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Dio comincia dal basso

Dio comincia dal basso

C’è qualcosa di meravigliosamente sovversivo nel Magnificat di Maria, perché mentre noi passiamo buona parte della vita cercando di salire, essere riconosciuti, dimostrare quanto valiamo, lei canta un Dio che percorre esattamente la strada opposta

Il mio (in)solito commento a: Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili (Luca 1,39-56)

Dio scende dove nessuno guarda, entra nelle periferie dell’esistenza e innalza chi il mondo aveva lasciato in fondo alla fila.

«Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente». Fermati un istante su quel “per me“, perché Maria non sta raccontando una teoria religiosa, sta parlando della propria pelle, della propria storia, di quel Dio che è entrato nella sua vita trasformandola dall’interno.

E allora la domanda diventa inevitabilmente personale: quali grandi cose ha fatto Dio per te?

Forse stai pensando che, ultimamente, di grandi cose ne hai viste poche, perché ci sono preoccupazioni che pesano, ferite che continuano a bruciare e preghiere che sembrano ancora senza risposta, eppure il Magnificat ci provoca proprio qui, perché Maria canta mentre la sua storia è appena cominciata e davanti a lei ci sono ancora incomprensioni, precarietà e perfino una croce che oggi non può immaginare.

La fede non è aspettare che tutto vada bene per ringraziare Dio. È riuscire a intravedere l’alba mentre intorno è ancora notte.

Maria può farlo perché ha scoperto una cosa che noi dimentichiamo facilmente: Dio possiede una strana predilezione per ciò che appare piccolo. Guarda una ragazza sconosciuta di Nazaret e vede una madre capace di cambiare la storia, guarda l’umiltà e vi riconosce una forza, guarda ciò che il mondo considera insignificante e vi nasconde l’eternità.

Noi, invece, quanto siamo ancora sedotti dalla grandezza apparente? Quanto bisogno abbiamo di essere approvati, applauditi, considerati? E soprattutto: quante persone abbiamo smesso di vedere perché non avevano nulla da offrirci?

«Ha innalzato gli umili» non è una frase consolatoria per chi perde, è una rivoluzione del criterio con cui guardiamo la vita, perché davanti a Dio il valore di una persona non dipende dal posto che occupa, dal successo che raggiunge o dalla voce che riesce a far ascoltare.

E Maria, subito dopo aver ricevuto l’annuncio più sconvolgente della storia, non costruisce un trono attorno al proprio privilegio: si alza e parte verso Elisabetta.

Qui il Vangelo diventa tremendamente concreto: chi porta Dio dentro di sé comincia a camminare verso qualcuno.

Maria corre perché l’amore mette fretta, perché la gioia autentica trabocca e perché quando Dio ti visita davvero diventa difficile rimanere chiuso dentro il recinto dei tuoi problemi. C’è sempre un’Elisabetta da raggiungere, una solitudine da attraversare, qualcuno che aspetta forse soltanto il suono della tua voce per sentire di nuovo la vita sussultare dentro.

La festa dell’Assunzione ci racconta allora qualcosa che riguarda anche noi: Maria viene innalzata perché per tutta la vita ha scelto di farsi piccola abbastanza da lasciare spazio a Dio.

Forse il segreto del cielo è proprio questo.

Passiamo la vita cercando di diventare grandi, mentre Dio continua a sussurrarci che per salire davvero bisogna imparare ad amare dal basso.

E chissà che il paradiso non cominci esattamente lì, nel momento in cui smetti di domandarti quanto sei importante e cominci a chiederti: chi posso raggiungere oggi, in fretta, portandogli un poco di cielo? #Santanotte

Alessandro Ginotta

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