• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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Finché trattieni, manca. Quando doni, trabocca

Finché trattieni, manca. Quando doni, trabocca

C’è un momento, nella vita, in cui ti fermi — magari in silenzio, magari nel rumore di una giornata qualsiasi — e ti accorgi che quello che hai tra le mani sembra non bastare: non bastano le energie, non basta il coraggio, non basta nemmeno quella fede che pure custodisci, ma che a volte ti pare così fragile, così esposta, così… umana.

Il mio (in)solito commento a:
«Distribuì a quelli che erano seduti quanto ne volevano» (Giovanni 6,1-15)

E allora vieni. Non restare fuori da questa pagina di Vangelo. Entra. Siediti anche tu su quell’erba, confonditi tra la folla, lascia che la scena ti attraversi.

Perché vedi, qui accade qualcosa che spiazza, qualcosa che rompe i tuoi schemi più profondi: Gesù non distribuisce “quanto basta”, non si limita a garantire il minimo indispensabile, non si muove nella logica prudente del “teniamo da parte, non si sa mai”… no, Gesù distribuisce quanto ne vogliono. E questa frase, se la lasci scendere davvero dentro di te, ti mette quasi in crisi.

Perché tu sei abituato a misurare, a contenere, a proteggere quello che hai, a dosare perfino l’amore per paura di restare senza. Sei abituato a vivere con il freno tirato, con il pensiero fisso che, se dai troppo, poi ti mancherà qualcosa.

E invece Lui no. Lui prende quel poco — cinque pani d’orzo, due pesci — e non lo tratta come un limite, ma come un inizio. Non lo guarda per quello che manca, ma per quello che può diventare.

Perché il vero nodo non è la quantità di quello che hai, ma è la paura di perderlo. Non è la scarsità che ti blocca. È il bisogno di controllo. Non è il poco che possiedi. È il tanto che trattieni.

E allora il miracolo comincia proprio lì, in quel punto preciso in cui smetti di difendere e inizi a consegnare, in cui lasci cadere i tuoi calcoli e provi — magari tremando — a dire: “Signore, è poco… ma è tutto quello che ho. Prendilo”.

E succede qualcosa di incredibile, qualcosa che non puoi spiegare ma solo vivere: quello che affidi non diminuisce, si dilata; quello che offri non si perde, si trasforma; quello che doni non si esaurisce, si moltiplica. Non è il pane che cambia. Sei tu che cambi. Non è la folla che viene saziata. È la tua logica che viene capovolta. Non è solo un miracolo davanti agli occhi. È una rivoluzione dentro il cuore.

Perché Dio non entra nei tuoi conti per sistemarli. Li spezza. Li supera. Li trasfigura. E all’improvviso ti ritrovi con le mani piene, ma non perché hai trattenuto, perché hai lasciato andare. Non perché hai accumulato, perché hai creduto.

E avanzano pure dodici ceste. Dodici. Come a dirti che Dio non si limita a rispondere ai tuoi bisogni: li supera, li oltrepassa, li riempie di una sovrabbondanza che quasi ti mette in imbarazzo.

Allora fermati un istante, proprio adesso, e chiediti con sincerità: cosa sto trattenendo? Qual è quel poco che continuo a difendere, quella parte di me che non riesco a consegnare, quella fiducia che non riesco a fare fino in fondo? Perché forse il miracolo che stai aspettando… è già lì. Nascosto in quello che non vuoi dare.

E ascolta bene: Dio non ha bisogno del tuo molto. Ha bisogno del tuo vero. Ha bisogno di quel poco che custodisci con paura, perché è proprio lì che Lui può entrare e fare l’impossibile. Perché la fede non è sicurezza. È abbandono. Non è controllo. È fiducia. Non è trattenere per sopravvivere. È donare per rinascere.

E quando finalmente ti arrendi a questa logica — quando smetti di stringere e inizi ad aprire le mani — allora la tua vita cambia direzione, prende respiro, si accende. E non sarai più tu a chiederti se basta.

Sarà la tua vita, finalmente libera, a gridarlo: è troppo! È traboccante! È vita vera! #Santanotte

Alessandro Ginotta

Scuola Veneta, Cristo Benedicente con i Pani e i Pesci – Fine del XVII Secolo

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