
Chi ti ha dato il permesso di salvarmi?
Ha attraversato il tempio come un vento impetuoso, non per distruggere, ma per liberare. Lo chiedono a Colui che guarisce i corpi, rialza le anime, spezza le catene invisibili, restituisce dignità a chi era stato scartato, dimenticato, calpestato. Gli chiedono le credenziali. Come se l’amore avesse bisogno di un timbro. Come se la misericordia dovesse presentare un’autorizzazione. Come se Dio, per fare del bene, dovesse prima passare dallo sportello dei nostri permessi
Il mio (in)solito commento a:
«Con quale autorità fai queste cose?» (Marco 11,27-33)
Eppure, fermati un momento. Non giudicarli troppo in fretta. Perché quella domanda, forse, non appartiene soltanto agli scribi e agli anziani. Forse qualche volta è salita anche dal tuo cuore, magari senza parole, magari travestita da prudenza, da stanchezza, da paura.
Con quale autorità entri nella mia vita, Signore? Con quale autorità mi chiedi di cambiare? Con quale autorità tocchi proprio quella ferita che io tengo nascosta anche a me stesso? Con quale autorità mi ami lì dove io ho smesso di volermi bene?
Vedi, il punto non è che loro non capiscono Gesù. Il punto è che lo capiscono abbastanza da averne paura. Perché se Gesù viene davvero da Dio, allora non si può più far finta di niente. Se Gesù viene davvero da Dio, allora il tempio non è più un mercato, la fede non è più un’abitudine, la preghiera non è più una formula, la vita non è più un corridoio da attraversare distratti. Se Gesù viene davvero da Dio, allora anche tu devi lasciarti spostare.
E noi, diciamolo, spesso preferiamo un Dio fermo. Un Dio prevedibile. Un Dio che ci consoli senza convertirci, che ci accarezzi senza scuoterci, che ci ascolti senza chiederci di ascoltare. Vorremmo un Dio che resti al suo posto, mentre il Vangelo fa esattamente il contrario: entra, attraversa, interpella, ribalta. Non per ferirti. Per svegliarti.
Perché Gesù non entra nella tua vita per decorare le tue abitudini. Entra per spalancare le tue prigioni. Davanti a quella domanda, però, Gesù non si giustifica. Non esibisce titoli. Non mostra documenti celesti. Non si difende. Risponde con un’altra domanda, quella sul battesimo di Giovanni: veniva dal cielo o dagli uomini? Ed è come se dicesse: il problema non è la mia autorità, ma il vostro cuore. Non è ciò che io faccio, ma ciò che voi non volete vedere.
È una lama di luce. Perché ci sono domande che non cercano la verità: cercano una scusa. Ci sono interrogativi che sembrano profondi, ma servono solo a prendere tempo. Ci sono dubbi che non nascono dal desiderio di capire, ma dalla paura di fidarsi.
E allora chieditelo, con sincerità: quante volte hai domandato a Dio una spiegazione quando Lui ti stava offrendo una strada? Quante volte hai chiesto un segno mentre avevi già davanti un invito? Quante volte hai detto “fammi capire”, quando in realtà volevi dire “non farmi cambiare”?
La fede comincia quando smetti di mettere Dio sotto interrogatorio e lasci che sia Lui a interrogare la tua vita. Perché l’autorità di Gesù è diversa da tutte le altre. Non schiaccia: rialza. Non domina: serve. Non impone distanza: si fa vicino. Non usa la forza per conquistarti: usa l’amore per liberarti. È l’autorità di chi potrebbe comandare agli angeli e invece si lascia toccare dai lebbrosi. È l’autorità di chi potrebbe incendiare il mondo e invece accende una piccola luce nel buio del tuo cuore. È l’autorità di chi tiene in mano l’universo e sceglie di fermarsi davanti a te.
Sì, proprio davanti a te. Davanti alle tue paure. Davanti alle tue resistenze. Davanti a quella parte di te che vorrebbe credere ma resta immobile, che vorrebbe correre ma continua a trattenersi, che vorrebbe dire “sì” ma si aggrappa ancora a mille “però”. Non restare lì. Non restare sulla soglia del tempio con il cuore chiuso e gli occhi bassi. Non misurare il cielo con il righello corto delle tue paure. Non chiedere a Gesù chi gli ha dato il permesso di amarti. Lasciati amare.
Forse anche oggi Lui sta entrando nel tuo tempio interiore. Forse sta rovesciando tavoli, spostando abitudini, facendo cadere quelle monete false con cui hai cercato di comprare sicurezza, approvazione, pace. Forse ti sembra un terremoto. Ma non tutto ciò che trema sta crollando. A volte trema solo ciò che deve finalmente lasciarti libero. Gesù non viene per toglierti la vita. Viene per restituirtela. Non viene per umiliarti. Viene per rialzarti. Non viene per chiederti il conto. Viene per ricordarti che vali più delle tue cadute, più dei tuoi errori, più delle tue paure, più di tutto ciò che ti ha fatto credere di non essere abbastanza.
Non controllare Dio. Seguilo. Perché solo chi si lascia condurre dall’Amore scopre davvero dove comincia la libertà #Santanotte
Alessandro Ginotta

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