
Adesso continua tu
C’è una cosa struggente e bellissima nell’ultima pagina del Vangelo di Giovanni: l’autore depone la penna, ma non chiude davvero il racconto. È come se, arrivato all’ultima riga, si fermasse un istante, guardasse te negli occhi e ti dicesse: “Adesso continua tu”. Sì, proprio tu. Perché il Vangelo non è un libro che finisce. È un fuoco che passa di mano in mano.
Il mio (in)solito commento a:
«Questo è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e la sua testimonianza è vera» (Giovanni 21,20-25)
Giovanni scrive che «vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù» e che, se fossero raccontate una per una, il mondo intero non basterebbe a contenere i libri. Non basterebbero le biblioteche, non basterebbero le cattedrali, non basterebbero le pagine dei santi, le lacrime dei poveri, le preghiere sussurrate nel buio, le guarigioni segrete, le conversioni silenziose, gli abbracci restituiti dopo anni di distanza, i perdoni nati quando sembrava troppo tardi. Perché Gesù non è una storia conclusa. Gesù è una Presenza che continua.
Continua quando una parola del Vangelo, letta magari mille volte, all’improvviso ti raggiunge proprio lì, nel punto esatto in cui ti senti più fragile; continua quando ti accorgi che quella frase non stava parlando a tutti in modo generico, ma stava cercando te, la tua ferita, la tua stanchezza, la tua domanda rimasta senza risposta; continua quando senti che Dio non ti sta rimproverando da lontano, ma ti sta chiamando per nome da dentro la tua vita.
Noi vorremmo imprigionare Gesù in definizioni comode, in immagini già conosciute, in parole che non ci disturbino troppo, ma Lui rompe sempre gli schemi nei quali tentiamo di rinchiuderlo, perché il Cristo del Vangelo non è mai un ricordo da lucidare, ma una sorpresa da accogliere. Gesù non si lascia archiviare. Si lascia incontrare.
La testimonianza di Giovanni è vera perché nasce dall’amore. Non è il resoconto freddo di chi osserva da lontano, ma il racconto ardente di chi ha camminato con Lui. Giovanni ha visto. Giovanni ha creduto. Giovanni ha amato. Eppure, alla fine, anche lui si ferma davanti all’infinito. Come se dicesse: “Ho scritto ciò che potevo, ma Gesù è molto più grande delle mie parole”.
E questa è una lezione enorme anche per te: Dio non si esaurisce mai in ciò che hai già capito di Lui. Non pensare di conoscerlo abbastanza solo perché hai letto il Vangelo. Dio è sempre oltre. Oltre la tua idea di Lui. Oltre le tue paure. Oltre perfino le tue ferite. Perché quelle “molte altre cose” compiute da Gesù non appartengono solo al passato. Accadono ancora. Accadono adesso. Accadono anche dentro di te.
Accadono quando trovi la forza di rialzarti e non sai nemmeno da dove ti sia venuta; quando scegli di non restituire male per male e senti che qualcosa dentro di te si è liberato; quando fai spazio a qualcuno che tutti avevano già scartato; quando preghi senza sentire nulla eppure resti lì, fedele, nudo, povero, vero; quando ti lasci amare proprio nel punto in cui ti credevi meno amabile. Non è forse Vangelo anche questo? Accorgerti che Gesù sta ancora scrivendo dentro di te.
Lui non ha paura della tua fragilità, dei tuoi tentennamenti, delle tue righe storte. Anzi, spesso comincia proprio da lì. Dove tu metti un punto, Dio può ancora scrivere una virgola. Dove tu dici “è finita”, Dio può sussurrare “ricominciamo”. Dove tu vedi solo cenere, Dio prepara ancora il fuoco.
E allora lasciati raggiungere da questa ultima pagina del Vangelo come da una carezza e da una chiamata. Giovanni non sta soltanto concludendo il suo racconto: sta aprendo uno spazio per la tua testimonianza: anche tu puoi diventare una pagina vivente di Vangelo. E sai qual è una delle cose più belle? Forse qualcuno leggerà Cristo proprio attraverso di te. Lo leggerà nel modo in cui perdoni. Nel modo in cui ascolti. Nel modo in cui resti accanto.
Il mondo non basterebbe a contenere i libri su Gesù, dice Giovanni. Forse perché ogni vita toccata da Lui diventa un libro nuovo, e ogni cuore raggiunto dalla grazia aggiunge una riga al racconto infinito dell’amore. San Giovanni evangelista morì dopo aver vissuto intensamente circa cent’anni. L’età non è un limite; Cristo ha ancora parole da pronunciare nella tua vita; ha ancora ferite da fasciare; ha ancora paure da sciogliere; ha ancora strade da aprire dove tu vedevi soltanto muri. L’apostolo posa la penna proprio per consegnarla a te, perché il Vangelo non finisce all’ultima riga, ma continua ogni volta che tu permetti a Gesù di amare ancora attraverso di te #Santanotte
Alessandro Ginotta

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