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Non sei orfano: sotto la croce c’è una Madre

Non sei orfano: sotto la croce c’è una Madre

Che cosa fa un bambino quando il mondo diventa troppo grande, quando la paura gli sale in gola, quando il buio sembra più forte della luce, quando si sbuccia un ginocchio o quando, semplicemente, ha bisogno di raccontare una gioia troppo bella per tenerla tutta dentro? Cerca la mamma

Il mio (in)solito commento a:
“Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!” (Giovanni 19,25-34)

Perché la mamma, per un bambino, non è soltanto una persona: è un luogo. È il primo rifugio. È la voce che rassicura prima ancora di spiegare. È la mano che non risolve sempre tutto, ma che intanto resta, stringe, accompagna. È quella presenza che ti fa sentire meno solo anche quando il dolore non se ne va.

Il Vangelo di oggi ci mette a disagio, perché ci porta sotto la croce. Non restare fuori dalla scena. Entra. Fermati. Ascolta. Senti il rumore confuso della folla, le voci dure, il respiro spezzato dei condannati, il legno che geme, l’odore acre del sangue, della polvere, della morte. Guarda Gesù inchiodato, sospeso tra cielo e terra, consumato dal dolore eppure sempre capace di amare, e poi guarda Maria, sua madre. Maria è lì, sotto la croce, con il cuore trafitto molto prima che la lancia apra il costato del Figlio.

E Gesù, proprio in quel momento, quando ogni respiro è una conquista e ogni parola costa sangue, quando avrebbe tutto il diritto di pensare soltanto al proprio dolore, pensa a noi. Pensa a te. Pensa a me. Vede sua madre. Vede il discepolo amato. E dice: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi dice al discepolo: «Ecco tua madre!».

Non è soltanto un gesto di tenerezza familiare. È molto di più. È un testamento d’amore. È una consegna. È un affidamento. È come se Gesù, dall’alto della croce, con le braccia inchiodate e spalancate sul mondo, ci dicesse: “Io sto dando tutto. Vi do il mio sangue, vi do il mio perdono, vi do il mio respiro, vi do il mio cuore. E vi do anche mia Madre”.

Capisci la grandezza di questo istante? Nel momento in cui sembra perdere tutto, Gesù ci dona tutto. Ci dona il Padre. Ci dona lo Spirito. Ci dona il perdono. Ci dona il Paradiso. E ci dona Maria. Perché sa che ne abbiamo bisogno. Sa che la nostra fede, a volte, trema. Sa che ci sono giorni in cui non riusciamo nemmeno a pregare, giorni in cui le parole si seccano in bocca, giorni in cui ci sentiamo indegni, sbagliati, sporchi, lontani. Sa che ci sono ferite che non sappiamo raccontare a nessuno e cadute che ci fanno vergognare persino davanti a noi stessi. E allora ci affida a una Madre.

Maria non si scandalizza delle tue fragilità. Non si spaventa delle tue cadute. Non ti volta le spalle quando ti vede confuso, ferito, incoerente, stanco. Non ti ama perché sei perfetto. Ti ama perché sei figlio. E questa è una di quelle verità che dovremmo incidere nel cuore a lettere di fuoco: tu non sei orfano.

Puoi sentirti solo, ma non sei abbandonato. Puoi sentirti perduto, ma non sei dimenticato. Puoi aver sbagliato mille volte, ma non sei fuori dall’abbraccio di Dio. Perché sotto la croce, nel giorno più buio della storia, Gesù ha pronunciato anche il tuo nome senza dirlo, consegnandoti a Maria: «Ecco tua madre».

Tua. Non genericamente madre dell’umanità, non una presenza lontana da contemplare con rispetto, ma tua madre. Madre delle tue notti insonni, delle tue paure che non confessi, dei tuoi sensi di colpa che ti pesano addosso, delle tue speranze ancora vive, dei tuoi desideri più belli e delle tue fatiche più nascoste. Maria è madre quando preghi e quando non riesci a pregare, quando ti senti vicino a Dio e quando ti sembra di averlo perso, quando il cuore canta e quando il cuore non sa più da che parte ricominciare.

Ogni Ave Maria detta con il cuore è come bussare alla porta di una Madre che non dorme mai. È come dire: “Tienimi tu, perché io da solo non ce la faccio”. È come posare finalmente la fronte sul suo grembo e lasciarsi guardare senza paura, senza maschere, senza difese. E sì, detta con il cuore, l’Ave Maria può far tremare l’inferno, come ricordava il Santo Curato d’Ars, perché l’inferno teme ciò che noi troppo spesso dimentichiamo: la tenerezza di una Madre può essere più forte di tutte le strategie del male.

Ma attenzione: Maria non prende il posto di Gesù. Maria non trattiene per sé. Maria non si mette al centro. Lei conduce a Gesù. Sempre. A Cana lo dice con una frase che attraversa i secoli e arriva fino a te, proprio oggi: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Lei non oscura, illumina. Non chiude, apre. Non trattiene, indica. È la porta gentile attraverso cui impariamo a rientrare nel cuore di Dio.

E allora, quando senti che ti manca il vino della gioia, vai da Lei. Quando la fede si fa stanca, vai da Lei. Quando hai paura per i tuoi figli, per la tua famiglia, per il futuro, per la tua anima, vai da Lei. Quando ti sembra di non essere abbastanza, quando ti senti indegno perfino di alzare gli occhi al cielo, quando vorresti ricominciare ma non sai da dove, vai da Lei.

Ave Maria,
porta le nostre ferite al cuore di Gesù,
custodisci le nostre famiglie,
insegnaci a restare in piedi sotto le croci della vita,
abbracciaci quando non troviamo più le parole,
e ricordaci, quando ce ne dimentichiamo,
che siamo figli amati.

Dal Calvario in poi, nessuna croce è più senza Madre. Nessuna notte è più senza presenza. Nessuna lacrima cade davvero nel vuoto. #Santanotte

Alessandro Ginotta

Masaccio, Crocifissione, 1426, tempera e oro su tavola, 83 × 63 cm, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli.

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