• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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Quando il cielo pronuncia il tuo nome

Quando il cielo pronuncia il tuo nome

Oggi, 24 giugno, celebriamo la solennità della Natività di San Giovanni Battista, patrono di Torino, la mia città, ma anche di Genova, Firenze e di moltissimi altri comuni italiani. Proprio oggi prende vita una mia nuova attività, quella di coach spirituale, che si affianca al mio lavoro di comunicatore e scrittore, e desidero affidare questo nuovo cammino alla protezione di Giovanni Battista, l’uomo del deserto, la voce che ha squarciato il silenzio, il profeta che ha preparato la strada al Signore e ha avuto il privilegio immenso di battezzare il Salvatore. A lui chiedo di benedire questo percorso, perché ogni persona accompagnata possa ritrovare, anche nella notte più fitta, la direzione della luce. E a te che stai leggendo chiedo una preghiera. Una sola, semplice e sincera, perché ogni strada nuova ha bisogno di essere custodita dal cielo.

Ora però vieni, entra con me in questa casa…

Il mio in(solito) commento a:
«Giovanni è il suo nome» (Luca 1,57-66.80)

C’è un bambino appena nato, ci sono parenti accorsi, sguardi colmi di stupore e un anziano padre che da nove mesi vive prigioniero del silenzio. Tutto sembra piccolo, domestico, quasi ordinario, eppure dentro quelle mura Dio sta cambiando la storia.

Hai mai atteso qualcosa con una trepidazione così forte da sentirti sospeso tra paura e speranza? Immagina Zaccaria nel Tempio, avvolto dal profumo dell’incenso, mentre l’arcangelo Gabriele irrompe nella sua vita con un annuncio troppo grande per essere contenuto dalla ragione: Elisabetta, sua moglie, anziana e sterile, avrà un figlio.

Zaccaria ascolta, ma il dubbio attraversa la sua fede come una crepa. Guarda la propria età, misura il limite umano, pesa ciò che sembra possibile e, per un istante, dimentica che Dio non costruisce il futuro con i nostri calcoli. Così resta muto.

Eppure quel silenzio non è una condanna, ma una fucina. Non è una terra vuota, ma un grembo nel quale Dio ricostruisce ciò che la paura aveva incrinato. Per nove mesi Zaccaria non può spiegarsi, difendersi o riempire l’attesa con parole inutili. Può soltanto ascoltare il respiro di Elisabetta, osservare il suo ventre crescere e lasciarsi raggiungere, giorno dopo giorno, da una verità che supera ogni logica: la promessa si sta facendo carne sotto i suoi occhi.

Ci sono silenzi che ti spaventano, perché sembrano toglierti tutto, e invece stanno preparando una nascita. Forse anche tu hai attraversato un tempo così, quando non riuscivi più a nominare ciò che sentivi, quando la preghiera sembrava rimbalzare contro il cielo e il futuro appariva immobile. Eppure proprio lì, nel punto in cui pensavi che nulla stesse accadendo, Dio lavorava in profondità.

Il cielo non tace perché ti ha dimenticato. Talvolta tace perché sta pronunciando il tuo futuro in un linguaggio che ancora non conosci. Poi il bambino nasce. Un vagito rompe l’attesa e attraversa la casa come una tromba. La vita è arrivata proprio dove tutti avevano smesso di aspettarla, la promessa ha un volto, due mani minuscole e un respiro che sembra contenere il mondo.

I parenti vogliono chiamarlo Zaccaria, come suo padre, perché l’abitudine ama ripetere ciò che conosce, mentre Dio apre sempre sentieri nuovi. Elisabetta si oppone: «No, si chiamerà Giovanni». Tutti protestano, si interrogano e cercano una spiegazione. Nessuno, nella loro famiglia, porta quel nome. Allora si voltano verso il padre, e Zaccaria chiede una tavoletta di cera per scrivere. La prende tra le mani e vi traccia con un fremito queste parole: «Giovanni è il suo nome». Non “sarà”, ma “è”. Quel bambino possiede già un’identità, prima ancora di poter pronunciare una parola. Dio lo ha visto, scelto e chiamato quando ancora nessun altro poteva immaginarne il volto.

Anche su di te esiste un nome che il Signore ha scritto prima che il mondo iniziasse a giudicarti. Un nome più vero delle etichette che ti hanno imposto, più forte delle cadute che ti porti dentro e più luminoso delle paure che tentano di definirti. Tu non sei soltanto ciò che ti è accaduto. Sei ciò che Dio continua a chiamare alla vita.

Gli altri leggono il tuo passato. Dio pronuncia il tuo compimento.

Nel momento in cui Zaccaria riconosce il progetto del Signore, la sua bocca si apre e la lingua si scioglie. Le prime parole che pronuncia non sono un rimprovero, una giustificazione o il racconto della propria fatica: sono una benedizione. È questo il prodigio più grande. Zaccaria non ritrova soltanto la voce, ritrova la ragione per cui usarla.

Il silenzio ha scavato dentro di lui uno spazio immenso e ora da quello spazio erompe il canto. L’uomo che aveva dubitato annuncia un Dio fedele, capace di visitare il suo popolo, di ricordarsi dell’alleanza e di far sorgere dall’alto un sole destinato a rischiarare chi cammina nelle tenebre. La sua voce non è più quella di prima, perché quando Dio ti attraversa davvero, non ti restituisce semplicemente ciò che avevi perduto: lo trasfigura.

Giovanni crescerà nel deserto, dove il vento non accarezza ma scolpisce, e diventerà una voce capace di scuotere i cuori. Non cercherà applausi, non costruirà troni e non tratterrà la luce su di sé. Indicherà Cristo. Questa è la sua grandezza: sapere di essere una strada e non la meta, una lampada e non il sole, una voce e non la Parola. Forse anche tu oggi sei chiamato a preparare una strada. Magari non davanti alle folle, ma nel cuore di una persona, in una casa ferita o dentro una relazione che attende da tempo una parola vera.

Non pensare che la tua voce sia troppo fragile. Anche il deserto sembrava vuoto, eppure Dio lo ha scelto per far risuonare l’annuncio. Lascia allora che Giovanni Battista ti accompagni oltre la paura, oltre il bisogno di essere compreso e oltre il confine di ciò che ritieni possibile.

Dio può fare della tua attesa un’alba, del tuo silenzio una profezia e della tua vita una strada sulla quale qualcuno incontrerà Cristo. Quando accogli il nome che Dio ha scritto su di te, la tua anima smette di balbettare e comincia finalmente a cantare.

Dio non lasci mai muta la tua anima, ma le conceda una voce capace di rialzare, benedire e indicare la luce, perché anche tu, nel tuo piccolo tratto di deserto, possa diventare il luogo in cui il cielo ricomincia a parlare #Santanotte

Alessandro Ginotta

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