
Tu non sei il tuo errore
Forse è successo anche a te. Qualcuno ti ha giudicato nel giorno peggiore, ti ha dato un’etichetta e ha smesso di guardare oltre. E il rischio più grande è che, col tempo, tu abbia cominciato a crederci.
Il mio (in)solito commento a:
«Raccolgono i buoni nei canestri e buttano via i cattivi» (Matteo 13,47-53)
C’era un tempo in cui bastavano una lavagna, un gessetto e due colonne per dividere una classe: buoni da una parte, cattivi dall’altra. Io ricordo ancora il disagio di vedere una persona ridotta a un comportamento, come se un errore potesse contenere tutta la sua storia.
Questa pagina del Vangelo mette inquietudine, perché parla di una rete che raccoglie ogni genere di pesci e di una separazione finale. Ma prima di dividerli, quella rete li accoglie tutti.
Il Regno di Dio funziona così: ti raggiunge nel mare agitato della tua vita, entra nelle tue profondità, raccoglie la parte luminosa e quella ferita, il coraggio e le paure, il bene che hai fatto e ciò che ancora ti pesa.
Prima di giudicarti, Dio ti viene a cercare. E allora la domanda vera non è: «Sono buono o cattivo?», perché nessuno di noi è soltanto luce o soltanto ombra. La domanda è molto più scomoda: quale parte di me sto nutrendo? Ogni giorno scegli che cosa mettere nel canestro e che cosa gettare via. Lo fai quando usi una parola per guarire invece che per colpire, quando chiedi perdono invece di difendere il tuo orgoglio, quando continui ad amare anche se sei stato ferito.
Dio, però, vede ciò che gli altri ignorano. Conosce le lacrime nascoste, la fatica di restare in piedi e le battaglie che hai combattuto senza raccontarle a nessuno. Sa distinguere la fragilità dalla cattiveria, una caduta da un cuore che ha scelto di diventare pietra. Per questo il giudizio di Dio non assomiglia a una sentenza fredda, ma a una luce che finalmente mostra la verità. E forse la verità più dolorosa sarà scoprire quanto siamo stati amati e quante volte abbiamo avuto paura di lasciarci amare.
L’inferno comincia quando chiudiamo la porta mentre l’Amore continua a bussare, quando preferiamo il rancore alla pace, quando scegliamo di avere ragione anche a costo di perdere qualcuno. Eppure il Vangelo di oggi non vuole spaventarti. Vuole svegliarti. Sei ancora in tempo.
Sei ancora in tempo per lasciare andare ciò che ti avvelena, per smettere di chiamarti con il nome del tuo errore, per scegliere una direzione nuova. Tu non sei la somma delle tue cadute, ma la direzione verso cui decidi di rialzarti. Dio non vuole gettare via te. Vuole liberarti da tutto ciò che ti rende meno vivo, meno libero, meno capace di amare.
Quando la rete verrà tirata a riva, forse scoprirai che ad attenderti non ci sarà una mano pronta a respingerti, ma un Padre con le braccia spalancate. E ti farà una sola domanda: «Vuoi tornare a casa?». Basterà un sì, anche fragile, anche pronunciato tra le lacrime. Perché Dio non ha attraversato il mare della tua vita per perderti proprio sulla riva #Santanotte
Alessandro Ginotta

Sostieni labuonaparola.it
La tua donazione mi aiuterà a continuare a creare contenuti di qualità:
Ogni contributo, grande o piccolo, fa la differenza. Grazie per il tuo sostegno!
Lasciati raggiungere da La buona Parola sulla tua e-mail
Iscriviti alla newsletter. Riceverai una email ogni volta che verrà pubblicato un nuovo commento. È gratis e ti potrai cancellare in ogni momento.


