
Quando Gesù ti ama proprio dove tu fai più fatica ad amarti
C’è una cosa che commuove profondamente nel Vangelo di oggi: Gesù risorto prepara da mangiare ai suoi amici. Il Signore della vita, Colui che ha attraversato la morte e ne è uscito vincitore, non si presenta con il rumore solenne della gloria, non pretende spiegazioni da chi lo ha abbandonato, non rivendica il dolore subito, ma accende un fuoco sulla riva, prepara pane e pesce, e aspetta. Aspetta Pietro. Aspetta anche te.
Il mio in(solito) commento a:
Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore (Giovanni 21,15-19)
Prova a entrare in quella scena. L’alba accarezza il mare di Galilea, l’aria sa di brace, le barche rientrano lente e gli apostoli portano addosso la stanchezza di una notte inutile, perché hanno pescato senza prendere nulla, come accade anche a noi quando ci affanniamo, corriamo, costruiamo, parliamo, facciamo mille cose, ma dimentichiamo di lasciarle abitare da Dio. Poi arriva Gesù.
E, quando arriva Gesù, la notte non finisce soltanto perché sorge il sole, ma perché qualcuno torna a chiamarti proprio mentre ti senti vuoto, stanco, deluso, incapace di ricominciare.
Poi troviamo Pietro. Fermati su di lui, perché Pietro oggi sei tu quando ami e tradisci, quando prometti e poi tremi, quando vorresti essere forte e invece ti scopri fragile, quando porti nel cuore un amore sincero, ma anche una ferita che ti fa abbassare lo sguardo. Pietro ha rinnegato Gesù tre volte. Ha detto di non conoscerlo. Ha avuto paura. È caduto proprio nel momento in cui avrebbe voluto dimostrarsi fedele. E adesso se lo ritrova davanti, su quella riva, vicino a un fuoco che forse gli ricorda un altro fuoco, quello del cortile in cui aveva negato il Maestro. Ma Gesù non lo accusa.
Questa è la rivoluzione del Vangelo. Non gli dice: “Mi hai deluso”. Non gli dice: “Dove eri quando avevo bisogno di te?”. Non gli dice: “Ti perdono, ma non mi fido più”. Gli fa soltanto una domanda, la più semplice e la più immensa: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?».
Gesù non cerca in Pietro una biografia impeccabile, ma un cuore ancora capace di lasciarsi amare. Non cerca la perfezione, cerca la verità. Non viene a contare le cadute, viene a vedere se, sotto la cenere del peccato, c’è ancora una scintilla viva. E questa domanda oggi arriva anche a te.
Arriva là dove fai fatica a perdonarti, là dove custodisci una ferita che non racconti a nessuno, là dove pensi di non essere più degno, più credibile, più capace di chiamarti discepolo: “Mi ami?”. Pietro risponde come può: «Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Non osa parole grandi, perché la colpa gli ha abbassato la voce, eppure non mente. Offre a Gesù un amore ferito, piccolo, tremante, ma vero.
E Gesù lo accoglie. Non gli dice: “È troppo poco”. Non gli dice: “Torna quando sarai migliore”. Gli dice: «Pasci i miei agnelli». Capisci che cosa accade? Gesù prende un uomo spezzato e gli affida altri uomini spezzati. Prende uno che ha pianto e lo manda a custodire chi piange. Prende uno che è caduto e lo rende pastore di chi cadrà. Dio non aspetta che tu sia senza crepe per far passare la sua luce. Anzi, a volte proprio dalle tue crepe può raggiungere qualcuno che, altrimenti, non sapresti nemmeno sfiorare.
Tre volte Pietro aveva rinnegato. Tre volte Gesù gli chiede amore. Non per umiliarlo, ma per guarirlo. Non per riaprire la ferita, ma per togliere il veleno che era rimasto dentro. Tre rinnegamenti, tre domande, tre possibilità di ricominciare. È come se Gesù gli dicesse: “Là dove hai detto no, ora puoi dire sì. Là dove sei fuggito, ora puoi tornare. Là dove ti sei vergognato di me, ora scopri che io non mi sono mai vergognato di te”.
Poi arriva l’ultima parola: «Seguimi». È la stessa parola dell’inizio, ma ora Pietro non la ascolta più con l’illusione di essere invincibile; la ascolta con l’umiltà di chi sa di poter cadere e proprio per questo si aggrappa più forte al Maestro. Forse la fede matura comincia qui: non quando pensi di non cadere mai, ma quando scopri che, se cadrai, Lui continuerà a chiamarti.
Allora lascia che questa domanda scenda dentro di te senza difese: “Mi ami?”. Forse potrai rispondere soltanto: “Signore, tu lo sai. Sai il bene che desidero e il male che mi ferisce, sai le promesse mantenute e quelle tradite, sai quando ti ho cercato e quando ho fatto finta di non conoscerti. Ma tu sai anche che, sotto tutto questo, io ti voglio bene”. E sarà abbastanza. Non perché il tuo amore sia grande, ma perché grande è il Suo. Non perché tu sia perfetto, ma perché Lui è fedele. Non perché tu non sia caduto, ma perché Lui è venuto proprio a rialzarti.
Questa sera non restare a fissare le reti vuote. Non trasformare il tuo errore in una prigione. Non permettere alla vergogna di rubarti la missione. C’è qualcuno da amare. C’è qualcuno da custodire. C’è qualcuno che aspetta proprio la tenerezza che tu hai imparato ricevendola da Dio. Pasci i miei agnelli. Ama chi è fragile. Custodisci chi è stanco. Rialza chi è caduto.
E non avere paura di presentarti a Gesù con le mani vuote, perché Lui conosce già la tua notte, conosce già le tue reti, conosce già il tuo rinnegamento, ma sulla riva ha acceso un fuoco e ti aspetta non per chiederti conto del tuo fallimento, ma per restituirti il coraggio di amare. #Santanotte
Alessandro Ginotta
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