• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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Dico a te: alzati!

Dico a te: alzati!

Lo senti adesso, ancora più vicino? Non è solo il brusio della folla. È il rumore del nostro cuore quando ha paura di sperare. È il battito irregolare di chi cammina stringendo una ferita che nessuno vede. È il respiro affannato di chi pensa: forse per me non c’è più niente da fare. E invece no!

Il mio in(solito) commento a:
Fanciulla, io ti dico: Alzati! (Mc 5,21-43)

Entra piano in questa scena. Non avere fretta. Qui ogni passo conta. La polvere si solleva, la gente spinge, urta, reclama attenzione. Ma Gesù no. Gesù attraversa il caos come se stesse cercando una sola persona. Come se stesse cercando proprio noi.

C’è una donna. Non ha più forze, ma ha ancora un desiderio. Dodici anni di sangue perso. Dodici anni di sguardi abbassati. Dodici anni a sentirsi “sbagliata”. Impura. Fuori posto. Invisibile.
Eppure, a un certo punto, dentro di lei accade qualcosa. Una ribellione silenziosa. Decide che non vuole più sopravvivere: vuole vivere. Non chiede spiegazioni a Dio. Non pretende risposte. Fa una cosa sola: si fida.

Si abbassa. Si insinua tra i corpi. Rischia il giudizio, il rifiuto, l’umiliazione. Allunga la mano. Non afferra Gesù. Lo sfiora appena. E quel quasi niente diventa tutto.

In quell’istante il suo corpo smette di sanguinare, ma soprattutto la sua anima smette di vergognarsi. Gesù si ferma. Si gira. Non perché non sappia chi è stata, ma perché vuole che lei sappia di essere stata vista. La folla lo tocca. Solo lei lo incontra. E quando Dio ti incontra davvero, ti restituisce un nome, una dignità, una vita.

E mentre noi stiamo ancora trattenendo il fiato, c’è un uomo che lo ha perso del tutto. Giairo. Un padre. Uno che ha lasciato una figlia morente su un letto di dolore per inseguire un’ultima possibilità. Ha corso, ha supplicato, ha creduto. E poi arriva quella frase che spezza le ginocchia: “È morta!”. Come si continua a camminare quando il cuore è già crollato?

Gesù lo guarda. Non gli fa un discorso. Non spiega. Gli affida una frase sola, come una cima di salvataggio a cui aggrapparsi: “Non temere. Continua ad avere fede”.

Entriamo con Lui in quella stanza. C’è pianto, rumore, disperazione. C’è tutto ciò che anche noi conosciamo bene quando qualcosa dentro muore. Gesù prende quella mano piccola, fredda, senza vita. E parla. Parla alla malattia. Parla al silenzio. Parla perfino alla morte. Parla a tutto ciò che sembra irreversibile: “Fanciulla, io ti dico: alzati”. E la vita obbedisce. Sempre.

Due donne. Una che perde sangue, una che ha perso il respiro. Due estremi dell’esistenza che si incontrano nello stesso Vangelo. Come a dirci che non importa quanto stiamo male, ma se abbiamo il coraggio di consegnarci. Per Gesù non esistono storie troppo sporche o situazioni troppo finite. Lui arriva proprio lì dove noi abbiamo smesso di sperare.

Forse oggi siamo noi quella donna piegata, stanca, nascosta. Forse siamo noi quel padre che continua a camminare anche se ha il cuore in pezzi. Forse dentro di noi c’è qualcosa che sanguina da anni o qualcosa che crediamo morto per sempre.

Eppure Gesù passa. E quando passa, basta un tocco. Basta una preghiera sussurrata. Basta un filo di fiducia. Perché Dio non invade. Dio attende. E quando trova anche solo una fessura aperta nel nostro cuore, entra, prende la nostra mano e ci sussurra – oggi, adesso, qui: “Alzati”.

Alzati dalle paure che ti tengono a terra.
Alzati dalle ferite che ti hanno convinto di non valere.
Alzati da tutto ciò che pensavi non potesse più rinascere.

Hai il coraggio di fidarti ancora? Perché Dio è proprio lì accanto a te, anche se non te ne accorgi, anche se lo senti lontano. È lì e ti dice: alzati! Liberati dalle paure! Liberati da ogni male! #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Gesù guarisce l’emorroissa”, di scuola manierista, XV sec, collezione privata

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