
Dio ha un debole per ciò che non basta
Hai mai desiderato spostare una montagna? No, non sto scherzando, perché Gesù ti provoca proprio a questo: a desiderare l’impossibile, a credere che ciò che oggi appare immutabile possa cominciare a muoversi, magari in una direzione che ancora non riesci a immaginare
Il mio (in)solito commento a:
“Tutti mangiarono e furono saziati” (Matteo 14,13-21)
I discepoli guardano la folla e fanno ciò che facciamo anche noi quando la vita diventa troppo grande: contano. Contano il denaro, le risorse, le possibilità, poi arrivano alla conclusione più logica e più triste: «Non basta». Forse lo hai pensato anche tu, davanti a un dolore che non sai curare, a una famiglia che sembra sgretolarsi, a un sogno rimasto senza futuro. Ti guardi dentro e trovi poche energie, una fede fragile, qualche speranza ammaccata, poi sussurri: «Signore, con quello che ho non posso farcela».
Ed è proprio lì che Gesù ti sorprende. Non ti chiede ciò che ti manca, ma ciò che possiedi. Non pretende che tu risolva tutto, ti domanda soltanto di consegnargli il tuo poco. Cinque pani e due pesci: una quantità ridicola davanti a una fame immensa, eppure Dio ama iniziare proprio da ciò che tu consideri insufficiente. Tu guardi il poco e provi vergogna, Lui guarda lo stesso poco e vede già il miracolo. Tu conti i limiti, Lui prepara l’abbondanza.
La domanda scomoda, allora, è questa: quante volte hai rimandato un gesto d’amore aspettando di sentirti pronto? Quante volte hai nascosto il tuo talento perché ti sembrava troppo piccolo? Quante volte hai chiesto a Dio di darti di più, mentre Lui aspettava che gli consegnassi ciò che avevi già?
Il pane si moltiplica soltanto dopo essere stato spezzato. È una verità audace, quasi scandalosa: ciò che trattieni rimane poco, ciò che doni può diventare nutrimento. La tua ferita condivisa può consolare qualcuno, la tua debolezza accolta può diventare una porta, persino il tuo fallimento può trasformarsi nell’inizio di una strada nuova.
Gesù alza gli occhi al cielo, benedice quei pani e li mette nelle mani dei discepoli, poi tutti mangiano e vengono saziati. Nessuno resta escluso, nessuno riceve soltanto le briciole, e alla fine avanzano persino dodici ceste. Perché Dio non ama il minimo indispensabile. Dio trabocca.
Questo Vangelo non promette che ogni problema sparirà come per magia, ma ti ricorda che nessuna situazione è davvero chiusa quando entra nelle mani di Dio. A volte la montagna si sposta, altre volte Dio sposta te, ti rende più forte, ti apre un sentiero dove vedevi soltanto pietra.
Allora smetti di disprezzare ciò che hai. Porta a Gesù la tua fede incerta, il tuo coraggio stanco, il tuo amore ferito e digli: «È poco, Signore, ma è tutto ciò che possiedo». Poi lascia che sia Lui a fare il resto. Perché nelle mani di Dio il poco non è mai la fine delle possibilità: è il luogo esatto in cui comincia l’impossibile #Santanotte
Alessandro Ginotta

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