
Qual è il tuo posto nel Vangelo?
Un bacio nella notte, passi concitati, mani che afferrano, sguardi che si incrociano e si perdono, e tu ti ritrovi a seguire la scena con il fiato sospeso, quasi senza accorgerti che non sei più spettatore, ma parte di quella tensione, di quella fuga, di quel tradimento che non nasce all’improvviso, ma cresce lentamente, come tutte le crepe che un giorno diventano fratture
Il mio decisamente in(solito) commento a:
La passione del Signore (Matteo 26,14- 27,66)
Oggi ti chiedo davvero di fermarti. Non scorrere queste righe come fai con tutto il resto, non leggerle distrattamente come se fossero una storia già sentita, perché questa volta non sei davanti a un racconto: questa volta sei dentro, sei proprio lì, con i piedi sporchi di polvere e il cuore che batte un po’ più forte del solito, come accade quando capisci che qualcosa di importante sta per succedere, e forse sta già succedendo.
La notte è densa, quasi si può toccare, e nell’aria c’è un’inquietudine che non sai spiegare ma che senti addosso, mentre le voci si rincorrono, i passi si affrettano, le torce illuminano volti tesi, e tu provi a orientarti, a capire, a restare lucido… ma dentro di te qualcosa si muove, qualcosa che ti riguarda più di quanto vorresti ammettere.
Perché questa Passione non è solo la Sua. È anche la tua!
Sei a tavola con Lui, senti il Pane spezzarsi tra le mani, ascolti Parole che sembrano semplici e invece contengono un abisso, e mentre Gesù parla di dono, di corpo offerto, di Sangue versato, tu avverti una distanza sottile tra ciò che capisci e ciò che vivi, tra ciò che dici di credere e ciò che davvero sei disposto a perdere.
E poi tutto cambia, tutto accelera. La cattura, la folla, il processo più ingiusto che la terra abbia mai visto. E allora ti guardi dentro e ti chiedi, senza più difese: quante volte anche tu hai fatto un passo indietro proprio quando era il momento di restare?
Sei Pietro, e lo senti, perché anche tu hai pronunciato promesse grandi con una convinzione sincera, salvo poi scoprire, nel momento decisivo, che la paura può essere più forte dell’amore, che basta uno sguardo, una domanda, una pressione inattesa per farti vacillare, per farti dire “non lo conosco”, anche quando dentro di te sai benissimo che non è vero.
E quel canto del gallo, che squarcia il silenzio, non è solo un suono lontano: è una ferita che ti attraversa, è la verità che emerge, è il momento in cui non puoi più nasconderti da te stesso.
Oppure sei Giuda, e questa possibilità ti inquieta, quasi ti infastidisce, ma resta lì, come una verità scomoda che non puoi del tutto evitare, perché il tradimento non è sempre clamoroso, non sempre ha il volto di trenta monete, a volte è molto più sottile, è fatto di piccole scelte quotidiane, di compromessi silenziosi, di distanze che crescono senza fare rumore.
E poi ti ritrovi tra la folla, in mezzo a chi guarda, commenta, giudica, senza esporsi davvero, perché stare nella massa è rassicurante, ti protegge, ti solleva dalla fatica di scegliere, dalla responsabilità di prendere posizione, eppure dentro di te sai che anche il non scegliere è, in fondo, una scelta.
E Pilato ti appare improvvisamente vicino, terribilmente vicino, con quel suo modo elegante e disperato di lavarsi le mani, di restare in superficie, di non lasciarsi coinvolgere troppo, come se la verità fosse qualcosa da sfiorare senza mai afferrare davvero.
Quante volte hai fatto così anche tu, scegliendo la via più comoda, quella che non disturba, quella che non costa?
E intanto il racconto ti trascina, ti stringe, non ti lascia più spazio per restare ai margini.
Senti il peso della croce, quasi sulle tue spalle, senti il legno ruvido, i colpi, le urla, il respiro che si fa corto, e vorresti distogliere lo sguardo, cambiare pagina, alleggerire la scena… ma non puoi, perché questa volta la scena ti riguarda, ti attraversa, ti chiede di restare.
Sei lì, sotto la croce.
E il tempo sembra fermarsi, mentre il cielo si oscura e dentro di te qualcosa cede, qualcosa si apre, qualcosa finalmente smette di difendersi.
Perché davanti a un amore così non puoi restare neutrale, non puoi fingere di non vedere, non puoi continuare come prima.
O ti chiudi.
O ti lasci cambiare.
E proprio quando tutto sembra perduto, quando il dolore raggiunge il suo vertice e il silenzio diventa insopportabile, una voce si alza accanto a te, inattesa, sorprendente, quasi fuori posto. È quella di un uomo che ha sbagliato tutto, che non ha più tempo per rimediare, che non può più dimostrare niente… eppure trova il coraggio di fidarsi, di affidarsi, di dire una parola che vale più di tutta la sua vita.
E in quell’istante capisci qualcosa che forse non avevi mai davvero compreso: che non è mai troppo tardi, che non esiste una distanza che non possa essere colmata, che l’amore di Dio arriva esattamente dove pensavi non potesse arrivare.
E allora la domanda torna, ma questa volta non puoi evitarla, non puoi aggirarla, non puoi rispondere superficialmente: tu chi sei, in questa Passione?
Sei la paura che fugge o l’amore che resta?
Sei il giudizio che condanna o lo sguardo che comprende?
Sei il silenzio che si tira indietro o la voce che sceglie di esserci?
Forse sei un po’ di tutto questo, e va bene così, perché il Vangelo non cerca perfetti, cerca veri.
Ma una cosa è certa: queste pagine non ti sono state consegnate per essere semplicemente lette, ma per essere vissute, incarnate, portate dentro la tua quotidianità, nei tuoi gesti, nelle tue scelte, nel tuo modo di stare al mondo.
Perché la Passione non è finita.
Continua in ogni ferita che incontri.
Continua in ogni perdono che scegli.
Continua ogni volta che ami quando sarebbe più facile smettere.
E mentre resti lì, sotto quella croce, con il cuore che finalmente si lascia toccare, forse inizi a intuire che questa storia non parla solo di ciò che è stato… ma di ciò che, proprio adesso, può ancora accadere in te.
Non sei qui per leggerla.
Sei qui per viverla.
Sei qui per lasciarti cambiare.
E forse, senza nemmeno accorgertene, per diventare anche tu… un frammento vivo di Vangelo #Santanotte
Alessandro Ginotta

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