
Hai l’eternità negli occhi
Ti guardi nello specchio prima di uscire e provi a sistemarti il viso con le mani, come si fa con una camicia stropicciata, mentre ripassi mentalmente quello che ti aspetta: accompagnare qualcuno, rispondere ai messaggi, trovare una soluzione a quel problema che stanotte ti ha tenuto sveglio. Ti aggiusti i capelli, cerchi le chiavi e stai già per andare, quando vorrei chiederti di fermarti un istante, perché c’è qualcosa di te che rischi di dimenticare. Quello specchio sa contare i tuoi anni, ma non sa misurare la luce che ti abita.
Il mio (in)solito commento a:
Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli (Luca 10,17-24)
Tu sei corpo e spirito, terra che ha ricevuto un respiro e che da quel momento custodisce una promessa di eternità. La Genesi racconta che Dio plasmò l’uomo dalla polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita: prova a immaginare quella vicinanza, il Creatore che si china sulla fragilità e le affida il dono di vivere.
Anche tu vieni da quella tenerezza, e mi piace chiamarti una scintilla di Dio, perché il suo amore ha acceso in te una vita irripetibile, capace a sua volta di scaldare altre vite. Il tempo cambia il tuo volto, il corpo può ammalarsi e le preoccupazioni possono velarti il sorriso, eppure tutto ciò che sei rimane prezioso ai suoi occhi. Persino quando ti senti consumato dalla fatica, in te c’è ancora una possibilità di bene che aspetta di respirare. Ci sono giorni in cui brillare significa soltanto trovare il coraggio di aprire le persiane. E lasciare entrare qualcuno.
Con questa tua vita, così com’è stamattina, avvicinati a Gesù insieme ai settantadue che tornano dalla missione: ascolta le loro voci, senti l’entusiasmo di chi ha visto il male arretrare e adesso non riesce a trattenere la gioia. Forse conosci anche tu quella felicità, quando una persona che hai aiutato torna a sorridere e ti sembra che ogni fatica abbia finalmente trovato un senso. Gesù accoglie il loro entusiasmo, poi spalanca un orizzonte ancora più grande: «Rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
Il tuo nome è lì, proprio quello che durante la giornata viene chiamato tante volte perché c’è qualcosa da fare, oppure che certe sere vorresti sentir pronunciare anche soltanto per sapere che qualcuno ti pensa. Nel cuore di Dio quel nome custodisce tutta la tua storia, compresa la parte che fai fatica a raccontare: le lacrime asciugate prima di entrare in cucina, il perdono che stai imparando, la generosità silenziosa con cui continui a esserci. Tu, che a volte ti senti fuori posto, hai un posto nel cuore di Dio.
Lascia che questa certezza ti raggiunga prima delle cose da sistemare e dei risultati da ottenere, perché puoi cominciare la giornata sapendoti amato anche mentre qualcosa è ancora incompiuto. Da qui nasce il coraggio che Gesù affida ai suoi discepoli: dalla fiducia che il male, pur potendo ferirci, non avrà l’ultima parola sulla nostra vita. Con Lui puoi ritrovare la libertà di interrompere un rancore, chiedere aiuto, tendere una mano quando l’orgoglio ti suggerisce di chiuderla. Puoi persino domandare un miracolo, affidandoti a un amore che rimane accanto a te anche nell’attesa, anche quando la guarigione non arriva: nessuna sofferenza è la prova che hai creduto troppo poco.
Ora, se vuoi, chiudi gli occhi e immagina una luce che scende dal cielo e ti avvolge, poi lascia che si allarghi sopra i tetti, raggiunga le finestre di un ospedale, una casa dove qualcuno mangia solo, le mani di chi mette a letto un bambino. È un’immagine dell’amore che Dio offre instancabilmente a ogni creatura, anche a chi ha dimenticato di essere prezioso.
Rimani un momento dentro questa luce, senza dover dimostrare niente, e accorgiti che raggiunge anche la persona con cui ieri hai litigato, quella di cui conosci le parole dure e forse ignori le ferite. Anche lei desidera pace, anche lei ha bisogno di sentirsi chiamare per nome con dolcezza.
Forse oggi puoi cominciare da qui, abbassando la voce, facendo quella telefonata, fermandoti ad ascoltare senza preparare subito una risposta. L’eternità entra nelle nostre giornate attraverso il tempo che doniamo all’amore.
«Rimanete in me», ci chiede Gesù, mentre prega perché siamo una cosa sola nella comunione che lo unisce al Padre. È questo il nostro destino: vivere in Dio, trovare nel suo abbraccio la pienezza di ciò che siamo, fino al giorno in cui, nella risurrezione, anche la nostra fragilità sarà trasfigurata. La scintilla è chiamata alla gioia del fuoco, dove ogni vita amata risplende senza andare perduta.
Adesso riprendi le chiavi e porta questa speranza nella giornata che ti aspetta, senza pretendere di sentirti invincibile, perché puoi donare calore anche mentre qualcuno ti aiuta a guarire. E se incontri una persona che si sente spenta, siediti accanto a lei e custodisci con pazienza quel poco di luce che ancora non riesce a vedere. Il tuo nome è scritto nei cieli, ma la tua luce serve quaggiù: qualcuno potrebbe ritrovare la strada di casa grazie al chiarore che lasci passando #Santanotte
Alessandro Ginotta

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