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Brillare nonostante tutto

Brillare nonostante tutto

Scoop: tu non sei fatto per finire. E forse dovremmo ripetercelo più spesso, soprattutto nei giorni in cui la vita sembra volerci convincere del contrario, quando il corpo si stanca, il cuore si appesantisce e tutto ciò che amiamo sembra scivolarci via troppo in fretta. E invece no.

Il mio (in)solito commento a:
“Siano perfetti nell’unità” (Giovanni 17,20-26)

Tu non sei nato per spegnerti. Sei nato per tornare a brillare. Gesù, nel Vangelo di Giovanni, prega il Padre in un momento delicatissimo, sospeso tra l’intimità dell’ultima cena e l’ombra ormai vicina della croce, eppure proprio mentre tutto sembra precipitare, Lui non pensa soltanto a sé, non si chiude nella paura, non cerca una via di fuga, ma allarga il cuore fino ad abbracciare tutti. Anche quelli che verranno dopo. Anche quelli che crederanno senza aver visto. Anche te.

Sì, proprio te, che forse oggi arrivi a questa pagina con una ferita ancora aperta, con una domanda rimasta sospesa, con una stanchezza che non sai più raccontare nemmeno a te stesso e con quel bisogno silenzioso di sentirti dire che non sei dimenticato, che non sei perso, che non sei soltanto la somma dei tuoi errori e delle tue giornate più difficili. Gesù prega per te.

E che cosa chiede? “Che tutti siano una cosa sola”. Non chiede semplicemente che impariamo ad andare d’accordo, non invoca una fragile armonia di facciata, ma spalanca davanti a noi il mistero più grande della nostra destinazione: l’unità con Dio. Capisci che cosa significa? Non sei soltanto destinato a sopravvivere alla morte. Sei destinato a entrare in Dio.

Noi spesso pensiamo alla vita come a una linea: nasciamo, cresciamo, amiamo, sbagliamo, lottiamo, invecchiamo, moriamo e poi, se abbiamo fede, aggiungiamo quasi timidamente una parola: risorgiamo. Ma Gesù oggi ci porta oltre, perché la risurrezione non è soltanto il ritorno alla vita dopo la morte, ma il compimento di un cammino d’amore iniziato molto prima di noi.

Mi piace pensare che la creazione sia nata così: non da un gesto freddo di onnipotenza, ma da un traboccare d’amore, perché Dio non crea per riempire un vuoto, Dio crea perché l’amore, quando è vero, non riesce a restare chiuso in se stesso. Ed ecco il big bang dell’Amore: prima del tempo, Dio amava. Prima delle stelle, Dio amava. Prima di te, Dio ti amava. Forse l’universo intero non è altro che questo: l’amore di Dio che ha rotto gli argini dell’eternità per venire a cercarti nel tempo e dirti che non sei un caso disperso nel cosmo, ma una scintilla desiderata, chiamata, amata, attesa. Tu sei fragile, sì, ma non sei banale. Sei polvere, sì, ma polvere abitata dal Cielo. Sei limite, sì, ma limite attraversato dall’eterno.

Dentro di te c’è una brace che nessuna notte riesce a spegnere del tutto, anche quando ti senti lontano da Dio, anche quando ti sembra di aver perso la strada, perché in fondo alla tua anima resta una nostalgia ostinata, una sete che nessuna cosa del mondo riesce a saziare completamente. E sai perché? Perché desideri Dio perché vieni da Dio, cerchi l’amore perché sei nato dall’Amore, soffri la divisione perché sei stato pensato per l’unità.

La tua nostalgia è una bussola. La tua sete è una memoria. La tua inquietudine, quando non la anestetizzi, può diventare una preghiera. Siamo scintille, ma la scintilla non è fatta per restare lontana dal Fuoco. E qui sta il miracolo più grande: nella nostra risurrezione in Dio non verremo cancellati, non saremo assorbiti come gocce senza nome in un oceano impersonale, ma saremo finalmente liberati da tutto ciò che ci impedisce di essere davvero noi stessi.

Il Paradiso non sarà un luogo lontano pieno di anime indistinte, ma una comunione di volti riconciliati, di storie guarite, di ferite diventate finestre, di lacrime finalmente comprese, di abbracci rimasti sospesi e finalmente restituiti. Il Paradiso sarà l’amore senza più paura. Sarà la casa senza più distanze. Sarà il tuo nome pronunciato da Dio senza più nessuna ombra tra te e Lui.

Ma questa unità non comincia soltanto dopo la morte, perché Gesù non ci consegna una promessa da rimandare all’ultimo giorno, ma una responsabilità da vivere oggi, dentro le relazioni che ci costano, dentro i legami feriti, dentro le famiglie imperfette, dentro quella riconciliazione che continuiamo a rimandare perché ci sembra troppo difficile.

L’eternità comincia ogni volta che scegli di non spezzare il legame. Comincia quando trattieni una parola che avrebbe ferito, quando non rispondi al male con altro male, quando capisci che avere ragione non ti basta se intanto hai perduto un fratello. Solo quando Cristo è al centro le distanze possono diventare cammini e le ferite possono diventare passaggi di luce.

Non siamo nati per consumarci in piccole guerre di orgoglio mentre dentro di noi brucia il desiderio dell’infinito. Non siamo nati per spegnerci lentamente dentro rancori minuscoli mentre il Cielo ci chiama a diventare fuoco. Non sprecarti nel fango di ciò che passa, ma ricordati da dove vieni e dove sei chiamato a tornare: nello sconfinato, illimitato, infinito Amore di Dio #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Christus Consolator”, di Carl Heinrich Bloch, 1875, olio su tela, Brigham Young University Museum of Art

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