
Non diventare la zizzania che vuoi sradicare
Il falso raramente arriva gridando: «Sono una menzogna». Preferisce vestirsi bene, citare regole, parlare con sicurezza e sedersi nei luoghi dove tutti possono ascoltarlo
Il mio (in)solito commento a:
«Ogni pianta che non è stata piantata dal Padre mio celeste verrà sradicata» (Matteo 15,1-2.10-14)
È una frase che consola e inquieta, perché ti ricorda che il male non è eterno, ma ti impedisce anche di prendere il posto di Dio, trasformandoti nel giudice impaziente del suo campo. Gli scribi e i farisei attaccano Gesù, ne mettono in dubbio l’autorità, insinuano sospetti tra la folla e lo fanno protetti da un’immagine rispettabile, quasi irreprensibile.
Accadeva duemila anni fa e accade ancora oggi, nelle piazze reali e digitali, dove una falsità ripetuta mille volte acquista il peso di una verità, mentre la verità, più fragile e discreta, viene costretta a difendersi. Forse è successo anche a te. Hai visto qualcuno manipolare i fatti, ferire una persona, insegnare il falso, e dentro di te è nato il desiderio di smascherarlo, affrontarlo, strapparlo dal campo. Hai pensato: «Perché Dio lo permette? Perché non interviene? Perché lascia che certe voci continuino a confondere?».
Gesù risponde con parole spiazzanti: «Lasciateli stare». Non ti chiede di essere indifferente, né di tacere davanti all’ingiustizia, ma ti mette in guardia da una tentazione sottile: combattere il male fino a diventargli terribilmente simile. Perché puoi difendere la verità e perdere la carità, puoi denunciare la menzogna e intanto lasciare che l’odio avveleni il tuo cuore, puoi voler sradicare la zizzania degli altri mentre, senza accorgertene, la stai coltivando dentro di te.
Il male conosce bene questa trappola. Ti provoca, ti esaspera, ti spinge ad alzare la voce e poi ti convince che l’aggressività sia coraggio, che l’umiliazione sia giustizia, che distruggere l’avversario significhi difendere Dio. Eppure Dio non ha bisogno di soldati arrabbiati, ma di testimoni credibili.
La via di Gesù è più esigente: restare limpido quando intorno tutto si intorbida, custodire la pace senza diventare passivo, pronunciare parole vere senza trasformarle in pietre. Non sta a te sradicare ogni pianta, perché non conosci fino in fondo le radici, le ferite e la storia di chi hai davanti. A te è affidato un altro compito: seminare il bene con una tale ostinazione da rendere visibile che un mondo diverso è possibile.
Puoi prendere posizione, proteggere chi è fragile e smascherare ciò che ferisce, ma senza perdere la tua umanità, perché la verità gridata senza amore diventa soltanto un’altra forma di violenza. Gesù ti chiede di diventare una pagina vivente di Vangelo, leggibile anche da chi non entrerà mai in una chiesa: nel modo in cui perdoni, nel modo in cui ascolti, nel modo in cui scegli di non restituire il male ricevuto.
Ogni gesto buono è un seme clandestino di eternità. Ogni parola che riconcilia strappa terreno al divisore. Ogni volta che rinunci a umiliare qualcuno, anche quando avresti tutte le ragioni per farlo, Dio mette radici dentro di te. Non consumare la tua vita osservando la caduta degli altri. Chiediti piuttosto che cosa stai facendo crescere nel tuo cuore. Perché il pericolo più grande non è incontrare una pianta cattiva lungo il cammino, ma diventare, nel tentativo di sradicarla, la stessa zizzania che volevi combattere.
Tu continua a seminare. Dio saprà che cosa sradicare. Ma il mondo, oggi, ha disperatamente bisogno di vedere che cosa può ancora fiorire. E quel fiore potresti essere tu #Santanotte
Alessandro Ginotta

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