
Quando Dio abbatte i tuoi progetti per trasformare la tua vita
Se sei arrabbiato perché ti sembra che Dio abbia permesso che una disgrazia sconvolgesse la tua vita… leggi fino in fondo e scoprirai una risposta non scontata
Il mio (in)solito commento a:
“Non è costui il figlio del falegname? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?” (Matteo 13,54-58)
Il 31 luglio la Chiesa ricorda sant’Ignazio di Loyola, un uomo che, insieme a san Giovanni Paolo II, porta una singolare “responsabilità”: avermi instradato sulla via della scrittura. Chi mi segue fin dal primo libro sa che furono proprio gli “Esercizi spirituali” di Sant’Ignazio di Loyola a ispirare i miei primi commenti al Vangelo, quando ancora non immaginavo che quelle parole nate nel silenzio sarebbero diventate una strada. Perché lo scelsi? Perché la vita di Sant’Ignazio per molti versi mi ricordava la mia…
Ignazio, prima di diventare santo, era un uomo d’armi e, diciamolo, anche un autentico attaccabrighe, sedotto dalla gloria, dall’onore e dal desiderio di lasciare il proprio nome nella storia. Poi, durante l’assedio di Pamplona del 1521, una palla di cannone gli spappola una gamba e lo costringe a letto per lunghi mesi durante i quali rischia anche la vita.
Sì, a volte Dio entra nella tua vita come una tempesta e sembra portarti via ogni cosa: i progetti, le certezze, perfino il futuro che avevi immaginato. Tu lo chiami disgrazia, perché davanti ai sogni infranti è difficile scorgere un disegno, eppure ciò che appare come una fine, non necessariamente avrà l’ultima parola: può diventare il primo passo di una trasformazione profonda, l’inizio di un cambiamento, di una conversione, di una vita nuova.
Sant’Ignazio, che aveva costruito la propria identità sull’azione, improvvisamente non può più correre, combattere o conquistare, e si ritrova davanti al campo di battaglia più difficile: quello che ogni uomo porta dentro di sé. Per passare il tempo chiede di poter leggere romanzi cavallereschi (la sua passione), ma trova soltanto una Vita di Cristo e una raccolta di vite dei santi. Legge, medita e si accorge che alcuni pensieri lo infiammano per un istante, lasciandolo poi vuoto, mentre altri accendono dentro di lui una pace che resiste.
È così che nasce la base degli Esercizi Spirituali ignaziani: il discernimento degli spiriti. Imparare a riconoscere da dove vengono i pensieri, i desideri e le emozioni che attraversano il cuore, osservando soprattutto dove ci conducono.
Lo spirito buono, ci insegna Sant’Ignazio, apre, incoraggia e rende più capaci di amare, mentre lo spirito cattivo confonde, esaspera le paure e promette felicità che si trasformano presto in catene. Discernere significa allora chiedersi quale voce ti renda più libero e quale, invece, ti allontani lentamente dalla persona che sei chiamato a diventare.
Ecco perché oggi mi colpisce così tanto la domanda degli abitanti di Nazaret: «Non è costui il figlio del falegname? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Quelle persone credono di conoscere Gesù perché conoscono la sua casa, la sua famiglia e il mestiere di Giuseppe, perciò rinchiudono il mistero dentro ciò che hanno già deciso. Guardano il figlio del falegname e non riescono a vedere il Figlio di Dio.
Succede anche a te quando Dio ti raggiunge attraverso una persona che avevi sottovalutato, una sconfitta che volevi dimenticare o una ferita che consideravi soltanto una disgrazia. Tu guardi una gamba spezzata, mentre Dio sta preparando un pellegrino; guardi una porta chiusa, mentre il cielo ha già cominciato ad aprire un varco.
Viviamo dentro un mondo che accelera ogni giorno e, mentre corriamo per stare dietro a tutto, rischiamo di perdere il contatto con ciò che accade nell’anima. Eppure tu non sei soltanto il tuo corpo, i tuoi impegni o i desideri che reclamano attenzione. Tu sei molto di più di un conglomerato biologico di cellule. Tu sei una creatura chiamata all’eternità, un mistero abitato da Dio!
La preghiera non è un monologo pronunciato davanti a un cielo muto, perché quando impari a fare silenzio una risposta arriva, forse attraverso una parola, una sensazione profonda o una pace che non sai spiegare. Tuttavia proprio qui serve il discernimento, perché anche la paura sa parlare, anche l’orgoglio sa travestirsi da intuizione e persino una ferita può fingersi voce di Dio.
«Da dove mi vengono tutte queste cose?» diventa allora una domanda decisiva. Da dove viene il desiderio che sto seguendo? Mi rende più libero oppure mi incatena? Mi conduce verso l’amore oppure mi chiude nel rancore? Dopo averlo ascoltato sento una pace profonda, anche se esigente, oppure un’inquietudine che consuma?
La vita spirituale è una battaglia, ma tu non sei una banderuola condannata a piegarsi al vento più forte. Puoi diventare vela e imparare a riconoscere il soffio che conduce verso il largo. Il male ama il rumore, perché nel rumore ogni voce sembra vera. Dio, invece, parla spesso piano, ma quando lo riconosci rimette ordine dentro di te.
Gli abitanti di Nazaret persero l’occasione di incontrare il cielo perché erano troppo sicuri di conoscere la terra. Tu fermati prima che accada anche a te, entra nel silenzio e interroga ciò che si muove nel tuo cuore, perché il discernimento comincia quando smetti di subire ogni voce e scegli finalmente quale seguire.
Se non fosse mai arrivata quella palla di cannone… non avremmo avuto tutto questo. Non avremmo mai conosciuto gli Esercizi Spirituali, non sarebbe mai nato l’ordine dei Gesuiti… Anche da una tragedia, da un grande male, da qualcosa che sembra mettere la parola fine a tutto, può nascere qualcosa di più grande. Noi ci disperiamo, perché non sappiamo come sarà il nostro futuro, ma Lui, Dio, sì.
Non restare intrappolato nelle false certezze materiali. Ricorda che la metà di te è spirituale e trascendente. Ricorda che la parte più bella di te è eterna. Anche se l’unica cosa che ti sembra oggi importante è corruttibile, la tua anima sarà l’unica cosa a sopravvivere.
Sant’Ignazio dovette perdere una battaglia per scoprire la propria missione. Forse anche la tua ferita, quella che continui a chiamare sconfitta, è il luogo in cui Dio sta preparando la tua rinascita. A volte Dio permette che una palla di cannone abbatta i tuoi progetti, perché ha deciso di salvare la tua anima e trasformare le tue macerie in una strada #Santanotte
Alessandro Ginotta

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