
La luce che Dio non spegne mai
C’è una notte che non sta fuori, ma dentro.
Non la vedi dalla finestra. Non la misuri guardando il cielo. Può essere mezzogiorno, può esserci il sole alto sopra i tetti, può esserci luce ovunque… eppure tu sentirti al buio. Perché ci sono oscurità che non hanno bisogno di stelle spente: bastano una paura, una ferita, un peccato che non riesci a perdonarti, una domanda che ti rode il cuore.
Il mio (in)solito commento a:
«Dio ha mandato il Figlio suo perché il mondo sia salvato per mezzo di lui»
Giovanni 3,16-21
Nicodemo arriva da Gesù proprio così: di notte. Non solo perché teme di essere visto. Non solo perché è un uomo importante, uno che non può permettersi il lusso di apparire fragile, inquieto, assetato. Nicodemo va da Gesù di notte perché, forse, quella notte ce l’ha dentro. E tu lo capisci. Perché quante volte anche tu hai cercato Dio così: senza fare rumore, senza dirlo a nessuno, quasi di nascosto, con il cuore in mano e la faccia da persona che “va tutto bene”.
Ma Gesù non lo rimprovera. Non gli dice: “Perché vieni solo adesso?”. Non gli chiede di uscire subito allo scoperto. Non lo umilia per la sua prudenza, non lo schiaccia con la sua paura. Gesù lo accoglie nella notte. Si lascia trovare lì, proprio lì, dove Nicodemo riesce ad arrivare.
Ed è già una notizia immensa: Dio non pretende che tu arrivi nella luce perfetta. Ti raggiunge anche quando riesci solo a fare un passo incerto nel buio.
Poi Gesù pronuncia una delle frasi più grandi di tutto il Vangelo: Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito. Non per condannarlo. Non per puntare il dito. Non per compilare l’elenco delle sue cadute. Ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui.
Fermati un istante. Leggila piano. Dio ha amato il mondo.
Non dice: Dio ha amato i giusti. Non dice: Dio ha amato i puri, i coerenti, quelli che pregano bene, quelli che non sbagliano mai. Dice: il mondo. Questo mondo impastato di luce e fango, di slanci e tradimenti, di carezze e ferite. Questo mondo dove Pietro promette coraggio e poi ha paura di una portinaia. Questo mondo dove Giuda esce dal cenacolo “ed era notte”. Questo mondo dove Nicodemo cerca Gesù senza avere ancora il coraggio di appartenergli alla luce del giorno.
Questo mondo. Anche il tuo.
Dio non ama un’idea astratta di te. Non ama la versione migliore che un giorno, forse, riuscirai a diventare. Dio ama te adesso: mentre tremi, mentre cerchi, mentre inciampi, mentre ti porti addosso contraddizioni che nessuno vede. Ti ama non perché sei già luminoso, ma perché vuole salvare la luce che c’è in te.
E qui il Vangelo diventa lama dolce, taglio che guarisce: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce. Non perché la luce faccia male. Ma perché la luce svela. E noi, spesso, abbiamo paura di essere visti davvero.
Abbiamo paura che Dio scopra quello che noi non riusciamo ad accettare. Abbiamo paura che, portando alla luce le nostre ombre, ci venga tolto l’amore. Ma il Vangelo oggi ti dice il contrario: la luce di Cristo non entra nella tua vita per svergognarti, entra per liberarti.
La luce di Dio non è un interrogatorio. È un abbraccio che finalmente ti permette di smettere di fingere.
Per questo non devi scappare. Non devi nasconderti dietro la maschera della persona forte, sempre composta, sempre all’altezza. Puoi andare da Gesù anche di notte. Puoi portargli la parte di te che non mostri a nessuno. Puoi dirgli: “Signore, c’è una zona del mio cuore dove non riesco più a vedere”.
E Lui non spegnerà la tua fiammella.
Anzi, si chinerà su quella brace pallida, coperta dalla cenere delle delusioni, dei sensi di colpa, delle promesse mancate. Soffierà piano. Non con la violenza del giudizio, ma con il respiro dell’amore. E ciò che tu credevi quasi morto potrà tornare a bruciare.
Perché il male ama le tenebre, è vero. Ma anche la più piccola scintilla di Dio fa paura all’inferno.
Allora oggi entra nella scena. Siediti accanto a Nicodemo. Senti il silenzio della notte, il battito del tuo cuore, la voce di Gesù che non condanna, ma salva. Lascia che quella parola ti attraversi: Dio ha mandato suo Figlio per salvarti.
Non per schiacciarti. Per rialzarti.
Non per smascherarti. Per restituirti il volto.
Non per spegnerti. Per accenderti.
E quando uscirai da questo incontro, forse fuori sarà ancora notte. Ma dentro no. Dentro potrà cominciare l’alba.
Perché basta una sola luce accesa nel cuore per cambiare il modo in cui attraversi il buio. #Santanotte
Alessandro Ginotta

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