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Quando Dio si lascia spostare

Quando Dio si lascia spostare

Ci sono persone che entrano nella nostra vita senza avere il lasciapassare giusto, arrivano da fuori, parlano un’altra lingua, hanno una storia che non conosciamo e magari una fede che non sapremmo nemmeno definire, eppure proprio loro, qualche volta, riescono a vedere Dio con una limpidezza che noi, abituati a frequentarlo, abbiamo perduto.

Il mio (in)solito commento a:
«Donna, grande è la tua fede!» (Matteo 15,21-28)

La donna cananea è una di queste.

Gesù ha oltrepassato i confini di Israele e lei gli corre incontro portando il dolore più feroce che una madre possa conoscere: quello di una figlia che sta male e che lei non riesce a salvare. Quando ami davvero qualcuno, infatti, scopri presto quanto sia insopportabile sentirti impotente, perché vorresti prendere su di te la sua sofferenza, vorresti trovare la parola capace di guarirlo, il gesto capace di strapparlo al buio, e invece puoi soltanto restare lì, con il cuore nudo.

Lei fa proprio questo, resta.

Grida verso Gesù e continua a farlo mentre intorno a lei cresce il fastidio. I discepoli vorrebbero liberarsene, forse perché quella voce disturba, forse perché certi dolori diventano imbarazzanti quando non sappiamo come risolverli. Anche noi siamo bravissimi ad amare la sofferenza quando rimane composta, educata, possibilmente silenziosa, mentre ci mette in crisi chi piange troppo, chi torna a chiedere aiuto, chi pretende uno spazio dentro le nostre agende già piene.

Ma il dolore vero raramente conosce le buone maniere.

Poi accade qualcosa di ancora più destabilizzante: Gesù sembra opporre resistenza.

Ed è qui che questo Vangelo diventa tremendamente vicino alla tua vita, perché anche tu conosci probabilmente preghiere che sembrano essersi infrante contro un muro, desideri affidati a Dio per mesi o per anni, domande rimaste sospese mentre continuavi a chiederti perché proprio quella porta non si aprisse.

Noi vorremmo una fede che funzionasse come una chiave: prego, credo, la porta si apre. Il Vangelo racconta invece una fede molto più adulta, quella che continua a bussare anche quando non capisce cosa stia succedendo dall’altra parte.

La Cananea non possiede certezze, possiede una relazione. Non sa come finirà questa storia, però ha intuito qualcosa di Gesù e decide di fidarsi più di ciò che ha intravisto nel suo cuore che delle parole che sembrano respingerla.

Ed è una differenza enorme.

Perché forse la fede comincia davvero quando smetti di credere soltanto in quello che Dio dovrebbe fare e cominci a fidarti di ciò che Dio è.

La donna prende perfino l’immagine dei cagnolini e la rovescia con un’intelligenza disarmante: non combatte Gesù, entra nel suo discorso e lo porta più lontano. In pratica gli dice: se esiste una tavola, allora qualcosa cadrà; se esiste un Padre, la misericordia finirà inevitabilmente per traboccare.

E forse è proprio questo che Gesù aspettava.

Non una sottomissione umiliata, ma una donna capace di stare davanti a Lui con tutta la forza dell’amore.

Qui accade qualcosa di straordinario che spesso leggiamo troppo in fretta: nel racconto sembra quasi che Gesù si lasci spostare. La fede di questa straniera allarga la scena, rompe un confine, anticipa quell’universalità che il Vangelo porterà fino agli estremi confini della terra.

È scandaloso, se ci pensi: una donna considerata lontana diventa protagonista di un allargamento del cuore.

E allora la domanda oggi potrebbe essere scomoda: chi sono le tue Cananee? Chi hai già sistemato fuori dal recinto? Chi hai classificato come troppo diverso, troppo irregolare, troppo lontano dal tuo modo di credere?

Perché possiamo conoscere perfettamente le parole della fede e avere ancora un cuore piccolo, mentre qualcuno che sta sulla soglia potrebbe insegnarci una fiducia immensamente più grande.

Gesù alla fine non dice: «Donna, hai argomentato bene», e neppure: «Hai insistito abbastanza». Dice: «Grande è la tua fede».

Grande perché ha osato.

Grande perché l’amore per sua figlia è stato più forte della paura di essere respinta, e grande perché ha creduto che nel cuore di Dio ci fosse più spazio di quanto gli uomini fossero disposti a concederle.

Forse oggi anche tu hai davanti una porta che sembra chiusa. Continua a bussare, ma fallo senza trasformare Dio nel distributore automatico dei tuoi desideri, perché la preghiera più profonda qualche volta non cambia immediatamente ciò che accade fuori di te: cambia il modo in cui tu stai dentro ciò che accade.

E mentre pensi di stare cercando Dio, potresti scoprire qualcosa di ancora più sorprendente.

Dio si sta lasciando trovare proprio nel punto in cui avevi paura di essere escluso.

La Cananea arrivò come una straniera e se ne andò chiamata per sempre “donna dalla grande fede”.

Perché davanti a Dio il confine più importante non è quello che separa chi è dentro da chi è fuori, ma quello che separa un cuore chiuso da un cuore capace di fidarsi.

E quel confine, quando l’amore insiste, può cadere in un istante.

La fede grande non sfonda la porta di Dio: scopre che Dio aveva già cominciato ad aprirla #

Alessandro Ginotta

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