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Dio sa tirare fuori gioia dalle tue ferite

Dio sa tirare fuori gioia dalle tue ferite

Dimmi la verità: quante volte hai avuto paura di perdere la gioia? Quante volte hai pensato che una delusione, una malattia, un lutto, un tradimento, un fallimento, avessero il potere di spegnere definitivamente la luce dentro di te?

Il mio in(solito) commento al Vangelo:
«Nessuno potrà togliervi la vostra gioia» (Gv 16,20-23)

Perché succede così, e basta un istante per sentirsi svuotati, basta una telefonata per cambiare il colore di una giornata, basta una ferita per convincersi che non si riuscirà più a sorridere davvero.

Ci sono parole di Gesù che, quando le ascolti davvero, sembrano quasi impossibili da sostenere con il cuore umano, soprattutto nei giorni in cui tutto dentro di te trema, nei giorni in cui fai fatica persino a pregare e ti domandi in silenzio dove sia Dio mentre la vita ti passa addosso come una tempesta. Eppure è proprio lì, dentro quel dolore che sembra non avere senso, che Cristo ti guarda negli occhi e ti consegna una promessa enorme, scandalosa, quasi folle: «Nessuno potrà togliervi la vostra gioia».

Eppure Gesù oggi non ti promette una vita senza croci, e non ti illude dicendoti che andrà sempre tutto bene, ma ti offre qualcosa di infinitamente più profondo, perché ti promette una gioia che il dolore non riuscirà a distruggere. Non una felicità superficiale, fragile, appesa alle circostanze del momento, ma una gioia viva, radicale, eterna, che nasce dalla certezza di essere amati da Dio anche quando tutto sembra crollare. Ed è qui che il Vangelo smette di essere teoria e diventa carne, respiro, vita vera.

Perché Gesù pronuncia queste parole poco prima della Passione, poco prima del sangue, poco prima del tradimento di Giuda, poco prima della fuga dei discepoli e del silenzio del Calvario, e questo cambia tutto, perché significa che Cristo non parla del dolore da lontano, ma lo attraversa fino in fondo. Lui conosce il peso delle lacrime. Conosce l’angoscia. Conosce la paura. Conosce perfino quella sensazione terribile di sentirsi abbandonati.

E allora ascoltami bene: se oggi stai soffrendo, Dio non ti sta guardando da lontano. Dio è già dentro la tua ferita. Non accanto. Dentro.

E forse è questa la rivoluzione più grande del cristianesimo, perché noi adoriamo un Dio che non fugge dal dolore umano, ma lo abita, lo attraversa e lo trasforma dall’interno. Cristo non elimina magicamente la Croce, ma le dà un significato nuovo. E così anche le tue notti, le tue cadute, le tue paure più nascoste, quelle che non racconti nemmeno alle persone che ami, possono diventare un luogo in cui Dio ti incontra e ti stringe forte.

Hai notato l’immagine che Gesù usa nel Vangelo? Parla di una donna che partorisce, e non è un dettaglio casuale, perché il parto è dolore vero, è fatica, è sangue, è paura, ed è proprio lì, nel punto in cui sembra che tutto stia per spezzarsi, che nasce una vita nuova. Ed è questo che Dio fa continuamente anche con noi: trasforma ferite in spiragli di luce, trasforma pianti in rinascite, trasforma tombe in resurrezioni.

Dio non spreca nulla della tua sofferenza. Nemmeno una lacrima. Nemmeno una notte. Nemmeno quel dolore che oggi non riesci ancora a spiegarti.

Noi vorremmo un Dio che risolvesse tutto subito, un Dio che eliminasse immediatamente ogni problema, ogni malattia, ogni paura, ma Dio molto spesso non calma la tempesta attorno a te e sceglie invece di calmare la tempesta dentro di te, e questa è una differenza immensa, perché ci sono persone apparentemente perfette che vivono vuote, e persone ferite che invece custodiscono nel cuore una pace inspiegabile.

Sai perché? Perché quando incontri davvero Cristo scopri che la gioia non nasce da quello che possiedi, ma da Chi porti dentro.

Il demonio prova continuamente a rubarti questa verità, e ti sussurra che sei sbagliato, che sei solo, che sei finito, che non rialzerai più la testa, ma il Vangelo oggi distrugge ogni menzogna e ti ricorda che il dolore non è la tua destinazione finale. Gesù non dice che la tristezza non arriverà. Dice qualcosa di molto più potente: «La vostra tristezza si cambierà in gioia».

Sì, cambierà. Capisci la forza di questa promessa? Significa che Dio non lascia l’ultima parola al buio. Non lascia l’ultima parola al male. Non lascia l’ultima parola alle tue cadute. L’ultima parola appartiene sempre all’amore. Sempre.

Forse oggi non comprendi quello che stai vivendo, e forse continui a chiederti il perché di certe ferite, e magari hai pregato mille volte senza ricevere le risposte che desideravi, ma proprio adesso, mentre ti senti fragile, stanco o deluso, Dio sta lavorando nel silenzio della tua vita, perché il Signore compie le sue opere più grandi proprio nei cuori che hanno imparato a piangere. E arriverà un giorno in cui capirai.

Capirai perché certe strade si sono spezzate. Capirai perché alcune persone sono andate via. Capirai perché Dio non ti ha liberato immediatamente da certe croci. E quel giorno scoprirai che Lui non ti aveva abbandonato nemmeno per un istante, ma ti stava conducendo, passo dopo passo, verso una gioia più grande, una gioia che il mondo non può dare e che il mondo non potrà mai rubarti.

Perché chi cammina con Dio può attraversare perfino l’inferno della sofferenza… e continuare ad avere il cielo nel cuore. #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Compianto sul Cristo morto”, di Beato Angelico, 1436, tempera su tavola (105×164 cm), Museo di San Marco, Firenze

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