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Il centuplo nascosto nelle mani vuote

Il centuplo nascosto nelle mani vuote

Perché il miracolo non è soltanto quando Dio cambia le cose attorno a te: qualche volta il miracolo più grande è quando Dio cambia te dentro le cose che non cambiano

Il mio in(solito) commento a:
«Riceverete in questo tempo cento volte tanto insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà» (Marco 10,28-31)

Un caro amico mi chiama spesso e mi affida una domanda che, forse, ti è già passata dentro almeno una volta. Magari non l’hai detta a nessuno, forse l’hai solo lasciata salire nel silenzio, mentre pregavi e aspettavi una risposta che non arrivava: “Se Gesù promette il centuplo, perché io non ottengo quello che chiedo? Perché mi impegno, prego, cerco di essere fedele, eppure quella grazia resta lontana?”. È una domanda delicata, perché nasce da una ferita, e le ferite non vanno corrette con frasi già pronte, ma ascoltate con rispetto. Anche quando tremano. Anche quando fanno fatica a credere.

Forse il punto è proprio qui: noi immaginiamo il centuplo come una moltiplicazione dei nostri desideri, come se Dio dovesse prendere ciò che chiediamo e restituircelo più grande, più comodo, più evidente. Chiedo guarigione e mi aspetto guarigione. Chiedo pace e mi aspetto che finisca la tempesta. Chiedo amore e vorrei proprio quell’amore, con quel volto, in quel modo, in quel tempo.

Ma Dio non è un esecutore dei nostri piani. Dio è Padre. E un Padre non dà sempre al figlio ciò che il figlio domanda: gli dona ciò che lo fa vivere davvero. Il centuplo, allora, non è sempre ciò che volevi. A volte è ciò che non sapevi di desiderare. È una forza inattesa quando pensavi di non farcela più. È una persona che arriva proprio quando ti sentivi dimenticato. È una pace sottile, quasi impossibile, che non cancella la ferita ma ti impedisce di restarne prigioniero. Non è poco. È miracolo.

Perché il miracolo non è soltanto quando Dio cambia le cose attorno a te: qualche volta il miracolo più grande è quando Dio cambia te dentro le cose che non cambiano.

Gesù non promette una fede senza attrito. Lo dice apertamente: riceverete cento volte tanto, sì, ma “insieme a persecuzioni”. Come a ricordarti che seguirlo non significa essere risparmiato dalla vita, ma ricevere una vita capace di attraversare anche ciò che fa male. E allora arriveranno incomprensioni, fatiche, delusioni, momenti in cui ti sembrerà di avere dato molto e ricevuto poco. Arriveranno giorni in cui ti guarderai le mani e ti sembreranno vuote. Ma guarda meglio. Forse non sono vuote. Forse sono state liberate da ciò che stringevano troppo forte, per poter accogliere qualcosa di più grande.

Dio lavora spesso così: non toglie per impoverirti, ma per allargarti. Non scava per lasciarti nel vuoto, ma per farti spazio dentro. E mentre tu pensi di perdere, Lui prepara in te una profondità nuova.

Il centuplo è anche scoprire che non sei solo. Che nella fede trovi fratelli, sorelle, volti, abbracci, parole che arrivano al momento giusto, comunità che diventano casa quando la tua casa interiore sembra crollare. Trovi una famiglia più grande del sangue, più profonda delle convenienze, più forte delle distanze. E poi trovi Lui. Che è il centuplo di tutto.

Perché quando hai Dio non hai semplicemente qualcosa in più: hai un senso che resiste, una luce che non dipende dal sole, una promessa che non si spegne quando arriva la notte. Allora, se stai chiedendo e non ricevi ciò che avevi immaginato, non chiudere il cuore. Non pensare che Dio sia assente solo perché non ha firmato la risposta che avevi preparato tu. Continua a pregare, ma lascia che la tua preghiera diventi anche fiducia, spazio, abbandono.

A volte Dio non cambia la strada perché sta cambiando il tuo passo. A volte non spegne la tempesta perché vuole farti scoprire che, con Lui, puoi attraversarla senza affondare. Il centuplo esiste, ma non sempre somiglia ai nostri calcoli. Somiglia a una grazia che ti rialza, a una speranza che non si lascia spegnere, a un amore che rimane anche quando tutto sembra mancare. Fidati ancora.

Perché il centuplo non è la ricompensa dei perfetti. È la sorpresa degli affidati #Santanotte

Alessandro Ginotta

“Il Sacro Cuore di Gesù”, prima metà del sec. XIX, olio su tavola, 37×30 cm, collezione privata

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