
L’amore resta sveglio
Se stanotte potessi vedere ciò che l’amore tiene nascosto ai tuoi occhi, forse scopriresti che, accanto al tuo letto, il cielo è ancora acceso. Tu hai lasciato cadere le mani sul lenzuolo, hai chiuso gli occhi con una preoccupazione stretta nel petto, e il tuo angelo è lì, vicino al respiro che finalmente rallenta, custode anche di quella lacrima che il cuscino ha raccolto senza fare domande
Il mio (in)solito commento a:
«I loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Matteo 18,1-5.10)
Mi piace immaginare le sue ali raccolte nel silenzio della stanza, attraversate da una luce che viene da lontanissimo eppure conosce la strada di casa tua. Ali capaci di spalancarsi come un’alba, con la forza di chi può attraversare la notte e la delicatezza di chi sa avvicinarsi a un cuore ferito senza farlo trasalire.
E mi commuove pensare che una creatura così luminosa accompagni proprio noi, con le nostre borse della spesa, le chiavi dimenticate, le risposte di cui ci pentiamo, le giornate che finiscono prima delle cose da fare. Che il cielo abbia tanta tenerezza per questa nostra vita, talvolta così difficile da abitare.
C’è un angelo accanto alla tua stanchezza. Anche quando tu riesci a vedere soltanto la stanchezza.
Gesù spalanca questo mistero mentre mette un bambino al centro di uomini intenti a discutere di grandezza: «I loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».
Prova a sentire quanto amore abita quel sempre. Il tuo angelo contempla il Padre e accompagna i tuoi passi: la luce nella quale vive raggiunge anche il tratto di strada in cui procedi a tentoni. Ai suoi occhi sei qualcuno da custodire, anche quando ai tuoi sembri soltanto qualcuno che dovrebbe riuscire a fare di più. Puoi parlargli mentre allacci la cintura di sicurezza, prima di affrontare un viaggio, quando tuo figlio esce e tu rimani sulla porta un istante più del necessario. Puoi affidargli le persone che ami, soprattutto quando arrivano dove le tue braccia non possono più raggiungerle. «Stagli vicino», sussurri. E in quelle due parole c’è tutto: il desiderio di proteggerle, la paura di perderle, l’amore che vorrebbe farsi mantello e accompagnarle ovunque.
Penso alla discrezione con cui un angelo può aiutarci a riconoscere un pericolo, a prestare attenzione a ciò che la fretta nasconde, a fermarci prima di un passo imprudente. Mi commuove il pensiero di un bene che ci raggiunge senza cercare il nostro applauso, di una premura della quale, forse, conosceremo la misura soltanto in cielo.
Ma ci sono anche precipizi che si aprono dentro: una delusione che ci convince a chiuderci, una ferita che ci rende duri, quella voce che ripete che siamo un peso e che sarebbe inutile chiedere aiuto. Anche lì possiamo invocare il nostro custode, chiedergli di aiutarci a ritrovare la strada verso qualcuno, a riconoscere una mano tesa, a concederci ancora una possibilità. Forse un angelo ti aiuta anche così: custodendo in te il coraggio di lasciarti amare.
E quando la vita fa male, quando arriva una notizia che avresti voluto non ricevere e persino pregare sembra una fatica, puoi consegnargli il silenzio. Immaginarlo accanto alla sedia dell’ospedale, sulla soglia di quella stanza, vicino al telefono dal quale aspetti una risposta. Puoi dirgli soltanto: «Accompagnami», mentre cerchi la forza per affrontare il prossimo minuto.
Quanto è tenero questo pensiero: che anche nel punto in cui ci sentiamo più soli possa esserci una presenza rivolta verso di noi, una creatura immersa in Dio che custodisce la nostra fragilità.
Stasera, prima di addormentarti, chiamalo. Raccontagli ciò che hai trattenuto per tutta la giornata, affidagli chi ti manca, chi ti preoccupa, chi vorresti abbracciare. Poi lascia che il respiro si distenda e immagina quelle ali, la loro quiete luminosa, la tenerezza con cui vegliano su una vita che il Padre ama. La tua.
Proprio quella che a volte giudichi troppo fragile, troppo complicata, troppo poco riuscita, e che il cielo continua a considerare degna di una cura infinita.
Puoi riposare, adesso. Affida alla luce ciò che pesa. Tu chiudi gli occhi. L’amore resta sveglio. #Santanotte
Alessandro Ginotta

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