• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
  • alessandro.ginotta@labuonaparola.it
Oltre la porta, l’infinito

Oltre la porta, l’infinito

Anche tu hai delle perle, persino se qualche ferita ti ha convinto di possedere soltanto frammenti. Sono la fiducia che hai continuato a offrire dopo una delusione, la sensibilità che hai difeso in un mondo spesso distratto e quella fede che, nelle notti più buie, ha continuato a brillare come una piccola lampada contro il vento

Il mio in(solito) commento a:
«Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro»
(Matteo 7,6.12-14)

Ci sono pagine del Vangelo che sembrano aprirsi davanti a te come paesaggi quieti, nei quali puoi sostare e respirare, e ce ne sono altre che assomigliano a un sentiero scavato nella roccia, stretto, ripido, capace di chiederti ogni passo, ogni respiro, ogni scelta. La Parola di oggi appartiene a queste ultime, perché Gesù non ti accompagna lungo una strada comoda, ma ti conduce fino alla soglia di te stesso, là dove devi decidere che cosa custodire, come guardare gli altri e quale porta attraversare.

«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci». È una frase che graffia, che quasi ti obbliga a fermarti, perché non corrisponde all’immagine addomesticata di un Gesù sempre accomodante, pronto a lasciare che tutto scivoli via senza mai opporre resistenza. Eppure, proprio qui, il Vangelo ti consegna una verità luminosa: ciò che porti dentro ha un valore immenso, e l’amore non consiste nel permettere a chiunque di calpestarlo.

Non tutto ciò che è fragile è debole. Ci sono fragilità che contengono la forza di un’alba.

Forse hai consegnato il meglio di te a chi non sapeva riceverlo, hai raccontato una ferita a chi l’ha trasformata in un giudizio oppure hai aperto il cuore davanti a qualcuno che ha guardato soltanto la superficie. E allora potresti aver pensato che la tua perla valesse poco, mentre era semplicemente caduta davanti a occhi incapaci di riconoscerla.

Gesù non ti chiede di indurirti, né di costruire mura intorno all’anima, ma di imparare una sapienza più profonda: quella di chi sa distinguere tra il dono e lo spreco, tra la perseveranza e l’accanimento, tra l’amore che resta e l’amore che, per non perdersi, deve fare un passo indietro.

Ci sono porte che puoi soltanto sfiorare, perché appartengono alla libertà dell’altro. Puoi bussare, puoi attendere, puoi pregare, ma non puoi sfondarle. L’amore vero non invade: resta sulla soglia con una luce accesa.

Poi, quasi improvvisamente, il Vangelo cambia orizzonte e Gesù pronuncia una delle frasi più potenti che siano mai state affidate al cuore umano: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro». Non è un consiglio gentile, è una rivoluzione.

Gesù ti invita a non aspettare che il bene arrivi, ma a diventare tu il luogo dal quale il bene comincia. Vorresti essere ascoltato quando dentro di te tutto grida e fuori non trovi le parole? Impara ad ascoltare. Vorresti che qualcuno ti cercasse nel momento in cui ti senti dimenticato? Comincia tu a farti vicino. Vorresti che il tuo errore non diventasse una condanna definitiva? Guarda anche tu l’altro oltre la sua caduta.

Il mondo cambia ogni volta che qualcuno smette di domandare amore e comincia a generarlo.

Questa parola ti chiede di compiere un viaggio forse più difficile di mille chilometri: entrare, anche soltanto per un momento, nella vita di chi hai davanti. Significa provare a vedere il peso che porta, la paura che nasconde e la battaglia che combatte senza raccontarla a nessuno.

Dietro una voce dura può esserci una ferita mai ascoltata, dietro un silenzio può tremare il timore di essere nuovamente abbandonati e dietro una chiusura può nascondersi un cuore che ha imparato a difendersi prima ancora di sentirsi amato. Mettersi nei panni dell’altro non significa giustificare ogni comportamento, ma ricordare che nessuna persona coincide interamente con il suo momento peggiore. Tu stesso sei più grande delle tue cadute, perché Dio non ti guarda come un errore da correggere, ma come un figlio da accompagnare.

Dio non ti aspetta alla fine del cammino. Cammina dentro ogni tuo passo. Ed ecco che, un passo dopo l’altro, arriva la porta stretta.

La vedi davanti a te, quasi nascosta tra le rocce, mentre intorno si aprono strade ampie, rumorose, affollate e apparentemente più semplici. La via larga è quella della risposta immediata, del giudizio lanciato come una pietra, dell’orgoglio che pretende di vincere ogni confronto. La porta stretta, invece, ti chiede di rallentare, di abbassare il capo e di lasciare fuori tutto ciò che ti rende troppo ingombrante per l’amore.

Non passa l’ego gonfio di ragioni, non passa il bisogno di avere sempre l’ultima parola, non passa la paura che ti costringe a difenderti da tutti. Passa, invece, chi ha imparato a farsi leggero, chi sa chiedere perdono e chi sceglie di comprendere prima di condannare.

La porta è stretta perché conduce in uno spazio che l’orgoglio non riuscirebbe ad abitare.

Attraversarla costa, perché ogni passo verso il bene richiede una piccola morte: muore la vendetta, si spegne il bisogno di prevalere e cade la maschera con cui tenti di apparire invulnerabile. Eppure, proprio mentre lasci andare ciò che ti appesantisce, scopri che dall’altra parte non c’è una prigione, ma un orizzonte sconfinato. La porta è stretta. Il cielo, invece, è immenso.

Forse oggi il Vangelo ti chiede un gesto piccolo, ma capace di aprire una breccia nell’eternità: una parola che rialzi, una telefonata inattesa oppure una presenza silenziosa accanto a chi sta attraversando il buio. Potrebbe sembrare poco, eppure il Regno di Dio comincia spesso così, con qualcuno che decide di offrire ciò che avrebbe desiderato ricevere.

Non aspettare che gli altri diventino più buoni per scegliere il bene. Non attendere che il mondo impari ad amare per mettere in moto l’amore.

Sii tu la prima luce. Sii tu la mano tesa. Sii tu la porta che qualcuno credeva ormai chiusa. Perché forse, proprio attraverso il modo in cui guarderai una persona oggi, quella persona tornerà a credere di meritare amore, e incontrandoti potrà intuire, anche soltanto per un istante, che Dio non l’ha dimenticata. Il bene che sogni non sta aspettando qualcuno. Sta aspettando te #Santanotte

Alessandro Ginotta

Sostieni labuonaparola.it

 Se ti piace questo blog sostienilo.
La tua donazione mi aiuterà a continuare a creare contenuti di qualità:

Ogni contributo, grande o piccolo, fa la differenza. Grazie per il tuo sostegno!


Lasciati raggiungere da La buona Parola sulla tua e-mail

Iscriviti alla newsletter. Riceverai una email ogni volta che verrà pubblicato un nuovo commento. È gratis e ti potrai cancellare in ogni momento.

Tags :

Lasciati raggiungere da La buona Parola sulla tua e-mail

Iscriviti alla newsletter. Riceverai una e-mail ogni volta che verrà aggiunta una nuova riflessione. È gratis e potrai cancellarti in ogni momento.

Continua a leggere