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Tornare all’inizio

Tornare all’inizio

C’è una frase, nel Vangelo di oggi, che mi entra dentro come una lama: «all’inizio però non fu così».

Il mio (in)solito commento a: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così.» (Matteo 19,3-12)

Gesù potrebbe discutere di regole, separazioni, eccezioni, invece ci prende per mano e ci riporta all’inizio, là dove due persone ancora si guardavano con stupore e pronunciavano, magari senza comprenderne fino in fondo la vertigine, una parola immensa: noi.

Poi qualcosa può accadere.

Perché il cuore raramente diventa duro in un giorno, si indurisce lentamente, quando smettiamo di ascoltarci davvero, quando una ferita viene lasciata marcire, quando l’altro diventa così familiare da diventare quasi invisibile.

L’amore non muore sempre per un grande tradimento. A volte muore di piccole assenze quotidiane.

Gesù, però, non sta mettendo sul banco degli imputati chi ha conosciuto il fallimento di una relazione, perché esistono storie attraversate da ferite profonde. Il Vangelo non ci consegna pietre da lanciare, ma uno specchio nel quale guardarci e domandarci: quanto è ancora vivo, vulnerabile, capace di tenerezza il mio cuore?

Perché si può restare insieme per cinquant’anni diventando perfetti sconosciuti, oppure attraversare una tempesta continuando ostinatamente a cercarsi.

La fedeltà, allora, è molto più che restare.È tornare.

Tornare a scegliere chi hai accanto quando l’innamoramento ha cambiato voce, quando il tempo ha tolto qualche illusione e aggiunto qualche cicatrice, quando amare significa imparare nuovamente la lingua dell’altro.

Ecco perché Gesù dice: tornate all’inizio.

Non per fingere che nulla sia successo, ma per ricordare ciò che avevi visto prima che la polvere delle ferite lo nascondesse ai tuoi occhi.

Uno più uno, nell’aritmetica di Dio, continua misteriosamente a fare tre, perché quando due persone si amano davvero nasce sempre qualcosa che prima non esisteva: una vita, una speranza, un futuro.

L’amore vero è fecondo perché lascia il mondo più vivo di come lo ha trovato. Forse, allora, la domanda più scomoda del Vangelo non è: quanto devo resistere?È un’altra: che cosa sto facendo oggi perché l’amore che mi è stato affidato non muoia di fame?

Perché Dio non ci chiede di vivere per sempre nel ricordo dell’inizio. Ci chiede qualcosa di molto più audace: ricominciare.

E forse l’amore più grande non è quello che evita ogni tempesta, ma quello che, dopo aver visto il cielo diventare nero, riesce ancora a guardare l’altro negli occhi e dire: «Sei ancora casa» #Santanotte

Alessandro Ginotta

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