
Anche se ti sembra di affondare, la sua mano è già lì
Oggi voglio parlarti di uno slancio, di quel momento in cui senti che potresti tentare qualcosa di grande, forse persino di impossibile, mentre la paura ti sussurra di restare al sicuro, fermo, dentro la barca
Il mio in(solito) commento a:
«Comandami di venire verso di te sulle acque» (Matteo 14,22-36)
La notte è scura, il vento urla, la barca sembra sul punto di spezzarsi, eppure Pietro guarda Gesù e pronuncia una preghiera folle: «Comandami di venire verso di te». Non gli chiede di fermare la tempesta, non gli domanda di salire sulla barca e riportarlo al sicuro. Pietro vuole scendere. Vuole entrare dentro ciò che lo spaventa.
E tu, cosa stai chiedendo a Dio? Di togliere il mare dalla tua vita oppure di insegnarti a camminarci sopra? Di spegnere il vento oppure di renderti più forte del vento? Perché qualche volta Dio non elimina la tempesta. Ti chiama dentro di essa.
Pietro scende e accade l’impossibile: cammina sulle acque. Non perché il lago sia diventato solido, ma perché, per un istante, la Parola di Gesù pesa più della paura, della logica e persino della gravità. La fede è questo: dare più peso alla voce di Dio che al rumore del mondo.
Poi Pietro guarda il vento. Distoglie gli occhi da Cristo e comincia ad affondare. Il miracolo è ancora sotto i suoi piedi, Gesù è ancora davanti a lui, ma la paura diventa improvvisamente più credibile della promessa. Ed è così che affondiamo anche noi.
Affondiamo quando un fallimento ci convince di essere falliti, quando una ferita ci persuade che amare sia troppo pericoloso, quando il giudizio degli altri diventa più forte della voce di Dio. Affondiamo quando chiamiamo prudenza ciò che, in realtà, è soltanto paura travestita bene.
Sant’Ignazio di Loyola insegna che lo spirito cattivo confonde, scoraggia, ingigantisce gli ostacoli e ti mostra mille ragioni per tornare indietro. Il buon Spirito, invece, allarga il cuore, dona coraggio e ti ricorda che la notte può essere attraversata.
Per questo devi imparare a scegliere quali voci ascoltare. Non ogni pensiero dice la verità. Non ogni timore merita obbedienza. Non tutto ciò che ti trattiene viene da Dio.
Forse anche tu avevi iniziato a camminare. Avevi un sogno, un progetto, il desiderio di ricominciare, poi hai sentito il vento e hai creduto di non farcela. Ma Gesù non aspetta che Pietro tocchi il fondo. Quando il discepolo grida: «Signore, salvami!», Lui tende la mano. Subito.
Dio può lasciarti scoprire la tua fragilità, ma non resta a guardarti annegare. La sua mano entra nel punto esatto in cui ti senti perduto, ti raggiunge dentro il fallimento e ti solleva mentre hai ancora l’acqua alla gola.
Gesù non rimprovera Pietro perché ha osato troppo, ma perché ha smesso di credere mentre stava già compiendo l’impossibile.
Forse oggi lo sta dicendo anche a te: perché vuoi tornare indietro proprio adesso? Perché lasci che una raffica cancelli tutta la strada percorsa? Perché hai dimenticato che, fino a un istante fa, stavi camminando sul mare? La fede non è vivere senza paura. È sapere verso chi gridare quando la paura ti toglie il respiro.
I santi erano uomini e donne che tremavano, cadevano, dubitavano, ma continuavano a fissare lo sguardo su Cristo. Per questo hanno osato l’impossibile. Per questo la loro vita è diventata una breccia aperta nell’ordinario. Anche tu puoi uscire dal solito. Puoi chiudere una porta che ti imprigiona, trasformare una ferita in compassione, un’attesa in tempo fecondo. Perché aspettare con fede non significa perdere tempo: significa dare tempo a Dio.
Allora scendi dalla barca, anche se le gambe tremano. Fissa lo sguardo su Gesù e cammina, perché il contrario della fede non è la paura, ma permettere alla paura di scegliere la tua direzione. E se sentirai l’acqua salire, grida il suo nome. La sua mano è già tesa verso di te.
Il miracolo non è vivere senza tempeste. Il miracolo è scoprire che proprio ciò che voleva inghiottirti può diventare la strada che ti conduce a Dio #Santanotte
Alessandro Ginotta

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