche consapevole delle conseguenze: prendendo le distanze da Dio la nostra anima si impoverisce, in qualche modo secca ed avvizzisce, un po’ come un ramo che si stacca dal tronco. Non scorre più la linfa. Non arriva più la grazia di Dio. Ma, ATTENZIONE: non perché Dio non pompi più la sua linfa dalle radici, no, quella continua ad arrivare abbondante! Siamo noi che, distaccandoci da Lui, impediamo alla linfa di scorrerci dentro. Impediamo alla linfa (che poi è l’amore e la grazia di Dio) di irrobustirci e nutrirci. Allontanandoci da Dio diventiamo sterili. Peggio ancora: moriamo a poco a poco. E condanniamo a morte i nostri frutti.

Dio ci ama, sempre e a prescindere. Ma senza di Lui non siamo nulla. Com’è bello questo rapporto intimo con Dio. Ti rendi conto che è un po’ come essere parte di Lui? Mi risuona dentro quel bellissimo passo della lettera ai Galati: «Non son più io che vivo: è Cristo che vive in me» (Galati 2,20). Quanta verità in queste parole! Cristo è dentro di me. Cristo è dentro di te. Perché la linfa vitale del suo amore ti scorre dentro. Altrimenti non saresti qui a leggere queste parole in questo momento. Ora, se vuoi fare della tua vita un capolavoro, libera Dio che sta dentro di te! Permettigli di venire fuori attraverso i tuoi gesti, le tue azioni, le tue parole. Fa’ in modo che la tua vita di tutti i giorni rispecchi i valori di amore, amicizia, accoglienza, ascolto, perdono, custodia, insegnamento… che Dio ha messo dentro di te. Ecco che cosa vuol dire far vivere Dio dentro di sé.

Di certo, se farai così, porterai molto frutto! #Santanotte

Alessandro Ginotta

L’illustrazione di oggi è: “Cristo vite vera”, icona greco-ortodossa, collezione privata

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