
Il fuoco sotto la cenere
Ci sono giorni in cui ci sentiamo pieni di crepe. Giorni in cui ci guardiamo dentro e vediamo soltanto stanchezza, errori, fragilità, ferite che continuano a sanguinare anche se fingiamo davanti al mondo che vada tutto bene. Giorni in cui il cuore sembra diventato una stanza buia, chiusa da troppo tempo, e noi stessi fatichiamo a ricordare quanta luce custodivamo un tempo. Eppure è proprio lì, dentro quel disordine che ci spaventa, dentro quella fatica che nascondiamo perfino a chi ci ama, che il Vangelo di oggi viene a cercarci con una promessa immensa, quasi scandalosa nella sua tenerezza: Dio non se ne va. Dio resta.
Il mio in(solito) commento a:
«Pregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito» (Giovanni 14,15-21)
Gesù sta parlando ai suoi discepoli poco prima della Passione. E sai cosa mi colpisce? Che mentre loro stanno per tradirlo, rinnegarlo, abbandonarlo, Lui non li rimprovera. Non li umilia. Non li accusa della loro fragilità. Fa qualcosa di infinitamente più bello: promette una presenza. Promette lo Spirito Santo. Promette qualcuno che resterà accanto a loro quando tutto sembrerà crollare.
E forse è questo che facciamo fatica a comprendere: Dio non ama soltanto la parte luminosa di noi. Ama anche quella ferita. Ama anche quella confusa. Ama anche quella stanca, arrabbiata, delusa, impaurita. E continua a soffiare vita dentro di noi persino quando siamo noi i primi ad aver smesso di credere che qualcosa possa ancora rifiorire.
Il Paràclito, dice il Vangelo. Una parola antica, difficile, quasi misteriosa. Ma dentro quella parola c’è il volto più dolce di Dio. Perché il Paràclito è il Consolatore, il Difensore, colui che ti si siede accanto mentre piangi in silenzio e il mondo nemmeno se ne accorge. È quella presenza invisibile che ti tiene in piedi quando dentro stai crollando. È quella voce lieve che continua a ripeterti: “Non sei finito. Non sei perduto. Non sei solo”.
E quante volte, invece, noi viviamo come se fossimo abbandonati. Ci lasciamo definire dalle nostre cadute, dagli sbagli, dai peccati, dalle parole cattive che ci hanno ferito negli anni, e finiamo per credere che dentro di noi sia rimasto soltanto buio. Ma il Vangelo di oggi ci obbliga quasi a cambiare sguardo. Perché Gesù non dice che non conosceremo il dolore. Dice qualcosa di molto più profondo: dentro quel dolore Lui continuerà ad abitare.
Capisci allora perché certe persone, pur avendo sofferto tanto, riescono ancora a trasmettere pace? Perché alcune anime, pur attraversate dalla tempesta, continuano misteriosamente a brillare? Non perché siano più forti. Non perché abbiano una vita perfetta. Ma perché hanno lasciato acceso il fuoco dello Spirito Santo sotto la cenere delle ferite.
Ed è un’immagine meravigliosa, se ci pensi. Perché la cenere dà l’impressione che tutto sia spento. Ma basta soffiare piano, basta un alito di vento, e sotto quella superficie grigia ricompare il rosso vivo del fuoco. Così siamo noi. Così è la nostra anima. Il male può sporcare le pareti del cuore. Può renderci più duri, più chiusi, più tristi. Ma non riesce a cancellare completamente la luce di Dio che ci abita.
Mai.
Nemmeno quando sorridi fuori e stai morendo dentro. Nemmeno quando ti senti sbagliato. Nemmeno quando pensi di aver deluso tutti, persino Dio. Perché lo Spirito Santo continua a respirare dentro di te anche nei giorni in cui tu vivi col fiato corto. Continua a credere in te anche quando tu hai smesso di farlo. Continua a custodire la tua luce anche quando tu vedi soltanto ombra.
E allora forse il Vangelo di oggi non ti chiede di essere perfetto. Ti chiede soltanto di smettere di scappare da Dio. Di lasciarlo entrare nelle stanze disordinate della tua anima. Di permettergli di toccare quelle ferite che continui a nascondere perfino a te stesso. Perché il cristianesimo non è l’arte di sembrare impeccabili. È il coraggio di lasciarsi amare mentre siamo ancora fragili.
E sai qual è il miracolo più grande? Che Dio non aspetta che tu torni luminoso per amarti. È il suo amore che torna a farti brillare.
Lascia allora che il Paràclito soffi forte sulla tua vita. Lascia che attraversi le tue paure, le tue notti, le tue domande senza risposta. Lascia che riaccenda quella speranza che credevi consumata dal tempo e dalle delusioni. E se oggi ti senti spento, prova a ricordarti questo: una brace coperta di cenere non è un fuoco morto. È un fuoco che aspetta soltanto di essere ravvivato.
E Dio, credimi, non ha mai smesso di soffiare sul tuo cuore #Santanotte
Alessandro Ginotta

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