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Dio ti guarda dal punto in cui rinasci

Dio ti guarda dal punto in cui rinasci

Ci sono persone che, quando entrano in una stanza, trovano già pronta la propria sentenza, perché le precedono una voce, una reputazione, un errore che gli altri hanno trasformato in identità. Accade alla donna che varca la soglia della casa di Simone: nessuno pronuncia il suo nome, nessuno si domanda che cosa abbia sofferto o quante volte abbia cercato di ricominciare. Per tutti è semplicemente «la peccatrice», come se un’intera esistenza potesse essere rinchiusa nella sua pagina peggiore

Il mio (in)solito commento a:
«Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato» (Luca 7,36-50).

Eppure lei attraversa quella sala, sente gli sguardi posarsi sulla pelle e raggiunge Gesù, portando tra le mani un vaso di profumo e dentro il cuore tutto ciò che ormai non riesce più a trattenere. Piange ai suoi piedi, li asciuga con i capelli, li accarezza e li profuma, mentre le sue lacrime raccontano il dolore di essersi perduta e lo stupore di scoprirsi ancora attesa.

Davanti a Gesù può finalmente smettere di difendersi. Il Maestro conosce ogni passaggio della sua storia, comprese le pagine che lei vorrebbe strappare, eppure sceglie di leggerla partendo dal punto in cui sta rinascendo. Questa è la misericordia: lo sguardo di Dio raggiunge la nostra ferita e vi scorge già il germoglio.

Simone, intanto, osserva e giudica. Ha invitato Gesù nella sua casa, gli ha riservato un posto a tavola e ha lasciato il proprio cuore sulla soglia, tanto che non gli ha offerto l’acqua per i piedi, il bacio dell’accoglienza, l’olio profumato. A volte la fede si ammala proprio così: conserva le forme, perde il calore e diventa capace di riconoscere il peccato degli altri senza più accorgersi della loro sete d’amore.

Ahimè… Si può stare molto vicini alle cose di Dio e vivere lontani dalla sua misericordia.

Simone vede una donna da condannare, mentre Gesù riconosce una persona capace di amare; Simone consulta il passato, Gesù le apre il futuro. Anche noi, spesso, conserviamo degli altri una versione ormai scaduta, continuiamo a identificarli con ciò che hanno sbagliato e, in famiglia, nel lavoro o persino nelle nostre comunità, riapriamo vecchie ferite proprio mentre qualcuno sta faticosamente cercando di guarire.

A volte siamo noi i giudici più severi di noi stessi e torniamo ogni giorno sul luogo dei nostri fallimenti, ripetendoci parole che Dio ha già smesso da tempo di pronunciare.

Gesù interrompe questo processo: «Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato».

Quella donna non compra il perdono con le lacrime; il suo amore rivela che si è lasciata raggiungere dalla grazia. Quando scopri di essere ancora amabile, qualcosa dentro di te si scioglie, il cuore smette di nascondersi e torna lentamente a respirare. L’amore è il primo respiro di chi ritorna alla vita.

Forse anche tu porti dentro una scelta che rimpiangi, una relazione ferita, parole che vorresti riprendere o un’immagine di te che continua a farti abbassare gli occhi. Oggi puoi attraversare quella stanza e raggiungere Gesù così come sei, perché Dio conosce il punto esatto in cui sei caduto e ha già preparato il sentiero dal quale potrai rialzarti.

Alla fine Gesù guarda la donna e le dice: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace». Le restituisce una direzione, un orizzonte, il diritto di credere ancora nella bellezza della propria vita. Era entrata portando il peso di ciò che tutti pensavano di sapere su di lei; esce custodendo ciò che Dio le ha appena rivelato: è amata, è perdonata, è libera di ricominciare.

Quelle parole oggi sono rivolte anche a te: va’ in pace. Il tuo errore ha una data; l’amore di Dio non ha scadenza. La tua storia possiede ancora pagine intatte, strade da percorrere, incontri da vivere e amore da donare.

Tu sei molto più del giorno in cui hai sbagliato. Sei il miracolo che Dio, proprio adesso, sta aiutando a rifiorire #Santanotte

Alessandro Ginotta

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