
Per ricominciare, a Dio, basta quel poco che ti resta
Tu chiedi a Dio una soluzione e Lui ti consegna un seme. Tu gli mostri la tua ferita e Lui ti indica un piccolo passo. Tu vorresti conoscere tutta la strada, mentre Lui illumina soltanto il tratto che puoi percorrere adesso…
Il mio (in)solito commento a:
«Il granello di senape diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami» (Matteo 13,31-35)
A noi piacciono gli alberi già cresciuti, quelli che si vedono da lontano, offrono ombra e sembrano resistere a ogni tempesta, mentre facciamo fatica ad amare i semi, perché sono piccoli, fragili e, quando vengono affidati alla terra, scompaiono. Eppure Gesù sceglie proprio un granello di senape per raccontarti il Regno di Dio, quasi volesse dirti che le cose più grandi della tua vita potrebbero essere già cominciate, anche se oggi non riesci ancora a vederle.
Ed è qui che la fede diventa audace, perché credere significa riconoscere un albero dentro qualcosa che sembra quasi niente. Quante volte hai rinunciato perché ciò che potevi fare ti sembrava troppo poco? Quante volte hai pensato che una preghiera, una parola buona o un gesto di riconciliazione non avrebbero cambiato nulla? Il male usa spesso una menzogna molto sottile: ti convince che, poiché non puoi risolvere tutto, allora sia inutile cominciare.
Dio, invece, non disprezza mai il poco che hai. È proprio da lì che comincia. Un granello di senape non fa rumore, non pretende attenzione, non impressiona nessuno, eppure porta dentro di sé una forza capace di spaccare la terra e cercare il cielo. Anche tu possiedi una forza che forse hai dimenticato, perché il dolore ti ha stancato, le delusioni hanno consumato il tuo entusiasmo e alcune attese sembrano durare da troppo tempo.
Forse stai attraversando una stagione sotterranea, nella quale preghi e non vedi risposte, ami e non ti senti ricambiato, cammini e hai l’impressione di restare fermo. Ma ciò che è nascosto non è necessariamente perduto. Le radici crescono al buio. Quella terra che oggi ti pesa addosso non è la tua tomba, ma il luogo nel quale Dio sta preparando la tua rinascita. Proprio mentre pensi che nulla stia accadendo, qualcosa dentro di te si sta aprendo, si sta trasformando, sta imparando a vivere in un modo nuovo.
E verrà il giorno in cui il seme diventerà albero, ma quell’albero non crescerà soltanto per te, perché sui suoi rami altri troveranno riparo. Le tue ferite guarite diventeranno accoglienza, le tue lacrime ti insegneranno a riconoscere il dolore degli altri e la notte che hai attraversato farà di te una luce discreta per chi ha smarrito la strada. Il tuo dolore non avrà l’ultima parola: potrà diventare un nido.
Allora continua a seminare, anche quando ti sembra inutile. Semina amore dove senti freddezza, speranza dove tutto appare immobile, fiducia dentro il giorno che ti fa paura. Non chiederti continuamente se basterà, perché il compito del seme non è conoscere in anticipo la grandezza dell’albero, ma affidarsi alla terra e lasciarsi attraversare dalla vita.
Tu occupati del piccolo gesto possibile. Dio saprà liberare l’impossibile che vi è nascosto. Perché il miracolo non comincia quando tutti vedono l’albero. Comincia nel buio, quando un seme sepolto, fragile e invisibile, trova il coraggio di spaccarsi per raggiungere la luce.
Voglio concludere pensando alle domande che, a volte, mi vengono consegnate quasi sottovoce, quando il dolore diventa troppo grande e trovare un senso sembra impossibile: «Perché proprio a me? Perché tante prove? Perché Dio permette tutto questo?». Sono domande alle quali non è facile trovare una risposta “umana”, ma… questo Vangelo ce ne offre una, fragile e potente come un granello di senape: a volte Dio permette che tu venga sepolta o sepolto, perché ha deciso che non resterai un seme #Santanotte
Alessandro Ginotta

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