
Dio ha scelto di avere bisogno di te
Dio ha scelto di avere bisogno di qualcuno, e già questa è una notizia capace di avvicinare il cielo alla nostra vita
Il mio (in)solito commento a:
“C’erano con lui i Dodici e alcune donne che li servivano con i loro beni” (Luca 8,1-3)
Gesù percorre città e villaggi annunciando il Regno e, insieme a lui, camminano i Dodici e alcune donne: Maria di Magdala, Giovanna, Susanna e molte altre, che erano state guarite, rialzate, restituite a se stesse e ora mettevano a disposizione i propri beni affinché quel viaggio potesse continuare.
Il Vangelo viaggia a rasoterra: ha bisogno di pane, di porte che si aprano, di un luogo in cui riposare e di qualcuno che si accorga delle necessità concrete. Gesù avrebbe potuto provvedere a tutto da sé, eppure ha scelto di affidarsi alla generosità delle persone, perché Dio ama coinvolgerci nei suoi miracoli e riesce a rendere prezioso perfino ciò che noi consideriamo insignificante.
Quelle donne conoscevano la sofferenza, il peso del giudizio e forse anche la sensazione di essere sbagliate, fuori posto o ormai perdute; poi avevano incontrato lo sguardo di Gesù, uno sguardo capace di raggiungere, sotto ogni ferita, quella parte ancora viva che attende soltanto di essere chiamata per nome. Erano state amate e quell’amore, dentro di loro, aveva cominciato a camminare.
La gratitudine, quando è vera, non rimane seduta. Il bene ricevuto cerca sempre un’altra casa e diventa tempo donato, attenzione, competenza, denaro condiviso, una telefonata fatta proprio mentre avremmo voglia di chiuderci nei nostri pensieri. Diventa una sedia avvicinata a chi è rimasto solo, una porta lasciata aperta, una presenza discreta che sussurra: «Puoi appoggiarti, sono qui».
Forse anche tu, qualche volta, hai pensato di avere troppo poco da offrire: poco tempo, poca fede, poche energie, un cuore ancora troppo affaticato. Hai rimandato il bene al giorno in cui ti saresti sentito finalmente forte, sereno, all’altezza, mentre Gesù passa oggi e ti domanda ciò che hai oggi, con le sue crepe, i suoi dubbi e la sua bellezza ancora incompiuta.
Dio sa costruire strade anche con i nostri frammenti. Maria, Giovanna e Susanna trasformano la guarigione ricevuta in futuro per altri, e ci insegnano che il dolore attraversato può diventare sensibilità, la fragilità può educarci alla tenerezza e una ferita, quando viene affidata all’amore, può aprirsi come una finestra dalla quale entra luce nella vita di qualcuno.
Nessuno è così povero da non poter donare speranza, nessuno è così ferito da non poter diventare riparo e nessun gesto compiuto per amore è piccolo agli occhi di Dio. Quelle donne continueranno a camminare fino alla croce e poi, quando il mondo sembrerà ancora immerso nella notte, si rimetteranno in viaggio verso il sepolcro, perché chi ama trova sempre la forza per un altro passo, anche quando non sa ancora che dietro una pietra lo sta aspettando la risurrezione.
Forse oggi il Signore ti chiede semplicemente di consegnargli qualcosa di tuo: un’ora, una parola, una capacità, un po’ di coraggio oppure quell’angolo del cuore che, nonostante tutto, è rimasto aperto. Nelle sue mani, perfino il poco diventa abbastanza e ciò che ti sembrava inutile può trasformarsi nel pane di un viaggio, nel sostegno di una missione, nell’inizio della rinascita di qualcuno.
Il Vangelo continua a percorrere le strade del mondo anche grazie a te. E quando consegni a Dio ciò che sei, persino con le stanze dell’anima ancora in disordine, la tua vita diventa il punto esatto dal quale la speranza ricomincia a camminare #Santanotte
Alessandro Ginotta

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